Stimolanti dell'ovulazione

Si tratta di una categoria di farmaci utilizzati per il trattamento dell’infertilità femminile (disfunzione ovulatoria cronica). Queste molecole inducono lo sviluppo e la maturazione di uno o più follicoli nelle ovaie al fine di consentire il concepimento.
Il meccanismo d’azione degli induttori dell’ovulazione coincide con la modifica significativa dei livelli degli ormoni femminili sintetizzati.
In vista della preparazione alla fecondazione in vitro, il trattamento con questi medicinali richiede un monitoraggio periodico dei loro effetti, in particolare per quanto riguarda la proliferazione dell’endometrio (la mucosa che riveste internamente l’utero, che può essere esplorata mediante ecografie pelviche) e il dosaggio ormonale specifico, reso possibile da esami del sangue specifici.
L’induzione dell’ovulazione deve mimare i fenomeni che si verificano durante il ciclo mestruale naturale della donna, allo scopo di minimizzare gli effetti collaterali del trattamento e ridurre il rischio di formazione di un numero eccessivo di follicoli e ovociti (alla base delle fecondazioni multiple).
                                                                  

QUALI SONO I FARMACI INDUTTORI DELL’OVULAZIONE

A seconda del quadro clinico specifico di infertilità, vengono prescritti diversi farmaci induttori dell’ovulazione:
  • clomifene citrato: si tratta di una molecola ad azione antiestrogena che viene impiegata allo scopo di stimolare l’ovulazione nelle donne con anovulazione (mancanza di ovulazione) cronica non dovuta a iperprolattinemia (concentrazione di prolattina nel sangue superiore alla norma), ma principalmente a patologie quali l’ovaio policistico. Le reazioni avverse del clomifene citrato comprendono vampate di calore, distensione addominale, mastodinia (dolore alle ghiandole mammarie), nausea, disturbi della vista e cefalea. Nel 5% dei casi circa si verifica gravidanza plurima e in meno dell’1% la sindrome da iperstimolazione ovarica. Gli studi di revisione non hanno confermato l’associazione con l’aumento del rischio di insorgenza del carcinoma dell’ovaio, intorno al quale in passato erano sorti dubbi;
  • letrazolo: è classificato come un inibitore delle aromatasi (farmaci antiestrogeni che bloccano l’enzima aromatasi, responsabile della conversione degli androgeni, ormoni sessuali tipicamente maschili, in estrogeni nelle ghiandole surrenali). Il letrazolo viene generalmente prescritto alle donne sovrappeso affette da sindrome dell’ovaio policistico. Fra gli effetti collaterali correlati al suo utilizzo vi sono stanchezza e vertigini;
  • metformina: questa molecola ipoglicemizzante (che agisce riducendo il livello di glucosio nel sangue) può essere aggiunta alla terapia di induzione dell'ovulazione nelle donne con sindrome dell'ovaio policistico affette da insulino-resistenza;
  • gonadotropine ipofisarie (FSH, LH) e gonadotropina corionica: vengono prescritte alle donne nelle quali il trattamento con clomifene è stato inefficace; vengono assunte mediante iniezione sottocutanea o intramuscolare. Si tratta di induttori dell’ovulazione (in particolare della multiovulazione) che regolano l’attività dell’ovaio e vengono utilizzati per indurre la maturazione contemporanea di più follicoli in vista della fecondazione artificiale. Questi farmaci hanno rappresentato una rivoluzione nel trattamento dell’infertilità. Oggi vengono prodotte tramite tecniche di ingegneria genetica, con vantaggi significativi in termini di maggiore efficacia, dosaggi inferiori di farmaco a parità di efficacia ed un miglior controllo del rischio di fecondazioni multiple;
  • analoghi del GnRH: in determinate circostanze, prima della stimolazione ovarica viene somministrata una terapia preliminare con un farmaco analogo del GnRH. Si tratta di molecole (fra cui buserelina e leuprorelina) analoghe all’ormone di rilascio delle gonadotropine (Gonadotropin Releasing Hormone) che agiscono come fattore di rilascio di LH.


GLI EFFETTI COLLATERALI

In genere, si tratta di effetti collaterali modesti e di breve durata, come ritenzione idrica, lieve aumento di peso, cefalea occasionale e stanchezza.
Il rischio più serio è quello della sindrome da iperstimolazione ovarica, che comporta un discreto aumento del volume delle ovaie, con produzione di liquido all'interno dell'addome e comparsa di sintomi quali dolore e tensione addominale, difficoltà respiratorie e riduzione della diuresi.
Non sono stati descritti effetti nel lungo periodo.
È possibile che l’induzione dell’ovulazione non produca lo sviluppo di un numero adeguato di follicoli o che non sia comunque possibile prelevare ovociti maturi. In questo caso, il trattamento deve essere sospeso.
 
Continua a leggere
Installa subito l'APP di
e resta sempre aggiornato!