Il viaggio dei dati nella pandemia, tra datificazione, modelli previsionali e incertezze

Il viaggio dei dati nella pandemia, tra datificazione, modelli previsionali e incertezze

Il viaggio dei dati nella pandemia, tra datificazione, modelli previsionali e incertezze


Il riferimento ai numeri in questi 20 mesi di pandemia è stato ossessivo come non mai. Sulla base dei dati – o sulla presunta base dei dati – sono state prese decisioni politiche, è stata fatta comunicazione, sono state indirizzati in poco tempo dei cambiamenti fortissimi nelle abitudini di tutti noi. Ogni giorno anche il cittadino italiano meno avvezzo all’analisi dei dati si è trovato a contare morti, contagi, a quantificare nella propria mente un rischio, come qualcosa di oggettivamente determinabile. Il punto è che non lo è: il rischio si misura in termini probabilistici. Il rischio è incertezza, e la prevenzione sfuma nella precauzione.

Che cosa le scienze sociali possono realisticamente pensare di aver capito da questo “esperimento” pazzesco? Che cosa ha funzionato e che cosa no nella costruzione della fiducia da parte dei cittadini, e perché? Il 29 ottobre si è tenuto presso l’Università di Roma “La Sapienza” un incontro dal titolo Il viaggio dei dati nella pandemia, tra datificazione, modelli previsionali e incertezze, a cui chi scrive ha avuto il piacere di partecipare come relatrice, insieme a Nino Cartabellotta, presidente di GIMBE e a Federico Neresini (Università di Padova). Accanto a noi  alcuni discussant hanno animato la discussione: Attila Bruni (Università di Trento), Mario Cardano (Università di Trento), Alberto Marinelli (Sapienza Università di Roma) e Flaminio Squazzoni (Università degli Studi di Milano-La Statale). L’incontro è stato organizzato dall’AIS (Associazione Italiana di Sociologia) ed STS-Italia (Società Italiana di Studi su Scienza e Tecnologia), in collaborazione con SISEC (Società Italiana di Sociologia Economica) e SISSC (Sociologia, Cultura e Comunicazione).Che cosa le scienze sociali possono realisticamente pensare di aver capito da questo “esperimento” pazzesco? Che cosa ha funzionato e che cosa no nella costruzione della fiducia da parte dei cittadini, e perché? Il 29 ottobre si è tenuto presso l’Università di Roma “La Sapienza” un incontro dal titolo Il viaggio dei dati nella pandemia, tra datificazione, modelli previsionali e incertezze, a cui chi scrive ha avuto il piacere di partecipare come relatrice, insieme a Nino Cartabellotta, presidente di GIMBE e a Federico Neresini (Università di Padova). Accanto a noi  alcuni discussant hanno animato la discussione: Attila Bruni (Università di Trento), Mario Cardano (Università di Trento), Alberto Marinelli (Sapienza Università di Roma) e Flaminio Squazzoni (Università degli Studi di Milano-La Statale). L’incontro è stato organizzato dall’AIS (Associazione Italiana di Sociologia) ed STS-Italia (Società Italiana di Studi su Scienza e Tecnologia), in collaborazione con SISEC (Società Italiana di Sociologia Economica) e SISSC (Sociologia, Cultura e Comunicazione).

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In collaborazione con

Cristina Da Rold

Cristina Da Rold

Cristina Da Rold, giornalista freelance e consulente nell’ambito della comunicazione digitale. Si occupa di giornalismo sanitario data-driven principalmente su Infodata - Il Sole 24 Ore e Oggiscienza. Lavora per la maggior parte su temi legati all’epidemiologia, con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 è consulente per la comunicazione social media per l’Ufficio italiano dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Collabora con alcune riviste mediche più specialistiche per Il Pensiero Scientifico Editore, con cui ha pubblicato nel 2015 il libro “Sotto controllo. La salute ai tempi dell’e-health”. Nel 2019 ha messo a punto HealthCom Program, un corso di formazione online di 10 lezioni sulla comunicazione sanitaria sui social media.

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