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I migliori ospedali per Servizi per l'interruzione volontaria di gravidanza (IVG)

Cosa sono?
servizi per l’interruzione volontaria della gravidanza si suddividono in due categorie: l’IVG (o aborto volontario) propriamente detto, e l’ITG (interruzione terapeutica della gravidanza). Entrambe per essere eseguite necessitano del pieno consenso della gestante, ma hanno motivazioni, tempistica e modalità di esecuzione un po’ diverse.

L’IVG è l’interruzione volontaria della gravidanza che si esegue nelle strutture ospedaliere o ambulatoriali convenzionate da personale medico non obiettore, sulle donne incinte che non abbiano superato i 90 giorni dall’inizio della gestazione stessa in totale privacy e sicurezza. L’IVG è quindi un servizio prestato dal SSN gratuitamente a tutte le donne che ne facciano richiesta per tempo dal 1978, anno in cui venne promulgata le Legge 194 che acquisiva e rendeva attuativa l’indicazione in tal senso emersa a seguito del Referendum popolare dello stesso anno. 

L’ITG è invece l’interruzione terapeutica della gravidanza, consigliata in genere dagli stessi medici quando esami strumentali o di screening neonatale abbiano evidenziato gravi malformazioni fetali o malattie congenite incurabili, o quando il prosieguo della gravidanza possa mettere a rischio la vita della madre. A differenza dell’IVG, l’ITG si può eseguire fino al 180° giorno di gestazione, ovvero fino ai 6 mesi dall’inizio della stessa.


A chi si rivolgono?
I servizi per l’interruzione volontaria della gravidanza IVG e ITG si rivolgono alle donne che per motivi personali o sanitari non intendano proseguire una gravidanza e desiderino affidarsi, per questo intervento, al personale medico non obiettore formato per prestare tale servizio in condizioni di sicurezza, privacy e sostegno anche psicologico. Questo è ciò che la Legge 194 che regola “Le norme per la tutela della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza” prevede. Le donne maggiorenni possono richiedere il servizio direttamente, per le minorenni è invece richiesto il consenso firmato dei genitori o di chi ne fa le veci (tutore legale).

Per la richiesta di un IGV la donna (maggiorenne) dovrà recarsi presso il consultorio più vicino o dal proprio ginecologo di fiducia (se non obiettore) e richiedere il certificato apposito con cui poi potrà rivolgersi ad una struttura sanitaria pubblica o convenzionata e prenotare il servizio gratuitamente. Si fa trascorrere un certo tempo dalla richiesta all’intervento stesso, ad esempio una settimana/10 giorni, per permettere alla richiedente un eventuale ripensamento, a meno che non vi sia l’urgenza di eseguire l’aborto per scadenza dei termini.

L’IGV può essere richiesto solo quando non si siano superati i 90 giorni dall’ultima mestruazione certa, in presenza delle seguenti condizioni:
  • Quando il portare avanti la gravidanza metta a rischio la salute psicofisica della donna, o quando vi siano accertabili limitazioni economiche, sociali e familiari
  • Quando il concepimento sia avvenuto in circostanze che abbiano nuociuto e possano continuare a nuocere al benessere e all’equilibrio psicofisico della donna e del nascituro, ad esempio a seguito di violenza sessuale
In caso di minorenne, se entro i 90 giorni utili per presentare il certificato il genitore o il tutore legale non siano disponibili o rintracciabili per la firma del consenso, si può ricorrere ad un giudice tutelare. Infine, nel caso che la donna sia maggiorenne ma interdetta, a formalizzare la richiesta di IGV sarà il tutore.

Per la richiesta di ITG, invece, si può attendere fino ai 6 mesi dall’ultima mestruazione certa, in presenza delle seguenti circostanze:
  • Quando la gravidanza e/o il parto possano mettere seriamente a rischio la vita della gestante
  • Quando siano stati accertati stati di grave compromissione della salute presente o futura del nascituro per malformazioni, anomalie cromosomiche, danni genetici congeniti o acquisiti in utero, che possano rappresentare un rischio anche per il benessere psicofisico della gestante


Come si svolgono ivg e igt?
L’IGV e l’ITG si possono eseguire secondo due modalità a seconda della precocità o meno dell’intervento, una prettamente farmacologica, e l’altra con metodica chirurgica invasiva e sotto sedazione.

IVG farmacologica. Si può praticare quando la gravidanza non abbia superato le sette settimane (49 giorni). Si tratta sempre di una pratica medica che si basa sull’assunzione di due farmaci diversi nell’arco delle 48 ore. I principi attivi su cui questo tipo di IVG precoce si basa sono il mifepristone, conosciuto con la sigla RU486, e una prostaglandina. In prima istanza la donna assume il mifepristone, che ha lo scopo di inibire la produzione di progesterone, ovvero l’ormone che permette l’attecchimento dell’embrione nel tessuto uterino, e in questo modo la gravidanza si interrompe. A seguire, è necessario applicare delle candelette di prostaglandina per permettere l’espulsione del materiale embrionale. Come si evince, la procedura farmacologica risulta in tutto simile ad un aborto spontaneo ed è meno traumatica rispetto alla tecnica chirurgica.

IVG chirurgica. Si effettua previa sedazione endovenosa (diversa dall’anestesia vera e propria, non necessaria in questo caso), in day hospital. Questa tecnica prevede un allargamento del collo uterino al fine di poter inserire la cannula per l’isterosuzione, che in pratica “aspira” l’embrione. Si completa l’operazione, in sé molto rapida, con la tecnica del courettage, che consiste nel “raschiare” le pareti dell’utero con una sorta di cucchiaio metallico per eliminare ogni traccia di tessuto placentare. Il raschiamento viene spesso eseguito anche dopo gli aborti spontanei per scongiurare il rischio di un’infezione.

ITG (dopo i 90 giorni). La normativa italiana consente l’interruzione volontaria terapeutica fino alle 22 settimane di gestazione. Quando la gravidanza sia così avanzata, per praticare l’aborto non basta usare la cannula per l’isterosuzione. In questi casi la donna viene ricoverata e si induce il parto (a tal fine si utilizzano le fiale di prostaglandine) fino al travaglio, sotto sedazione (ma lo stato di vigilanza permane in ogni fase). Si tratta di una procedura estremamente traumatica, ma in molti casi necessaria. Il parto può essere seguito da raschiamento, e in ogni caso la donna deve trascorrere almeno una notte in ospedale per precauzione.


Come ci si prepara?
A meno che non vi sia una richiesta di IVG d’urgenza per decorrenza dei termini, la donna che abbia deciso di ricorrere alla interruzione volontaria di gravidanza anche per ragioni terapeutiche, per legge deve avere un lasso di tempo minimo per riflettere sulla scelta ed eventualmente cambiare idea.

Dal momento che la legge 194/78 rifugge l’aborto come metodo contraccettivo, una volta che la paziente si presenti al consultorio per richiedere il servizio, il personale presente e il medico anche non obiettore, hanno l’obbligo di informarla su:
  • Metodi contraccettivi
  • Normativa alternativa all’IGV per quanto riguarda il parto e la maternità. Un esempio è la possibilità di partorire in anonimato e dare il consenso all’adottabilità del neonato recedendo da tutti gli obblighi genitoriali
  • Leggi a tutela delle madri lavoratrici
  • Tutele, diritti (anche legali) e supporto di tipo psicologico in caso di gravidanza a seguito di violenza
  • Informazioni sui servizi territoriali per le madri single
Per quanto riguarda la preparazione all’IGV, se avviene per via farmacologica la paziente dovrà seguire scrupolosamente le indicazioni del ginecologo sui tempi e le modalità di assunzione della pillola e delle prostaglandine. L’IGV per via chirurgica si effettua a digiuno. La paziente arriva in ospedale o nella struttura sanitaria scelta al mattino e va via la sera, meglio se accompagnata.

Dopo l’intervento si può percepire un po’ di fastidio man mano che gli effetti dell’analgesico si attenuano e può permanere la sonnolenza.


Cosa succede dopo?
Un IGV, soprattutto se di tipo chirurgico e un IGT con parto indotto lasciano degli strascichi fisici per qualche tempo.
Si possono avere perdite ematiche fino a sette-dieci giorni dopo l’aborto, ma di solito non molto abbondanti.
In seguito la donna può concepire nuovamente. Il ciclo mestruale si ripristina naturalmente nel giro di un mese-40 giorni.
Qualunque anomalia post aborto, come sanguinamenti emorragici o un rialzo febbrile persistente devono portare ad un immediato controllo di tipo ginecologico.
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