Valeriana officinalis L. Proprietà e impieghi

 Valeriana officinalis L. Proprietà e impieghi

Indice

Domande e risposte

Descrizione della pianta: habitat e cenni di botanica 

Valeriana officinalis L. (Fam. Caprifoliaceae) è una pianta erbacea originaria dell’Europa e dell’Asia, ma diffusa anche in America settentrionale. Il suo fusto può raggiungere l’altezza di un metro, presenta foglie opposte dal margine dentato e fiorisce nel periodo di giugno, con fiori dal colore bianco o rosa.
Il preparato, comunemente conosciuto come valeriana, può essere realizzato dagli organi sotterranei di diverse specie di Valeriana. In altre parti del mondo vengono usate ad esempio Valeriana jatamansi Jones (valeriana indiana) o Valeriana fauriei Briq (valeriana giapponese). Nonostante ciò, Valeriana officinalis L. rimane la specie più conosciuta e utilizzata in Europa ed è l’unica considerata ufficialmente dalla Farmacopea europea.

Sebbene le radici siano la parte della pianta più utilizzata ai fini terapeutici, anche il rizoma e gli stoloni costituiscono la droga di Valeriana officinalis L.; essi vengono raccolti nel periodo compreso tra settembre e marzo ed essiccati a temperature inferiori a 40°C. La droga fresca è inodore, ma una volta sottoposta ad essicamento sviluppa un forte odore nauseabondo a causa della formazione di acidi grassi a breve catena.

Immagine che mostra fiori di valeriana e parti della pianta su un tavolo

Costituenti della droga e preparazioni

La droga di Valeriana officinalis contiene una quota di olio essenziale (0,3-1,0%) costituito da composti monoterpenici e sesquiterpenici, come l’acido valerenico, il valerenale, il valeranone e il β-cariofillene. Inoltre, contiene una percentuale di composti iridoidi chiamati valepotriati (0,1-2%), come valtrato, l’isovaltrato e l’acevaltrato. Altri componenti identificati appartengono alla classe dei lignani e degli alcaloidi, seppur presenti in minor quantità.

La Farmacopea Ufficiale della Repubblica italiana descrive l’uso di capsule contenenti un estratto secco idroalcolico realizzato con etanolo (30-90% V/V) o metanolo (40-55% V/V). Per quanto riguarda gli indici di qualità, la droga secca, secondo la Farmacopea Europea, deve possedere un contenuto di olio essenziale maggiore a 0,4% (V/P) e un contenuto di composti sesquiterpenici (espressi come acido valerenico) maggiore o uguale a 0,17% (P/P).
I preparati a base di valeriana sono indicati come blandi sedativi negli adulti e bambini sopra i 12 anni di età. In Italia è venduta come droga grezza, integratore alimentare o farmaco, le cui forme più utilizzate sono estratti secchi, acquosi o etanolici, a dosi comprese tra 45 e 300 mg. 
A livello qualitativo, le varie preparazioni devono comunque rispettare un contenuto minimo di acidi sesquiterpenici, maggiore o uguale a: 0,25% (P/P) per l’estratto idroalcolico, 0,02% (P/P) per l’estratto acquoso e 0,015% (P/P) per la tintura.

Impieghi fitoterapici della valeriana

La valeriana è tradizionalmente impiegata come calmante e sedativo, ma alcuni nuovi studi suggeriscono il suo impiego anche in casi di dismenorrea e di disturbi gastrointestinali di origine nervosa. Anche oggi la droga è principalmente utilizzata per la sua azione ansiolitica e sedativa, tuttavia gli effetti facilitatori del sonno sembrano manifestarsi solo dopo un periodo di trattamento prolungato, di almeno 14 giorni. Gli effetti, inizialmente attribuiti ai valepotriati, sono stati successivamente associati ai composti sesquiterpenici. Oggi, infatti, la maggior parte dei prodotti contenenti valeriana è priva di valepotriati, a causa della loro potenziale attività mutagena. 

Immagine che mostra fiori di valerianaLa valeriana rappresenta il classico esempio di droga la cui attività biologica è legata all’azione di diversi costituenti, piuttosto che ai singoli componenti. I suoi estratti sono in grado di influenzare la trasmissione del neurotrasmettitore acido γ-amminobutirrico (GABA), inibendone il catabolismo, la ricaptazione a livello presinaptico e promuovendone la sintesi attraverso l‘attivazione dell’enzima glutammato decarbossilasi. Inoltre, altri meccanismi proposti prevedono che alcuni lignani contenuti nella droga possano interagire con i recettori dell’adenosina e della serotonina.

Nelle monografie dell’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) alla radice (e suoi preparati) e all’olio essenziale di valeriana sono stati riconosciuti usi consolidati nel trattamento di lievi stati d’ansia e nei disturbi del sonno
Nel primo caso l’azione ansiolitica è testimoniata da alcuni studi clinici che, seppur limitati nel numero di partecipanti, sembrano evidenziare una modesta efficacia dei preparati. Nel caso dell’azione sedativa, una prima revisione sistematica del 2006 suggerisce sulla base degli studi analizzati, che l’uso di valeriana possa migliorare la qualità del sonno, tuttavia non è possibile trarre conclusioni definitive a causa di problemi metodologici e di grande variabilità dei risultati, causati da dosi e tempi di trattamento differenti. Una seconda revisione sistematica, pubblicata nel 2015, ha sottolineato che gli effetti di valeriana su durata, efficienza e tempo di latenza al sonno sono simili a quelli indotti da placebo, riportando in un solo studio la comparsa di disturbi intestinali, non più confermata da altre indagini. Riassumendo, i dati di letteratura sono spesso discordanti e dall’osservazione sembra che gli effetti possano manifestarsi in caso di insonnia cronica solo dopo un uso prolungato. Ad oggi, si può quindi affermare che non ci sono evidenze determinanti sull’efficacia sedativa di Valeriana officinalis. Il suo impiego tradizionale trova riscontro solo parzialmente nei dati scientifici, rendendo necessari studi più mirati e rigorosi. A questi dati si aggiunge uno studio clinico che ha dimostrato come l’associazione di un estratto di luppolo e valeriana sia in grado di minuire la latenza del sonno, rispetto all’uso della sola valeriana.

Infine, due studi clinici hanno valutato l’efficacia di valeriana nel combattere i sintomi della menopausa. Entrambi gli studi hanno evidenziato un’azione significativa nel ridurre la severità e la frequenza delle vampate di calore. Un terzo studio ha dimostrato che valeriana è in grado di migliorare il sonno in donne in stato di menopausa e contemporaneamente affette da insonnia. Anche in quest’ambito l’associazione di valeriana con un estratto di Melissa officinalis ha migliorato la qualità del sonno, sottolineando l’assenza di effetti collaterali nel campione di 100 donne in studio. 
I dati qui descritti, seppur promettenti, necessitano di ulteriori ricerche per confermare gli effetti positivi in questa specifica condizione della sfera femminile

Interazioni farmacologiche

In alcuni casi è stata ipotizzata una possibile interferenza di valeriana con alcuni farmaci antitumorali. Una revisione della letteratura pubblicata nel 2014 ha decretato gli studi in vitro, fino ad allora effettuati, non predittivi di interazioni farmacologiche clinicamente rilevanti. Inoltre, gli studi condotti sia nell’uomo che in modelli animali non hanno rilevato interferenze con alcune delle principali famiglie di enzimi coinvolte nel metabolismo dei farmaci. In conclusione, gli autori non evidenziano problemi di sicurezza, anche in caso di pazienti sottoposti a terapie antitumorali.
Diversamente, quando assunta in associazione con farmaci ad azione sedativa, è stato osservato un possibile potenziamento degli effetti, evidenziato dalla comparsa di tremore e sonnolenza. 

Immagine che mostra la radice della valeriana

Effetti collaterali 

L’uso di valeriana è generalmente ritenuto sicuro. Tuttavia, sono stati segnalati alcuni effetti indesiderati a livello gastrointestinale (come nausea, vomito e dolori addominali), fenomeni di astenia, tachicardia, mal di testa, vertigini, sonnolenza, tremori, oltre a casi di prurito e rush cutaneo

In caso di sovradosaggio (20 g) può causare sintomi di lieve entità, che scompaiono nell’arco di 24 ore e comprendono dolori addominali, affaticamento, oppressione toracica, tremori alle mani e midriasi. L’uso in bambini con età inferiore ai 12 anni è sconsigliato a causa della mancanza di dati di efficacia e sicurezza. Come altre droghe ansiolitiche, la valeriana potrebbe potenziare gli effetti di depressivi centrali come l’etanolo, inoltre, è sconsigliato l’uso di macchinari o la guida di veicoli durante il trattamento.

Conclusione

Immagine che mostra una tisana a base di valerianaL’uso di valeriana in campo fitoterapico è considerato sicuro, ma ad oggi c’è ancora la necessità di condurre nuovi e rigorosi studi per supportare il uso tradizionale. Gli effetti ansiolitici e sedativi sono soggetti ad una elevata variabilità e sembrano essere legati a una sensibilità individuale. Purtroppo, i dati raccolti in quest’ambito sono soggetti a diversi fattori confondenti e, spesso, in alcuni studi è risultato sufficiente un placebo per indurre effetti paragonabili a quelli di valeriana. Tuttavia, la presenza di risultati interessanti, suggerisce di continuare la ricerca per confermare gli effetti sedativi ad essa associati. Nell’ambito della menopausa i primi dati sono indubbiamente incoraggianti, ma anche in questo caso necessitano di ulteriori conferme.


 
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
  • Libro: Farmacognosia e fitoterapia: basi farmacologiche ed aspetti applicativi. 
    Autori: Mazzanti G, Dell’Agli M, Izzo A. 
    Editore: Piccin 
    Anno: 2020
     
  • Libro: Biologia e botanica farmaceutica
    Autori: Senatore F. 
    Editore: Piccin 
    Anno: 2011
     
  • Libro: Fitoterapia: impiego razionale delle droghe vegetali
    Autori: Capasso F, Grandolini G, Izzo A. 
    Editore: Springer 
    Anno: 2006

Domande e risposte

L’uso di valeriana facilita il sonno? 
La valeriana è tradizionalmente utilizzata come sedativo, ma ad oggi i dati scientifici raccolti non permettono di confermare questa attività, a causa di risultati molto variabili.
L’assunzione di valeriana ha effetti rapidi sull’ansia e sul sonno? 
Non ci sono chiare evidenze che valeriana agisca in questi ambiti, tuttavia l’analisi dei dati suggerisce che gli effetti si manifestino solo dopo usi prolungati, superiori ai 14 giorni.
La valeriana può essere usata per il trattamento dei sintomi della menopausa? 
I pochi studi che sono stati realizzati tendono a supportare questa attività, dimostrando una riduzione della frequenza e severità delle vampate di calore. Purtroppo, il numero di ricerche è ancora esiguo per confermarne l’uso in quest’ambito.
La valeriana può essere usata in associazione con altri farmaci per facilitare il sonno? 
L’uso di valeriana è generalmente ritenuto sicuro, tuttavia sono stati segnalati casi di effetti collaterali quando assunta in associazione con farmaci sedativi, come le benzodiazepine. A titolo precauzionale si sconsiglia l’associazione con altri farmaci, in quanto sono assenti dati di possibili interazioni, in ogni caso è sempre importante rivolgersi al proprio medico per valutare la propria condizione.  
In collaborazione con
Enrico Sangiovanni

Enrico Sangiovanni

Il Dott. Enrico Sangiovanni, lavora come Assegnista di Ricerca presso il Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari, Facoltà di Scienze del Farmaco, dell’Università degli Studi di Milano. Ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Scienze Farmacologiche presso l’Università degli Studi di Milano. Attualmente è docente a contratto del modulo di Biologia vegetale per il corso di Laurea a ciclo unico in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche dell’Università degli Studi di Milano. Ha collaborato ad attività di ricerca commissionate da Enti Istituzionali italiani ed è autore e co-autore di testi scientifici e di testi divulgativi a contenuto scientifico e di presentazioni a congressi scientifici italiani e stranieri.
Data di pubblicazione: 14 settembre 2020
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