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I migliori ospedali per Osteoporosi

Cos'è
L’osteoporosi è una patologia dello scheletro, una malattia legata all’invecchiamento che comporta un progressivo indebolimento e assottigliamento delle ossa, con un aumento del rischio di fratture anche senza che si verifichi un trauma. L’osteoporosi colpisce in percentuale superiore le donne per ragioni anatomiche e fisiologiche. Infatti dopo la menopausa cessa la produzione degli estrogeni da parte delle ovaie, ormoni che esercitano un potere protettivo nei confronti proprio della massa ossea. Inoltre, lo scheletro femminile è meno robusto di quello maschile, e dal momento che le donne hanno in media una vita più lunga, in questa porzione di tempo aggiuntivo le ossa sono sottoposte a deterioramento ulteriore. Questo comporta un peggioramento nella qualità della vita dovuto sia ai sintomi dolorosi che questa malattia ossea comporta, che al continuo rischio di fratture e – conseguentemente – di immobilità o forti limitazioni motorie.
L’osteoporosi è una patologia silenziosa, che si manifesta con sintomi specifici solo quando lo scheletro sia ormai diventato estremamente fragile. Per tale ragione la diagnosi precoce e la prevenzione rappresentano a oggi le armi migliori per preservare quanto più a lungo possibile la robustezza dello scheletro, dal momento che una cura vera e propria per l’osteoporosi, trattandosi di malattia degenerativa, non esiste. 

Quali sono i sintomi
I sintomi dell’osteoporosi si manifestano tardivamente, proprio perché il processo di indebolimento osseo comincia decenni prima che il soggetto colpito se ne accorga. In generale, la sintomatologia più comune include:
  • Incurvamento della colonna vertebrale con accentuazione della curva cifotica;
  • Perdita fino a 3-4 centimetri in altezza a causa sia dell’incurvamento che dello “schiacciamento” delle vertebre del tratto cervicale;
  • Mal di schiena (soprattutto del tratto lombare) e dolori generalizzati alle ossa; 
  • Fratture spontanee. Si tratta del sintomo più grave e tardivo. Le fratture (che possono anche essere microfratture) di solito insorgono a livello di femore, polsi, anca o vertebre e possono verificarsi all’improvviso senza che vi sia stato nessun incidente traumatico a giustificarle, oppure a seguito di minimi infortuni.

Cause e fattori di rischio
L’osteoporosi è una malattia legata all’invecchiamento. Con l’avanzare dell’età, infatti, per ragioni fisiologiche il rimodellamento osseo – quel processo dinamico che consente allo scheletro di mantenersi sempre uguale nel tempo – si interrompe, e l’osso non solo non accumula più i minerali necessari per assicurare il rinnovamento dei suoi tessuti, ma si verifica anche una costante perdita di massa, perché la porzione di osso che si “perde” non viene sostituita da tessuto nuovo.
Lo scheletro in tal modo si consuma progressivamente, diventando fragile come vetro. Questo processo non è, però, inevitabile; al contrario, vi sono cause e fattori di rischio che accelerano o innescano precocemente il fenomeno e determinano pertanto l’insorgenza dell’osteoporosi anche prima dei 65 anni.
Ad esempio:
  • Fattore legato al genere. Essere donna rappresenta il principale fattore di rischio, perché con la menopausa e la cessazione della produzione di estrogeni lo scheletro non può più contare sull’azione di questi ormoni che stimolano il rinnovamento osseo, e pertanto si innesca un processo di indebolimento sistemico dello scheletro;
  • Familiarità. Come per quasi tutte le malattie, se in famiglia si sono verificati più casi di osteoporosi aumenta la probabilità di soffrirne a propria volta;
  • Assunzione di farmaci. Cure prolungate a base di cortisonici, anticoagulanti, diuretici, antiepilettici, terapia ormonale sostitutiva per le malattie della tiroide possono interferire con il processo di rimodellamento osseo e rendere più difficile il rinnovamento dei tessuti;
  • Dieta povera di calcio e altri minerali utili alle ossa. Il calcio è presente nei latticini, ma non solo. Verdure, frutta secca, pesce, acque minerali, ne sono ottima fonte. Attenzione, inoltre, a non eccedere con le proteine animali, perché favoriscono l’eliminazione del calcio attraverso le urine;
  • Fumo e alcool. Entrambi interferiscono con l’assorbimento del calcio e atrofizzano i tessuti;
  • Malattie infiammatorie intestinali o intolleranze alimentari che provochino malassorbimento (e quindi perdita di minerali utili alle ossa), tra cui il morbo di Chron e la celiachia;
  • Malattie renali e della tiroide. Possono causare e favorire la perdita di massa ossea;
  • Malattie del fegato. Interferiscono con  la sintesi della vitamina D, che è cruciale per l’assorbimento del calcio a livello osseo;
  • Sedentarietà. L’apparato muscolo-scheletrico umano tende a invecchiare precocemente e ad ammalarsi quando non viene allenato a sufficienza;
  • Bassi livelli di vitamina D. Questa sostanza è essenziale per permettere alle ossa di assorbire il calcio e rinnovarsi. Esporsi poco al sole è una delle principali cause, perché la vitamina D si assimila attraverso un processo di fotosintesi. 

Diagnosi e cure
Per la diagnosi di una malattia come l’osteoporosi è necessario sottoporsi periodicamente a un esame specifico chiamato MOC (mineralometria ossea computerizzata) che consente di misurare la densità dell’osso: dopo la menopausa per le donne, dopo i 60 anni per gli uomini. Anche visite ortopediche specialistiche e controlli ematici sono importanti, ad esempio per dosare la vitamina D nel sangue o per monitorare il metabolismo del calcio.
Dall’osteoporosi non si guarisce una volta che sia in fase avanzata, perché l’indebolimento osseo è un processo irreversibile. Esistono, però, degli strumenti per rallentare questo decadimento, per migliorare l’assorbimento di calcio e di vitamina D e per rendere più saldo lo scheletro prima che la malattia crei seri danni. 
Le cure per l’osteoporosi (soprattutto in termini di prevenzione delle conseguenze peggiori, quali le fratture), includono:
  • Farmaci e integratori: bisfosfonati, ormoni femminili e/o tiroidei (es. calcitonina), farmaci biologici, alendronati (che combinano il calcio con la vitamina D) sono solo alcuni dei principi attivi farmacologici che gli specialisti possono prescrivere per ridurre il rischio di fratture e aumentare la robustezza dello scheletro;
  • Seguire una dieta ricca di minerali e di vitamina D. Ne sono ricchi pesci e frutti di mare, latticini (ma non bisogna eccedere con latte e formaggi per non rischiare l’effetto opposto), frutta secca, erbe aromatiche (tra cui prezzemolo e basilico), cavoli e verdure a foglia verde;
  • Esporsi al sole per almeno un quarto d’ora al giorno anche in inverno, per promuovere la sintesi di vitamina D;
  • Fare moto regolarmente;
  • Bere acque minerali ricche di calcio;
  • Smettere di fumare e di bere alcolici.

 
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