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I migliori ospedali per Ablazione

L’ablazione è una procedura di chirurgia cardiaca mininvasiva impiegata per rimuovere piccole porzioni di tessuto responsabile di aritmie cardiache (fibrillazione atriale, sindrome di Brugada, BEV-extrasistoli ventricolari e altre forme di alterazione del battito del cuore). Viene praticata inserendo un catetere (ablazione transcatetere) in un vaso sanguigno periferico (vena giugulare, succlavia o femorale) e portandolo fino al cuore, in particolare nei casi in cui la terapia farmacologica non è efficace nel controllare i sintomi dell’aritmia. 
Viene eseguita in regime di ricovero ospedaliero o in centri dotati di ambulatori di elettrofisiologia attrezzati.
Può essere impiegata per il trattamento di altre patologie, come alcuni tipi di tumore (anche del fegato), noduli tiroidei, ipertrofia della prostata, neuroma di Morton, dolore neuropatico di origine vertebrale.


I tipi di ablazione

A seconda della fonte di energia utilizzata, l’intervento viene detto:
  • Ablazione a radiofrequenza (termoablazione): si basa sulla trasformazione delle onde radio in calore, che viene usato per bruciare piccoli gruppi di cellule responsabili dell’aritmia;
  • Crioablazione: viene fatto circolare nel catetere un liquido raffreddante, che congela e distrugge il tessuto da eliminare;
  • Ablazione a laser: è simile alla termoablazione, ma si basa sull’uso di tecniche laser; viene utilizzata in particolare per l’ablazione della safena, la più importante vena dell’arto inferiore, quando affetta da varici;
  • Ablazione ibrida.
La scelta della metodica viene effettuata caso per caso. 


La preparazione

Se sussiste l’indicazione del chirurgo, è necessario sospendere eventuali terapie farmacologiche in atto. 
Il paziente viene sottoposto ad uno studio elettrofisiologico del cuore, allo scopo di localizzare con precisione il problema; in presenza di un’anamnesi di diabete, malattie renali, infarto o ictus, occorre eseguire controlli aggiuntivi. 
Sul torace e sul dorso del paziente vengono applicati speciali cerotti che consentono il mappaggio del cuore durante la procedura. 


L’ablazione: in cosa consiste e quanto dura

L’operatore somministra una lieve anestesia locale nel punto di accesso (inguine, gamba, collo, braccio) e poi inserisce il catetere, muovendolo fino al cuore. Qui individua il gruppo di cellule dalle quali parte il segnale alterato che scatena l’aritmia e, con strumenti che dipendono dal tipo di ablazione, le elimina
Successivamente verifica, tramite la stimolazione del tessuto, che l’aritmia non sia più inducibile.
Le ablazioni più semplici (per le quali può essere somministrata una lieve sedazione) durano 2 ore circa, mentre per gli interventi più complessi (che vengono praticati in anestesia generale) possono essere richieste fino a 5 ore. 


La convalescenza

Il paziente può tornare a casa dopo 12/24 ore dalla procedura, ma è consigliato che osservi un periodo di immobilità (di durata stabilita dal medico) per ridurre al minimo il rischio di complicazioni. 
Fra i controlli generalmente prescritti nel periodo successivo all’intervento, l’elettrocardiogramma dinamico secondo Holter e la visita aritmologica con elettrocardiogramma. 


I rischi 

L’ablazione è una procedura relativamente sicura, ma la sua complessità richiede una buona preparazione dell’operatore.
Le principali complicanze sono rappresentate da tamponamento pericardico, perforazione miocardica, stenosi delle vene polmonari, puntura o dissezione del vaso, danno valvolare, induzione di nuove aritmie, embolismo, ematomi o emorragie. 
Se la procedura viene eseguita in un centro specializzato da professionisti con buona esperienza, i rischi gravi hanno una frequenza inferiore all’1%; se si considerano anche le complicanze lievi o moderate, la frequenza è del 5%. La mortalità è inferiore a 1/2.000 per gli interventi più semplici e può arrivare a 1/500 per quelli più complessi. 
I rischi specifici sono riportati nel Consenso Informato, che il paziente legge e sottoscrive prima dell’intervento.
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