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I migliori ospedali per Elettroencefalogramma con privazione del sonno

Cos'è?
L’EEG (elettroencefalogramma) con privazione del sonno è un esame strumentale specialistico che misura l’attività elettrica del cervello (come un normale EEG), in condizioni di privazione del sonno dalla notte precedente. L’esame si divide in due parti, nella prima il paziente viene invitato a dormire per circa 30 minuti, nella seconda viene sottoposto al test da sveglio. Questa variante del comune elettroencefalogramma risulta molto utile nella diagnosi di epilessia e altre patologie neurologiche che comportino l’insorgenza di crisi epilettiche o in generale squilibri elettrici, perché sottopone a stress il cervello stesso permettendo che emergano anomalie e criticità che in condizioni normali potrebbero non manifestarsi.  Il test si effettua come un normale EEG, in regime ambulatoriale, e registra, grazie all’applicazione di elettrodi in punti specifici del cranio, i segnali elettrici prodotti dall’attività dei neuroni sotto stimolazione sensoriale e cognitiva e durante il sonno. 

A cosa serve?
L’EEG con privazione del sonno ha due finalità principali:
  • Evidenziare anomalie nelle onde elettriche cerebrali (riscontrabili nel tracciato) che emergono in condizioni di stanchezza
  • Permettere, durante la fase di dormienza del paziente, di rilevare e misurare attività cerebrali (e quindi fornire informazioni) che durante la fase di veglia potrebbero non emergere. Ad esempio, stimolare un attacco epilettico (spesso necessario in caso di diagnosi di epilessia) che in condizioni di privazione del sonno risulta più facile
Quindi, in generale, questo specifico EEG è utile per la diagnosi e il monitoraggio dell’epilessia, ma può risultare utile anche nella diagnosi di depressione clinica, o per evidenziare alterazioni e squilibri nell’attività elettrica della corteccia cerebrale o in precise zone del cervello. Si può effettuare sia su pazienti adulti che minori. 

Come si svolge?
L’elettroencefalogramma (EEG) con privazione del sonno si svolge in due tempi, perché nella prima viene indotto l’addormentamento e la prima fase di registrazione dell’attività elettrica si effettua durante il sonno, mentre la seconda in fase di veglia. L’esame dura in totale 45 minuti, con una prevalenza della fase dormiente (30 minuti), su quella standard (15 minuti). La fase preparatoria può, però, richiedere molto più tempo. L’EEG in sé si svolge normalmente. Per prima cosa si prendono le misure del cranio, successivamente si spalma una pasta adesiva nei punti in cui dovranno essere applicati gli elettrodi – piccoli dischi metallici - che saranno collegati al macchinario che registra gli impulsi elettrici e li traccia su un grafico. Talvolta l’intera durata della procedura viene videoregistrata. Gli elettrodi – in genere una ventina – possono anche essere attaccati ad una speciale cuffia che il paziente deve indossare. Nel caso dell’EEG con privazione del sonno, il paziente viene inizialmente esaminato mentre dorme, pertanto vengono create le condizioni affinché si verifichi un addormentamento naturale.  Nella restante parte del test, invece, il paziente viene svegliato e l’esame continua con la sua collaborazione, che consiste nel rispondere a semplici comandi quali aprire o chiudere gli occhi, respirare profondamente o guardare lampi luminosi. 

Tali sollecitazioni possono stimolare una crisi epilettica, ma questo non deve destare timore, perché il personale medico è pronto a gestire l’evento nel modo meno traumatico possibile per il paziente. Ogni segnale elettrico emesso dalle aree cerebrali cui sono collegati gli elettrodi viene opportunamente rilevato, trasmesso all’elettroencefalografo e tracciato graficamente su carta. Le onde cerebrali in condizioni di normalità hanno un andamento regolare, qualora emergano anomalie il neurologo/neuropsichiatra è in grado di interpretarle al fine di emettere una diagnosi. 
Al termine dell’EEG vengono rimossi gli elettrodi e il paziente può rientrare a casa. Non ci sono controindicazioni a questa procedura medica, che non comporta la somministrazione di farmaci, né analgesici. Non è dolorosa, non è invasiva. Per gli esiti del referto bisogna però attendere di norma qualche giorno, in modo che lo specialista abbai il tempo di analizzare il tracciato o la registrazione video nella sua interezza. 

Come ci si prepara?
Per sottoporsi all’EEG con privazione del sonno occorre astenersi dal dormire per tutta la durata della notte che lo preceda. Non bisogna assumere caffeina o altro genere di sostanze psicostimolanti ed è indispensabile evitare di dormicchiare prima di sottoporsi al test. Nel caso dei bambini, però, i tempi della privazione del sonno sono differenti per età. In genere, per un esame programmato al mattino:
  • Bambini al di sotto dei tre anni di età: sarà sufficiente metterli a letto un’ora dopo l’usuale e svegliarli 3-4 ore prima del solito orario
  • Bambini tra i 4 e i 10 anni: la nanna si posticipa di due ore e la sveglia si anticipa di 4-5 ore
Se l’EEG è programmato in tarda mattinata o nel primo pomeriggio, i bambini sotto i 10 anni dovranno essere svegliati intorno alle 4-5 del mattino (considerando però una nanna non posticipata), mentre i minori sopra i 10 anni dovranno alzarsi intorno alle 3 a.m.
Ci si presenta al test con i capelli lavati ma senza lacche, gel, creme o altro prodotto che possa in alcun modo interferire con l’applicazione del gel e degli elettrodi. 

La mattina dell’esame si può consumare una buona colazione senza caffè, e i pazienti che assumono farmaci possono seguire la loro terapia normalmente. Va comunque consegnata ai tecnici o al medico specialista la propria cartella clinica. Importante avvisare prima se si soffre di disturbi cardiaci o respiratori (es. asma). Per quanto riguarda gli adulti, dal momento che la privazione del sonno potrebbe rappresentare un pericolo perché comporta una mancata vigilanza, è opportuno che il paziente arrivi accompagnato e non si metta alla guida. 
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