Panax ginseng: a cosa serve e quali sono le sue proprietà?

Panax ginseng: a cosa serve e quali sono le sue proprietà?

Indice

Domande e risposte

Descrizione della pianta: habitat, cenni di botanica e preparazione

Panax ginseng C.A.Mey. (conosciuto come ginseng asiatico o coreano) è uno delle piante erbacee perenni più note della medicina tradizionale cinese, i cui utilizzi in ambito fitoterapico risalgono ad oltre 2000 anni fa.
A livello tradizionale è utilizzato come agente tonico, in grado di migliorare le capacità fisiche e mentali di resistenza alla fatica. Prima di proseguire con la descrizione di questa pianta millenaria, è doveroso sottolineare che oggi con il termine “ginseng” vengono accomunati diversi preparati erboristici, realizzati con piante appartenenti sia a specie che a generi differenti. 
Oltre al ginseng coreano (Panax ginseng C.A.Mey.), esistono il ginseng americano (Panax quinquefolium L.), il ginseng sanchi (Panax notoginseng (Burkill) F.H.Chen), il ginseng himalaiano (Panax pseudoginseng Wall.) e il ginseng siberiano (Eleutherococcus senticosus (Rupr. & Maxim.) Maxim.), senza scomodare l’uso dei diversi sinonimi.

Perfino il ginseng asiatico è anche noto come: 
  • Panax schin-seng var. coraiensis T. Nees;
  • Panax quinquefolius var. ginseng (C.A.Mey.) Regel & Maack;
  • Panax chin-seng Nees;
  • Panax verus Oken;
  • Aralia ginseng (C.A.Mey.) Baill.;
  • Aralia quinquefolia var. ginseng (C.A.Mey.) auct.
Immagine che mostra radici di ginseng rosse e bianche, in fette e in pilloleSolo l’uso del corretto nome botanico permette di identificare la specie e correlare le proprietà biologiche ad essa associate. Ritornando al ginseng coreano, il nome “Panax” deriva dal greco, dalla fusione di due termini “pan” (tutto) e “akeia” (cura), inteso come “panacea, rimedio per tutti i mali”. Mentre “ginseng” deriva dalla parola cinese “rensheng”, il cui significato, “piccolo uomo”, rimanda alla struttura antropomorfa tipica della radice.

La parte della pianta utilizzata in ambito fitoterapico è costituita appunto dalle radici, formazioni fusiformi di colore giallo paglierino, suddivise in radici secondarie, anticipate da un piccolo rizoma che va a costituire la “testa” della droga. Per poter essere ritenuto un valido prodotto fitoterapico le radici devono avere un’età di almeno 4-6 anni al momento della raccolta. 

Queste possono essere vendute e consumate fresche, oppure subire dei trattamenti che ne modificano l’aspetto e il contenuto in principi attivi. La radice essiccata trattata con anidride solforosa, sia intera che sminuzzata, anche privata delle radici secondarie (barbe), rappresenta il cosiddetto “ginseng bianco” (chiamato anche ginseng radix alba); la radice fresca trattata con vapore (90°-100°C, per 2-3 ore) e successivamente essiccata costituisce invece il cosiddetto “ginseng rosso” (chiamato anche ginseng radix rubra), dalla colorazione marrone-rossiccia. Il ginseng asiatico ha origini spontanee nelle zone montane della Cina, del Nepal e della Corea, tuttavia la forma selvatica è molto rara; infatti, la produzione odierna di ginseng deriva quasi tutta da coltivazioni.  

Ginsenosidi

Le proprietà del ginseng asiatico sono da attribuire ad alcune molecole, con struttura ormonosimile, chiamate ginsenosidi (anche noti come panaxosidi). Queste molecole appartengono al gruppo delle saponine triterpeniche e, in base alla loro struttura, possono essere classificate in due principali categorie: i derivati del protopanaxadiolo (ad es. Rb1, Rb2, Rc, Rd) e i derivati del protopanaxatriolo (ad es. Rg1, Re, Rf, Rg2, Rh1).

La loro nomenclatura esprime il fattore di ritenzione, calcolato attraverso cromatografia su strato sottile (TLC), ed esprime il loro grado di polarità. Al progredire della lettera dell’alfabeto diminuisce la polarità, una caratteristica direttamente correlata al loro grado di glicosilazione (numero di carboidrati legati).

Nel ginseng bianco i ginsenosidi arrivano a costituire il 2-3% del peso secco, mentre nel ginseng rosso la concentrazione scende all’1%. Non solo la quantità, ma anche la tipologia dei ginsenosidi cambia nelle due preparazioni. Composti come i malonilginsenosidi (ad es. mRb1 e mRb2) si ritrovano solo nel ginseng bianco, perché instabili al trattamento termico, mentre Rh1 è la variante più abbondante nel ginseng rosso.
L’analisi dei ginsenosidi permette di discriminare tra le varie specie di ginseng, permettendo di riconoscere le fonti di partenza e scoprire eventuali adulterazioni. Secondo la Farmacopea Europea la droga essiccata deve avere un contenuto minimo di ginsenosidi dello 0,4%, di cui Rg1 (≥ 0,2%) e Rb1 (≥0,1%). Nell’intestino, queste molecole vengono metabolizzate dalla microflora intestinale; da tali processi si ottiene una molecola chiamata M1 (o composto-K), ritenuto il metabolita farmacologicamente più attivo. Per completezza, è importante sottolineare che esistono altre molecole all’interno del fitocomplesso che possono influenzarne l’attività, come i flavonoidi e i polisaccaridi, denominati panaxani. 

Impieghi fitoterapici

Il ginseng coreano è compreso nella lista ministeriale italiana per l’impiego in integratori a base vegetale come tonico-adattogeno, antiossidante e per il metabolismo dei carboidrati. Oltre a queste indicazioni, in letteratura sono state descritte diverse altre attività, di seguito riportate.

Attività adattogena

Con “adattogeni” vengono descritte sostanze capaci di aumentare la resistenza allo stress, in modo non specifico, la cui attività mira a ripristinare l’equilibrio fisiologico dell’organismo.

L’azione adattogena del ginseng coreano è da attribuire all’azione dei ginsenosidi, diversi studi sull’uomo hanno suggerito che queste molecole coinvolgono l’attività dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene. In particolare, il ginseng è in grado di stimolare il rilascio di ormone adrenocorticotropo dall’adenoipofisi, il quale a sua volta stimola le ghiandole surrenali a produrre corticosteroidi.
Tra questi, il cortisolo raggiunge diversi organi bersaglio e induce effetti come gluconeogenesi e lipolisi, oltre che effetti vasopressori. Una recente revisione sistematica ha riconosciuto al ginseng effetti positivi sulla sindrome da affaticamento, nell’ambito di soggetti affetti da malattie croniche.

Immagine che ritrae ceste piene di radici di ginseng a un mercato aisaticoAttività immunomodulante

Diversi studi condotti su modelli animali e colture cellulari hanno mostrato che l’estratto di ginseng coreano, in particolare la sua componente polisaccaridica, è in grado di indurre un effetto immunomodulante, stimolando l’attività di linfociti e macrofagi e favorendo la risposta immunitaria acquisita.
Anche alcuni ginsenosidi sono in grado di stimolare la crescita di linfociti T e cellule Natural Killer (NK). Gli studi sull’uomo, seppur in numero limitato, hanno tutti confermato l’effetto immunostimolante, migliorando nel complesso il numero di linfociti, di cellule NK e di anticorpi, favorendo anche l’attività fagocitica. In alcuni studi, gruppi di pazienti trattati con ginseng avevano una minore frequenza di sintomi influenzali o raffreddore, tuttavia dagli studi non è chiaro se il potenziamento delle difese immunitarie si traduca sempre in una maggiore protezione dalle diverse patologie. In ogni caso i dati sono interessanti e meritano di essere approfonditi.

Performance cognitive

Il miglioramento delle capacità mnemoniche e cognitive attribuite al ginseng sembra coinvolgere la sintesi e il rilascio di acetilcolina, accompagnata da una diminuzione dei livelli di serotonina. Estratti di ginseng possono inibire la ricaptazione di diversi neurotrasmettitori, inoltre possono antagonizzare gli effetti dello stress riducendo i recettori per la dopamina. Tre studi clinici condotti sull’uomo hanno mostrato degli effetti positivi in merito al potenziamento delle funzioni cognitive, mentre altri due studi non hanno mostrato differenze nella resistenza allo stress fisico o nella sensazione di benessere. Ulteriori studi sono richiesti per confermare queste attività.

Effetti cardiovascolari

Il ginseng sembra stimolare in modo transitorio il sistema cardiovascolare, ma gli effetti sono complessi e ancora poco chiari. Alcuni ginsenosidi hanno attività ipertensive, mentre altri ipotensive. Inoltre, tra queste molecole alcune vantano proprietà antiaritmiche, mentre altre agiscono come antiaggreganti, probabilmente attraverso l’inibizione del trombossano A2. Infine, alcuni ginsenosidi promuovono il rilascio di ossido d’azoto, promuovendo un’azione vasodilatatoria.

Riassumendo, sappiamo che esistono diverse proprietà associate ai singoli ginsenosidi, spesso considerabili positive, ma l’assunzione di ginseng, in quanto miscela di queste componenti, porta a risultati contrastanti proprio per l’interazione di tutte queste componenti. Pertanto, sono necessari nuovi studi con prodotti titolati per arrivare a trarre delle conclusioni più precise.

Effetti sul metabolismo sul diabete

Ai ginsenosidi è stata attribuita una funzione ipoglicemizzante. Studi condotti su cellule pancreatiche isolate dimostrano che diversi ginsenosidi inducono il rilascio di insulina, mentre in modelli animali comportano l’aumento dei recettori insulinici, in diversi organi bersaglio. Altri studi su modelli animali riportano una diminuzione dei livelli ematici di colesterolo e trigliceridi, accompagnate da un aumento delle lipoproteine ad alta densità (HDL). Un vecchio studio clinico ha confermato la riduzione dei livelli di glicemia, mentre non si sono osservate modificazioni nei livelli di colesterolo plasmatici.

Una recente meta-analisi ha confermato che il consumo di ginseng migliora i parametri di glicemia e insulinemia sia a digiuno che post-prandiali; inoltre, a tempi maggiori di tre mesi, si sono osservati anche effetti sui livelli di emoglobina glicata.

Performance sportive e attività antiossidante

Gli effetti migliorativi a livello sportivo possono essere ricondotti ad aumento delle prestazioni, oppure alla riduzione dei danni causati dall’esercizio, ad esempio attraverso meccanismi di tipo antiossidante. Alcuni studi hanno valutato l’effetto del ginseng sulle performance sportive di atleti professionisti, attraverso l’analisi di parametri come la captazione di ossigeno, i livelli plasmatici di lattato e il ritmo cardiaco.

Nei primi studi effettuati, la droga sembrava mostrare miglioramenti nei test di tipo anaerobico, probabilmente dovuti ad una migliore coordinazione neuro-motoria e circolatoria. Anche in questo caso l’effetto era attribuito all’azione dei ginsenosidi, specialmente correlato ai meccanismi di produzione di energia a livello muscolare. Tuttavia, una recente revisione sistematica non ha evidenziato alcun miglioramento delle capacità aerobiche ed anaerobiche, escludendo, sulla base dei dati finora prodotti, effetti migliorativi in quest’ambito. In aggiunta, anche i dati sulle capacità antiossidanti sono stati valutati come contrastanti, pertanto, ad oggi, non esiste una base scientifica valida per l’uso di ginseng in ambito sportivo.

Immagine che ritrae du radici di ginseng bianco su un tagliereDisfunzione erettile

Dati preliminari sono stati raccolti per l’uso di ginseng per il trattamento della disfunzione erettile. Questa attività è suggerita da alcuni studi che supportano l’uso di ginsenosidi per migliorare l’afflusso di sangue al corpo cavernoso, con meccanismi endoteliali e neurogeni che inducono il rilascio di ossido d’azoto.

Quest’ultimo induce la formazione di guanosina 5’-monofosfato ciclico (cGMP), la molecola responsabile del rilassamento del corpo cavernoso. Un altro possibile meccanismo d’azione del ginseng prevede l’inibizione della fosfodiesterasi di tipo 5, enzima responsabile della degradazione di cGMP, già bersaglio di altri farmaci contro l’impotenza. Altri studi clinici attribuiscono ai ginsenosidi la capacità di ridurre i livelli plasmatici di prolattina, con conseguente aumento della libido, dei livelli di testosterone e della fertilità, ma i risultati sono spesso contraddittori. Nei vari studi clinici il trattamento previsto per la disfunzione erettile era di lunga durata, compreso tra i due e tre mesi. Seppur incoraggianti, i dati sono da prendere con la dovuta cautela, in quanto sono necessarie ulteriori conferme per garantirne una reale efficacia.

Menopausa

Uno primo studio in doppio cieco ha dimostrato che il ginseng non modifica i parametri biologici della menopausa, lasciando inalterati i valori di estradiolo e dell’ormone follicolo-stimolante.
Tuttavia, lo studio registrava un lieve miglioramento dell’umore, condizione che non si verifica in soggetti sani. Una meta-analisi più recente ha valutato l’efficacia del ginseng rosso nel ridurre i sintomi della menopausa, il risultato di questo studio dimostra che il preparato migliora nella maggior parte dei casi le funzioni sessuali delle pazienti, ma non migliora i sintomi vasomotori, come vampate e sudorazione.

Effetti collaterali

Immagine che mostra ginseng tagliato in fette sottiliL’uso protratto, oltre i due mesi, oppure dosaggi elevati di radice (maggiore di 15 g/die), può indurre una condizione clinica chiamata sindrome da abuso di ginseng. Questa sindrome si manifesta con sintomi quali nervosismo, insonnia, tachicardia, diarrea (specialmente al mattino), eruzioni cutanee, sbalzi d’umore e ipertensione arteriosa. Inoltre, l’improvvisa sospensione del consumo può causare altri effetti collaterali, come ipotensione ortostatica, ipoglicemia, astenia e tremori muscolari

L’uso di ginseng è sconsigliato in donne in gravidanza, inoltre può causare sanguinamenti abbondanti durante la menopausa (metrorragie). A causa delle sue possibili influenze ormonali, il suo uso è sconsigliato durante la pubertà e in donne sottoposte a mastectomia.

In pazienti affetti da diabete di tipo 2, l’uso di ginseng può provocare una riduzione della glicemia, pertanto va monitorato attentamente, soprattutto in caso di terapie insuliniche concomitanti.
Sono stati segnalati casi sospetti di interazione tra ginseng e warfarin, con abbassamento dell’INR, e con inibitori delle monoamino ossidasi (IMAO), con conseguente cefalea e nervosismo.
Altri effetti riportati, ma non documentati, sono mastalgia, ginecomastia ed artrite cerebrale.

Conclusione

In conclusione, il ginseng è un comprovato rimedio come adattogeno e immunostimolante e sembra dare risultati promettenti anche per il controllo della glicemia e per le disfunzioni erettili nell’uomo. La compresenza nel ginseng di molecole in grado di determinare effetti opposti complica gli studi e rende necessaria un’attenta titolazione dei principi attivi, senza la quale risulta difficile trarre delle conclusioni adeguate (a titolo esemplificativo, Rg1 aumenta la pressione arteriosa e ha effetti stimolanti sul sistema nervoso centrale, mentre Rb1 abbassa la pressione ed ha azione sedativa). 
Inoltre, è importante ricordare che il ginseng è anche una delle droghe più sofisticate, a cui sono volontariamente aggiunti principi o farmaci con l’intenzione di alterarne gli effetti. Per evitare di imbattersi in conseguenze spiacevoli è fondamentale rivolgersi a rivenditori autorizzati e prodotti tracciabili.

 
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
  • Libro: Farmacognosia e fitoterapia: basi farmacologiche ed aspetti applicativi. 
    Autori: Mazzanti G, Dell’Agli M, Izzo A. 
    Editore: Piccin 
    Anno: 2020
  • Libro: Dizionario di fitoterapia e piante medicinali.
    Autori: Campanini E. 
    Editore: Tecniche Nuove 
    Anno: 2012
  • Libro: Fitoterapia: impiego razionale delle droghe vegetali
    Autori: Capasso F, Grandolini G, Izzo A. 
    Editore: Springer 
    Anno: 2006

Domande e risposte

Quali sono gli effetti biologici del ginseng validati a livello scientifico? 
Finora gli studi scientifici hanno confermato l’uso del ginseng come adattogeno e immunostimolante, in particolare per soggetti affetti da patologie croniche. Altri studi confermano effetti positivi a livello glicemico, con miglioramento di insulinemia e glicemia. Promettenti, ma ancora preliminari, sono gli effetti contro la disfunzione erettile.
Il consumo di ginseng fa bene al cuore? 
I dati scientifici sono contrastanti, sebbene ci siano delle attività ritenute positive associate ad alcune sue componenti e bene riporre molta attenzione nell’uso, per non causare effetti collaterali come ipertensione, specialmente in soggetti affetti da patologie cardiache e in trattamento con farmaci per la gestione della pressione o anticoagulanti.
Il ginseng è in grado di migliorare le capacità cerebrali? 
Ad oggi non ci sono sufficienti dati a supporto di quest’attività, la droga è un valido aiuto contro lo stress, ma non sembra in grado di aumentare le capacità cognitive di un soggetto sano.
Tutte le fonti commerciali di ginseng sono valide? 
No, il ginseng contiene diversi principi attivi, le cui concentrazioni variano sia al tempo di raccolta, che per metodo di preparazione. Come per altri preparati vegetali è fondamentale rivolgersi a rivenditori seri e a prodotti che indichino chiaramente la titolazione dei principi attivi, in questo caso i ginsenosidi.
In collaborazione con
Enrico Sangiovanni

Enrico Sangiovanni

Il Dott. Enrico Sangiovanni, lavora come Assegnista di Ricerca presso il Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari, Facoltà di Scienze del Farmaco, dell’Università degli Studi di Milano. Ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Scienze Farmacologiche presso l’Università degli Studi di Milano. Attualmente è docente a contratto del modulo di Biologia vegetale per il corso di Laurea a ciclo unico in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche dell’Università degli Studi di Milano. Ha collaborato ad attività di ricerca commissionate da Enti Istituzionali italiani ed è autore e co-autore di testi scientifici e di testi divulgativi a contenuto scientifico e di presentazioni a congressi scientifici italiani e stranieri.
Data di pubblicazione: 18 luglio 2020
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