Ginkgo biloba L. Significato, proprietà ed effetti

Ginkgo biloba L. Significato, proprietà ed effetti

Indice

Descrizione della pianta: habitat e cenni di botanica 

Immagine che ritrae l'utilizzo delle foglie di ginkgo biloba per tisane e preparatiGinkgo biloba L. (Fam. Ginkgoaceae) è un albero di origine asiatica, alto fino a 40 metri e dioico (con organi sessuali maschili e femminili su individui distinti). Questa pianta è l’unica superstite delle Ginkgoales, un ordine originato secondo studi filogenetici nell’era mesozoica. Oltre ad essere presente sulla terra da più di 200 milioni di anni, il ginkgo è una pianta estremamente longeva, capace di raggiungere i 1000 anni di vita ed estremamente resistente alle condizioni ambientali, tanto da meritare l’appellativo “albero della vita”.

In Giappone il ginkgo è considerato sacro, mentre la sua presenza in Europa è cominciata in seguito ad importazioni per motivi ornamentali, avvenute intorno al XVIII secolo.
La droga è costituita dalle foglie essiccate, la cui tipica forma a ventaglio è facilmente riconoscibile ed individuabile in molti testi di fitoterapia. Le foglie, bilobate e picciolate, assumono in inverno un colore giallo intenso prima del distacco. Il termine "ginkgo" deriva infatti dal giapponese Yin-kuo, letteralmente “albicocca d'oro”, ricordando il suggestivo aspetto autunnale della pianta. 

I semi sono venduti come antielmintici nei mercati orientali, tuttavia, nonostante la parte interna degli stessi risulti commestibile dopo tostatura, la parte più esterna carnosa, di colore giallo-verdastro, contiene sostanze tossiche come la ginkgotossina, una neurotossina capace di indurre crisi epilettiche, oltre a sostanze irritanti capaci di indurre gravi dermatiti.

Costituenti della droga e preparazioni

Le foglie di Ginkgo biloba contengono diversi costituenti tra cui spiccano terpeni e flavonoidi. Tra questi ultimi, è presente una elevata quantità di composti flavonici, sia flavoni dimerici come amentoflavone e bilobetina, sia flavonoli derivati del kaempferolo e della quercetina. Il contenuto maggiore di flavonoidi si trova nelle foglie fresche raccolte in maggio.
Tra i derivati terpenici possiamo annoverare: sesquiterpeni (come il bilobalide), diterpeni (come i ginkgolidi A, B, C, M e J) e altri composti terpenici.

Secondo la Farmacopea Europea X, le foglie devono possedere un contenuto minimo dello 0,5% di flavonoidi espressi come glicosidi flavonici, mentre l’estratto secco (da esse derivato) è definito dalle monografie ESCOP secondo i seguenti parametri di composizione: 22-27% di flavonoidi, 2,6-3,2% di bilobalide, 2,8-3,4% ginkgolidi A, B e C. Nell’estratto il contenuto di acidi ginkgolici, composti dalle proprietà citotossiche, deve essere inferiori a 5 ppm.

Tra le possibili preparazioni dalle foglie, l’estratto acetonico (60%) è tra i più noti e studiati, esiste infatti una formulazione commerciale chiamata EGb761® impiegata in diversi studi clinici caratterizzata da: 24% di glicosidi flavonici (quercetina, kaempferolo e isoramnetina) e 6% di lattoni terpenici (ginkgolidi A, B, C e bilobalide).
Generalmente gli estratti secchi vengono somministrati per via orale, alla dose di 120-240 mg al giorno, sotto forma di compresse o capsule, da assumere in due differenti somministrazioni.

Impieghi fitoterapici

L’uso medicinale del ginkgo ha una tradizione millenaria in diversi campi di applicazione. Le foglie vengono impiegate principalmente per il miglioramento della microcircolazione periferica, in particolare in campo cerebrale. Di seguito sono descritte le principali attività biologiche supportate dalla letteratura scientifica.

Effetti cognitivi

Gli estratti di ginkgo sono impiegati nel trattamento dei sintomi di deficit cognitivo e nei primi stadi della malattia di Alzheimer. Tra le indicazioni d’uso vi sono la perdita di memoria e altri disordini cognitivi dell’anziano, tra cui vertigini e cefalea. Anche l’EMA riporta l’uso consolidato dell’estratto di foglie di ginkgo per migliorare il deficit cognitivo, associato sia all'età che alla demenza.

Gli effetti sulla memoria, sull’apprendimento e sul recupero in seguito a danno cerebrale, sono documentati da diverse ricerche in modelli in vitro e animali, al fine di comprenderne i meccanismi d’azione. Numerosi studi hanno dimostrato che gli estratti di ginkgo hanno effetti neuroprotettivi, migliorando la vasodilatazione mediante il rilascio di monossido d’azoto e l’inibizione dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE, responsabile della conversione di angiotensina I in angiotensina II). 

Il principale composto bioattivo dell’estratto sembra essere il ginkgolide B, una molecola in grado di attraversare la barriera ematoencefalica, specialmente in condizioni di ischemia, con documentata attività antinfiammatoria testimoniata dall’inibizione del fattore di trascrizione nucleare NF-κB.

Il trattamento con l’estratto EGb761® riduce l'amnesia in modelli animali, migliorando la memoria a breve termine. L’attività dell’estratto è associata al potenziamento della trasmissione colinergica, attività che nel sistema nervoso centrale è connessa ai processi mnemonici. Inoltre, gli estratti di ginkgo promuovono la neurogenesi aumentando l’espressione della neurotrofina (NGF), manifestando un effetto benefico anche sulla sopravvivenza dei neuroni.

Alcune revisioni sistematiche e numerosi studi clinici sono stati condotti per valutare l’efficacia del ginkgo nei deficit cognitivi, senza tuttavia suscitare un consenso unanime dalla comunità scientifica.
Una prima revisione sistematica del 2009 ha valutato gli effetti di EGb761® in diversi studi clinici; tra gli studi più recenti solo uno ha dimostrato un miglioramento effettivo. Una revisione sistematica più recente, nel 2016, ha concluso che il trattamento con ginkgo ha un potenziale nel trattamento dei deficit cognitivi, ma solo con dosaggi superiori a 200 mg e per periodi maggiori di cinque mesi.

Infine, una recente revisione ha confermato che il trattamento con EGb761® migliora i sintomi tardivi della discinesia indotta dal trattamento con antipsicotici, in pazienti affetti da schizofrenia.

Immagine che ritrae una donna che raccoglie frutti di ginkgo bilobaAttività anti-PAF

I ginkgolidi, in particolare il ginkgolide B, sono noti antagonisti del recettore per il PAF (fattore di attivazione piastrinica) e provocano la riduzione dell’aggregazione piastrinica, la degranulazione dei neutrofili e la produzione di radicali dell’ossigeno (ROS), fungendo anche da scavenger delle specie radicaliche.
Inoltre, l’attivazione del recettore del PAF induce apoptosi e il rilascio di glutammato, molecola che agisce come fattore neurotossico. Studi in vitro hanno evidenziato che gli estratti di ginkgo migliorano la disfunzione mitocondriale causata dai ROS, diminuendo l’attività delle caspasi 3 e 12 e di fattori apoptotici. 

Tra gli altri effetti di antagonismo riscontrati ci sono anche la riduzione della broncocostrizione, dell’infiltrazione di cellule infiammatorie e dell’ipotensione indotta dal PAF. I dati raccolti mostrano il possibile meccanismo d’azione, ma non sono presenti dati di conferma sull’uomo, pertanto è necessaria cautela nella loro interpretazione.

Disturbi circolatori

Secondo l’EMA l’uso tradizionale della droga polverizzata di ginkgo riduce alcuni fenomeni legati a problemi di circolazione, come la pesantezza delle gambe e la sensazione di freddo alle estremità.

Il ginkgo (foglie e gemme) è compreso nell’allegato 1 (DM 10 agosto 2018) che elenca le piante medicinali che possono entrare nella composizione degli integratori alimentari, dove è anche riportato il suo uso fisiologico come “Normale circolazione del sangue. Funzionalità del microcircolo.” Il meccanismo d’azione sembra essere legato all’inibizione dell’enzima ACE, riducendo la vasocostrizione e migliorando la funzione endoteliale.
 
Il ginkgo nell’uomo è anche utilizzato per trattare problemi circolatori, come le arteriopatie periferiche, e per migliorare la durata della deambulazione in soggetti affetti da claudicatio intermittens, i sintomi della malattia di Raynaud, l’acrocianosi e la sindrome postflebitica.
La claudicatio intermittens è una patologia che si manifesta con crampi e dolori muscolari, in genere localizzata al polpaccio, spesso a causa di patologie occlusive di arterie periferiche. Una meta-analisi ha confermato che l’uso di ginkgo è in grado di aumentare le distanze percorse dai pazienti prima del manifestarsi della sintomatologia. Gli effetti sulla malattia di Raynaud, caratterizzata da vasospasmi spesso visibili sulle estremità come le dita della mano, sono variabili e non tutti gli studi riportano dati positivi, mentre una meta-analisi del 2020 ha stabilito che l’uso di ginkgo migliora le funzioni neurologiche di pazienti colpiti da ischemia, ma non migliora la qualità della vita o riduce il rischio di altri eventi ischemici.

Diversi studi hanno sottolineato come estratti di ginkgo migliorino la microcircolazione, specialmente in pazienti anziani, incrementando i valori di viscoelasticità dei vasi sia a livello cutaneo che a carico di organi interni come il fegato. Gli effetti sono stati riscontrati attraverso misurazioni del flusso sanguigno e sono confermati dall’aumento di molecole ad azione vasodilatatoria (come cAMP e cGMP). Una revisione sistematica del 2018 ha dimostrato che l’estratto EGb761® migliora i sintomi del tinnito (o acufene), questo disturbo può originarsi da diverse cause, ma una delle più comuni è l’inadeguato apporto di sangue all’orecchio interno.

Sindrome premestruale e menopausa

Una revisione sistematica ha identificato due studi clinici sull’uso del ginkgo nel trattamento della sindrome premestruale. Un primo studio ha sottolineato come l’uso di ginkgo sia limitato alla riduzione della mastalgia, mentre il secondo ha evidenziato effetti benefici in vari sintomi fisici e psicologici.

Altre ricerche hanno valutato la capacità di ginkgo nel migliorare il desiderio sessuale femminile, con risultati contrastanti. Tuttavia, due ricerche hanno evidenziato effetti positivi sul desiderio durante la menopausa e in donne con disfunzioni sessuali causate da antidepressivi.

Disturbi oculari

Il ginkgo è stato valutato anche in relazione ai disturbi della vista e ai danni del campo visivo, come il glaucoma, la degenerazione maculare senile e la retinopatia diabetica.

Gli effetti precedentemente menzionati in ambito circolatorio hanno un potenziale meccanismo utile nel glaucoma, mentre in vitro il ginkgolide B ha mostrato un effetto anti-apoptotico sulle cellule gangliari retiniche. 

Una revisione della letteratura ha dimostrato che l’impiego di ginkgo per migliorare il flusso ematico e le performance visive in pazienti affetti da glaucoma è molto limitato. In aggiunta, una revisione relativa all’impiego di ginkgo nel trattamento della degenerazione maculare ha mostrato alcuni effetti benefici, ma i dati risultano preliminari e sono necessarie ulteriori approfondimenti. La maggior parte dei risultati a supporto di queste condizioni derivano da studi in modelli animali.

Interazioni farmacologiche

Diversi studi hanno valutato l’effetto di estratti ginkgo sui citocromi e la glicoproteina P. Nonostante i risultati siano variabili, generalmente si può considerare minore o trascurabile il potenziale effetto di interazione farmacologica attraverso la modulazione di questi enzimi o trasportatori. Considerando gli effetti sul PAF, è possibile che il ginkgo possa aumentare il rischio di emorragie in pazienti in trattamento con farmaci anticoagulanti o antiaggreganti, come riscontrato in alcuni casi isolati e documentati, ma studi clinici dedicati non hanno evidenziato finora questa interazione nell’uomo.

Nonostante queste evidenze, esistono alcuni casi clinici di interazione farmacologica riportate in letteratura con i seguenti farmaci (classe ed effetto collaterale riportato in parentesi): risperidone (antipsicotico, priapismo), trazodone (antidepressivo, coma), acido valproico e fenitoina (anticolvusivanti, crisi fatali) ed efavirenz (antivirale, ridotta efficacia). I dati a supporto di queste interazioni sono ancora preliminari, ma è necessario prestare la massima cautela, sotto stretto controllo del medico curante.

Immagine che mostra un estratto di ginkgo biloba in una fiala

Effetti collaterali 

A causa del progressivo incremento nell’uso di ginkgo, nell’ultimo decennio sono aumentate le segnalazioni di eventi avversi, come: edema, febbre, orticaria, anemia, angina pectoris, tinnito, epatite, artralgia, insonnia, dispnea ed emorragia.
 
Tra gli effetti indesiderati della droga si sono osservati disturbi gastrointestinali, cefalea, reazioni allergiche ed emorragie, quest’ultime soprattutto quando impiegata in associazione con antiaggreganti.
Secondo il Ministero della Salute il ginkgo non va assunto in caso di gravidanza o allattamento, inoltre è fortemente consigliato il consulto del medico in caso di concomitante terapia anticoagulante.

Conclusione

Immagine che ritrae alcune foglie di ginkgo biloba L.Il ginkgo è una pianta suggestiva dall’indubbio fascino, sia in ambito fitoterapico che storico. Fortunatamente la fitoterapia è vincolata alle evidenze scientifiche e non contempla i miti e le suggestioni, se non come possibili ambiti di indagine.

Gli effetti di questa pianta, o meglio delle sue foglie, son ben documentati a livello del sistema nervoso, in particolare in contesti di deficit cognitivo, e a livello circolatorio, nel miglioramento delle arteriopatie periferiche. Tuttavia, è bene ricordare che nonostante sia spesso associato al miglioramento della memoria, gli studi dedicati non hanno mai mostrato effetti benefici in soggetti sani, ma solo in ambiti patologici. 

Sicuramente interessanti sono gli effetti di ginkgo sull’apparato riproduttore femminile, meritevoli in futuro di ulteriori approfondimenti. Il consumo di ginkgo non è esente da effetti collaterali, anche gravi, è pertanto utile valutare la terapia più opportuna con il consiglio del proprio medico.

 
APPROFONDIMENTI
  • Libro: Farmacognosia e fitoterapia: basi farmacologiche ed aspetti applicativi. 
    Autori: Mazzanti G, Dell’Agli M, Izzo A. 
    Editore: Piccin 
    Anno: 2020
     
  • Libro: Fitoterapia: impiego razionale delle droghe vegetali
    Autori: Capasso F, Grandolini G, Izzo A. 
    Editore: Springer 
    Anno: 2006
     
  • Libro: ESCOP Monographs 2nd edition
    Autori: European Scientific Cooperative On Phytotherapy 
    Editore: Thieme 
    Anno: 2003

Domande e risposte

Il ginkgo può essere un valido aiuto per la memoria? 
I dati scientifici dimostrano che il ginkgo migliora le condizioni di deficit cognitivo, specialmente legate alla demenza senile, ma non ha effetti sulla memoria di un soggetto sano. Gli effetti sembrano collegati a dosaggi superiori a 200 mg e a tempi di trattamento superiori ai 5 mesi.
L’uso di ginkgo rinforza l’organismo e aumenta la speranza di vita? 
Non ci sono evidenze che il ginkgo agisca sulla longevità o sulla resistenza. Inoltre, il trattamento con ginkgo può condurre ad effetti collaterali anche gravi, in parte legati ad interazioni farmacologiche, per questo il suo impiego va sempre portato all’attenzione del proprio medico.  
In caso di gravidanza o allattamento posso assumere ginkgo? 
L’uso di ginkgo è sconsigliato in donne in stato di gravidanza e allattamento, ad oggi non ci sono studi che permettano di garantire la sicurezza del feto o del bambino.
I semi del ginkgo, talvolta chiamati erroneamente “frutti”, hanno effetti benefici per la salute? 
No, i semi di ginkgo sono un prodotto irritante e potenzialmente tossico. La parte carnosa può provocare reazioni allergiche gravi, oltre che causare intossicazione alimentare caratterizzata da perdita di conoscenza. 
In collaborazione con
Enrico Sangiovanni

Enrico Sangiovanni

Il Dott. Enrico Sangiovanni, lavora come Assegnista di Ricerca presso il Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari, Facoltà di Scienze del Farmaco, dell’Università degli Studi di Milano. Ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Scienze Farmacologiche presso l’Università degli Studi di Milano. Attualmente è docente a contratto del modulo di Biologia vegetale per il corso di Laurea a ciclo unico in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche dell’Università degli Studi di Milano. Ha collaborato ad attività di ricerca commissionate da Enti Istituzionali italiani ed è autore e co-autore di testi scientifici e di testi divulgativi a contenuto scientifico e di presentazioni a congressi scientifici italiani e stranieri.
Data di pubblicazione: 16 agosto 2020
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