Vaccino Anti-HPV: l’Australia verso l’eliminazione del cancro al collo dell’utero

Vaccino Anti-HPV: l’Australia verso l’eliminazione del cancro al collo dell’utero
02 dicembre 2018

Ricerca e Prevenzione

Indice

Introduzione

L’Australia entro i prossimi 30-40 anni potrebbe riuscire ad eliminare il cancro al collo dell’utero, grazie al programma di vaccinazioni contro il papilloma virus, cosiddette anti-HPV. È l’assunto che emerge da più studi pubblicati durante il corso del 2018 e che confermerebbero un andamento in netto calo per quanto riguarda la presenza del virus e il conseguente sviluppo del cancro al collo dell’utero. Complice il programma di vaccinazione nazionale introdotto a partire dal 2005: da quella data al 2015 la presenza del virus tra le donne di 18-24 anni è passata dal 22,7% all'1,1%.
 

Gli studi

Proprio la scorsa primavera è stato pubblicato un appello sul sito Papillomavirus Research, un osservatorio internazionale di documentazione della International Papillomavirus Society, in cui si invitano le autorità sanitarie di tutto il mondo a sviluppare piani nazionali, regionali e locali per eliminare il cancro della cervice dalla lista dei problemi di salute pubblica, come auspicato dall’Organizzazione mondiale della sanità.

HPV Test - VaccinoPochi giorni dopo è stata diramata la notizia che riguarda il caso virtuoso dell’Australia: già nel 2007, il governo federale Australiano aveva cominciato a offrire il vaccino gratuitamente alle dodicenni, estendendo nel 2013 il programma di vaccinazione ai loro coetanei maschi. Ne è risultato che nel 2016 il 78,6% delle ragazze e circa il 73% dei quindicenni maschi erano coperti dalla vaccinazione. Il risultato è presto detto: nel decennio in questione il tasso di HPV tra le donne di 18-24 anni è passato dal 22,7% all'1,1%.

Ma non solo: a partire dal 2015 i tassi di immunizzazione sono aumentati ulteriormente, e oggi, "stiamo osservando l’effetto gregge nei maschi, solo come conseguenza del programma di vaccinazione femminile”. Lo scorso ottobre è arrivata un’ennesima conferma da un articolo sulla rivista scientifica Lancet: entro il 2028, dice lo studio, i casi di cancro al collo dell’utero dovrebbero interessare meno di 4 donne ogni 100mila all’anno, con un’ulteriore riduzione nel decennio successivo tale da rendere la malattia non più un problema di salute pubblica. Agli attuali ritmi, entro il 2066 meno di una donna all’anno dovrebbe ricevere una diagnosi di tumore al collo dell’utero in Australia. Il Cancer Council Australia ha calcolato che le vaccinazioni hanno permesso di ridurre del 77 per cento la diffusione dei ceppi di HPV più pericolosi, responsabili del cancro al collo dell’utero. Difficile che risultati analoghi possano essere replicati in altri paesi del mondo, a causa delle crescente diffidenza nei confronti delle vaccinazioni.
 

L’importanza della prevenzione

HPV Immagine Donna con CartelloMa il successo non è solo dovuto una campagna di vaccinazione di grande successo ed efficacia, ma a un programma di prevenzione a tutto tondo.
A partire dal 1991, l'Australia ha introdotto un programma nazionale di screening che ha previsto un PAP test ogni due anni. A dicembre scorso, il test è stato sostituito con l’HPV-DNA test, un esame più avanzato da effettuare ogni 5 anni per le donne tra 25 e 74 anni e la percentuale di adesione allo screening è del 60% circa. L’HPV-DNA test rileva la presenza di HPV ad alto rischio prima dello sviluppo di una lesione, e anche nel nostro Paese sta cominciando a sostituire il Pap test.
 

Il papilloma virus

Il papilloma virus è molto comune e si trasmette per via sessuale: nella maggior parte dei casi è innocuo, ma alcuni suoi ceppi possono causare lo sviluppo di tumori, in particolare al collo dell’utero, se le infezioni non vengono trattate adeguatamente. Oggi nel mondo muore una donna ogni due minuti. Il carcinoma del collo dell’utero è un tumore provocato dall’HPV trasmesso per via sessuale, in particolare da 13 tipi di HPV definiti ad alto rischio. Oggi rappresenta il quarto tumore più frequente nelle donne, responsabile di circa di 270 mila decessi (l’85% dei quali nei paesi meno sviluppati) e di 530 mila nuovi casi nel mondo ogni anno, di cui 2.500 in Italia.
 

In Italia

Il Sistema sanitario nazionale garantisce la vaccinazione anti-HPV gratuitamente per tutte le adolescenti a partire dall’undicesimo anno di età, sin dal 2007/2008. La vaccinazione si è dimostrata molto efficace nel prevenire il carcinoma della cervice uterina (collo dell’utero), soprattutto se effettuata prima dell'inizio dell'attività sessuale; questo perché induce una protezione maggiore prima di un eventuale contagio con il virus HPV. La sua efficacia diminuisce infatti con il passare dell’età, ma ultimamente ne viene comunque consigliato l’impiego anche nelle donne tra i 26 e i 45 anni e comunque tra chi ha già avuto rapporti sessuali, perché esiste la possibilità di infettarsi con un tipo di HPV contenuto nel vaccino.

HPV - Vaccino - PunturaAd oggi esistono due tipi di vaccino contro il papillomavirus:
  • il vaccino bivalente protegge contro i tipi 16 e 18 (i tipi di virus in grado di causare le lesioni pretumorali)
  • il quadrivalente che offre una protezione anche contro i tipi 6 e 11 (quelli che causano il maggior numero di condilomi).
Nel nuovo Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2017-2019 la vaccinazione gratuita è prevista anche per i maschi, a partire dai nati nel 2006; una sperimentazione iniziata da tre Regioni (Sicilia, Puglia, Molise), che già a partire dal 2015 avevano introdotto la vaccinazione anti-HPV anche per i maschi nel dodicesimo anno di vita, a cui sono seguite altre (Calabria, Liguria, Friuli Venezia Giulia e Veneto) che l’hanno fatto per la coorte 2004 nel 2016. Inoltre, le Regioni Emilia-Romagna e Friuli Venezia Giulia offrono il vaccino anche agli individui, maschi e femmine, HIV positivi.
 
La comunità medica internazionale e quella italiana raccomandano di vaccinarsi. Infatti si legge sul sito ufficiale del Ministero della Salute: “Il fatto che il cancro del collo dell’utero sia di origine infettiva consente di adottare contro questa malattia una strategia sconosciuta per le altre forme di tumore. Attraverso la vaccinazione contro l'HPV è infatti possibile interrompere all’origine la catena che dall’infezione porta al cancro. Se grazie al vaccino l’organismo è in grado di contrastare l’infezione da Papillomavirus, allora non si potranno verificare i cambiamenti delle cellule del collo dell’utero, che portano allo sviluppo del tumore.” Inoltre, la somministrazione alle giovani donne ha visto una riduzione dell’incidenza di anomalie cervicali - incluse le lesioni precancerose - sia fra le ragazze più giovani (tra i 15 e i 19 anni) sia tra quelle tra i 20 e i 24 anni, quando sono state rilevate diminuzioni anche dell’incidenza delle lesioni precancerose.

Alcuni ginecologi consigliano di effettuare la vaccinazione anche se si è risultate positive al Pap test: questo perché secondo alcuni studi il vaccino potrebbe aiutare comunque l’organismo a tenere sotto controllo il virus. I dati sono confortanti perché valgono sulla popolazione generale delle giovani donne, vaccinate o meno, perché infatti il vaccino contro l’Hpv, come altri tipi di vaccini, aumenta l’immunità di gregge, ovvero riduce il rischio di infezione nei soggetti non vaccinati. Oltre a proteggere dai ceppi di Hpv contro cui è diretto, il vaccino riduce anche il rischio di essere infettati da altri. La copertura vaccinale in Italia è stata per diversi anni intorno al 70 per cento, anche se attualmente si attesta intorno al 50 per cento, per quanto riguarda le bambine nate nel 2005, poiché molte di loro non hanno ancora completato la vaccinazione, che avviene in tre fasi.
In collaborazione con
Veronica Tosetti

Veronica Tosetti

Scrivo di salute e benessere, attualità e libri per le edizioni online de "Il Libraio" e "Vanity Fair", con particolare attenzione ad approfondimenti legati a salute della donna, psicologia e benessere. Lavoro nella comunicazione digitale come content e social editor. Sono autrice e coordinatrice di progetti narrativi legati alla radio e al fumetto. Sono attiva sui principali social network, tra gli altri già citati anche su Facebook e Instagram