Vitamina D: dubbi sugli integratori

Vitamina D: dubbi sugli integratori
29 giugno 2016

Benessere

Non tutti gli integratori mantengono le promesse. In carenza di vitamina D, che genera vari problemi di salute, vuoi acuti vuoi cronici, non tutti gli interventi in supplementazione producono reali benefici, se non a chi li produce e li commercializza. L’analisi viene da un gruppo di ricercatori retto da Michael Allan, direttore della Medicina Basata sull'Evidenza dell'Università dell'Alberta (Edmonton, Canada), pubblicata dal Journal of General Internal Medicine. L’indagine ha valutato l’efficacia dell'assunzione di vitamina D per ridurre cadute e fratture, migliorare la depressione e il benessere psicologico, prevenire l'artrite reumatoide, trattare la sclerosi multipla e ridurre l'incidenza dei tumori e la mortalità. Assumere vitamina D può aiutare a ridurre la frequenza delle cadute, ma non ci sono dati certi. Quanto alla prevenzione delle fratture, l’efficacia della supplementazione è dimostrata solo in combinazione con il calcio e in dosi non inferiori a 800 UI. Infine, la vitamina D può aiutare a ridurre la mortalità, ma solo del 5% circa.

In particolare, il caso in cui si hanno i maggiori benefici assumendo vitamina D, è quello delle fratture. Ipotizzando che un gruppo di soggetti ad alto rischio possa subire una frattura, quindi addebitando un 15% di probabilità di romperselo nei 10 anni successivi, e li si trattasse con una dose ragionevole di vitamina D per un decennio, si potrebbe prevenire una frattura in circa 1 persona su 50. Come ha dichiarato Allan, “questi esiti in prevenzione possono avere poco significato. Se questo è il meglio che la vitamina D può fare".

Ulteriore dato: se è vero che una supplementazione ragionevole di vitamina D non è dannosa per una persona sana non è dimostrato che non la farà stare meglio. «E' altamente improbabile che una persona di 40 anni tragga beneficio dall’assunzione di vitamina D, non ci sono evidenze scientifiche in tal senso».