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I migliori ospedali per Artrite reumatoide

Cos'è
L’artrite reumatoide è una patologia infiammatoria cronica delle articolazioni di natura autoimmune. Significa che a causare la malattia è lo stesso sistema immunitario dell’organismo, che per ragioni in parte sconosciute, va ad attaccare i tessuti articolari sani, distruggendoli. Le cellule immunitarie, infatti, finiscono per aggredire e infiammare la membrana sinoviale che riveste e protegge la parte interna dell’articolazione, che così si ingrossa e crea dolore e rigidità.
 
L’artrite reumatoide è una patologia sistemica, significa che il processo infiammatorio interno, se non tempestivamente bloccato o rallentato, distrugge le ossa (provocando deformità irreversibili), si estende ai tessuti contigui (in primis tendini e legamenti articolari), e successivamente agli organi vitali tra cui cuore e polmoni. Fortunatamente, è oggi possibile diagnosticare la patologia precocemente e tenerne i sintomi sotto controllo con i farmaci di nuova generazione. 

L’artrite reumatoide (AR), affligge circa lo 0,5 % della popolazione italiana, soprattutto donne, colpite tre volte più degli uomini, e insorge comunemente tra i 40 e i 65 anni, nel pieno dell’età matura. Più raramente colpisce la fascia di età più anziana, o quella inferiore, sebbene esista una forma di AR  giovanile. Le cause dell’AR non sono chiare, esiste una componente genetica che costituisce fattore di rischio primario, ma si ipotizzano anche cause ambientali e fattori legati allo stile di vita (stress, obesità, interferenze ormonali ecc.). 

Quali sono i sintomi
L’insorgenza dell’AR varia da soggetto a soggetto e inizia solitamente colpendo le piccole articolazioni (mani, piedi). Può essere improvvisa, con esordio acuto dei sintomi, oppure più lenta e sfumata, con ingravescenza progressiva dei disturbi.

La sintomatologia tipica comprende:
  • rigidità mattutina con difficoltà e dolore a muovere le piccole articolazioni di mani e piedi. Tipicamente il dolore e la disfunzionalità articolare si attenuano nelle ore successive, quando l’articolazione si “riscalda”;
  • gonfiore, arrossamento e surriscaldamento delle articolazioni colpite, sintomo del processo infiammatorio interno;
  • difficoltà nel compiere semplici movimenti o minimi sforzi, quali sollevare le buste della spesa, aprire una bottiglia, stringere un oggetto in mano (debolezza nella presa);
  • l’infiammazione delle articolazioni, specie quelle degli arti, di solito avviene in maniera simmetrica e bilaterale, o alternata (prima l’una, poi l’altra).
Accanto a questa sintomatologia, possono insorgere disturbi più generici, quali senso di stanchezza, dimagrimento, febbriciattola intermittente, senso di malessere generale. Come accade per tutte le malattie di natura autoimmune, anche l’artrite reumatoide ha un decorso non regolare, perché si attraversano fasi di acutizzazione dei sintomi, cui possono seguire fasi di regressione degli stessi. In linea di massima, però, questa malattia richiede un intervento terapeutico tempestivo, per evitare che il processo di flogosi interna (che è cronico), produca danni irreversibili a carico delle articolazioni e si estenda ad altri organi e tessuti. 

Come si diagnostica
La diagnosi di AR spetta allo/a specialista in reumatologia. Per avere la certezza che si tratti proprio di questa malattia reumatica e non di un altro problema articolare, il paziente dovrà sottoporsi ad una serie di visite ed esami, che comprendono:
  • visita obiettiva da parte dello/a reumatologo/a;
  • esami del sangue per la ricerca degli anticorpi specifici anti-Ccp (trattandosi di una malattia autoimmune), per la misurazione della VES oraria e della proteina C reattiva (che sono indicative di un processo infiammatorio interno);
  • radiografie, ecografie, e/o risonanze magnetiche delle articolazioni interessate.
In genere, le informazioni desunte dagli esami strumentali e di laboratorio sono sufficienti, unitamente alla visita reumatologica, per arrivare ad una diagnosi e stabilire la terapia più appropriata in base alla gravità dei sintomi, all’età e al quadro clinico generale del paziente. 

Come si cura
Le opzioni terapeutiche per il trattamento dell’AR attualmente a disposizione sono diverse. Va subito specificato che questa malattia non è curabile, ma è possibile gestirla, andando ad agire sia sull’infiammazione che a monte, ovvero sull’azione immunitaria anomala che la causa, disattivandola. In questo modo è possibile garantire  al paziente una regressione dei sintomi e un pieno recupero della funzionalità articolare. Tra le terapie proposte si annoverano:
  • analgesici e corticosteroidi per spegnere l’infiammazione e togliere il dolore;
  • metotrexato e altri farmaci immunomodulanti detti “di fondo”, per inibire la reazione del sistema immunitario e impedire che vada a colpire i tessuti articolari;
  • farmaci biologici: si tratta della nuova “frontiera” farmacologica, basata su principi attivi che vanno ad agire direttamente sulle proteine che causano l’infiammazione o su altre sostanze che vengono liberate durante la reazione immunitaria, e le bloccano. I farmaci biologici che più recentemente sono stati autorizzati e immessi in commercio anche in Italia sono il certolizumab pegol e il golimumab. Si propende per questa opzione terapeutica nei pazienti che non abbiano risposto alla terapia immunomodulante con i farmaci di fondo
La somministrazione dei farmaci di fondo e soprattutto dei biologici va monitorata nel tempo, e l’erogazione in genere avviene per via percutanea, sottocutanea o endovenosa (nel caso dei biologici, i quali vanno attentamente personalizzati nelle composizioni e nei dosaggi, perché possono dare effetti collaterali importanti). 

Per quanto riguarda la frequenza della terapia, l’assunzione dei cortisonici in genere è giornaliera e in bassi dosaggi, mentre i farmaci di fondo e i biologici possono variare: da una dose a settimana a una al mese.

Assumere i farmaci non basta a tenere del tutto a bada i sintomi dell’AR quando sia in fase acuta. Occorre anche che il paziente modifichi il proprio stile di vita in senso più salutare. Un ruolo importante lo gioca la dieta: ridurre grassi, zuccheri e calorie e aumentare l’apporto di antiossidanti è infatti più che consigliato. Soprattutto se il paziente è sovrappeso, è necessario anche seguire una dieta dimagrante. L’attività fisica è altresì cruciale. Ottimi sono gli sport dolci, come la camminata veloce e il nordic walking, il nuoto, la ginnastica posturale, il tai chi. Inoltre, è bene anche stare attenti agli sforzi ed evitare i bagni di sole in estate, specie nelle ore più calde, perché i raggi UV possono peggiorare l’infiammazione. 
 
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