Vaccinazioni infantili: le regole regione per regione

Vaccinazioni infantili: le regole regione per regione
24 settembre 2017

Mamma e Bambino

Vaccini obbligatori o facoltativi? Quali affinità e divergenze Regione per Regione?

Sull'onda della proposta di legge, avanzata con grande clamore pochi mesi or sono dalle Regioni Toscana e Emilia-Romagna, tuttora, alla ripresa dell'anno scolastico, la scadenza che il Ministero della Salute si era imposta come data per la quale richiedere un adeguamento su tutto il territorio nazionale, la legge sui vaccini proposta dal Ministro della salute Beatrice Lorenzin, ancora non è ben focalizzata nei regolamenti sia scolastici che regionali.

In effetti, è stato un fulmine a ciel sereno: le motivazioni importanti di Ministero ed Enti per la tutela della salute pubblica, hanno imposto un regime di vaccinazioni con troppa tempestività, un evento assai raro per la burocrazia elefantiaca italiana. Sicuramente il decreto legge avrebbe meritato ulteriori considerazioni di margine e valutazioni collettive nel considerare le parti in causa (Ministero, enti scolastici, medici epidemiologici, case farmaceutiche, regioni, movimenti no-vax) per dipanare una matassa un pò aggrovigliata.

La legge è comunque stata avvallata dagli organi legislativi e esecutivi: nel pieno delle autonomie regionali ora le venti competenze dovranno rivolgere ai cittadini le regolamentazioni vaccinali a tutti i livelli.
Infatti, se, ovviamente il focus legislativo è stato il bambino d'età scolastica nelle fasce d'età rivolte soprattutto agli asili nido e alle scuole materne, allargandosi progressivamente agli istituti primari, tutta la popolazione italiana, con particolare attenzione alle fasce d'età senili, ha diritto alla richiesta di vaccini in base alle esigenze e possibilità di contrarre malattie di ogni tipo. Le regioni di questo dovranno farne materia di futura considerazione teorica e legislativa.
 

Le risoluzioni comuni Regione per Regione in materia di vaccinazioni infantili

Soprattutto grazie allo sprone dell'Istituto Superiore di Sanità, grazie all'intervento esplicito del Presidente Walter Ricciardi, pur mantenendo le proprie autonomie, le Regioni hanno sottoscritto un modello comune rivolto alla determinazioni di massima delle prestazioni.
Anche all'interno dell'autonomia regionale, il tetto di prezzo dei vaccini non gratuiti non dovrà superare le cifre stabilite nelle assemblee plenarie nelle quali i delegati regionali hanno sottoscritto l'accordo.

Ne consegue, ad esempio, che per alcuni vaccini, come il pneumococco, se per la Regione del Trentino Alto Adige la prestazione sarà totalmente gratuita per i bambini che frequentano l'asilo nido, all'interno dello stesso ordinamento la provincia di Trento ha invece disposto che la gratuità sarà estesa a tutte le categorie a rischio. Tutti gli altri richiedenti dovranno pagare un ticket specifico di 50 euro.

In Piemonte, ad esempio, per lo stesso vaccino è prevista la gratuità solo per i bambini considerati a rischio, esulando dalla possibilità di poter vaccinare senza spese i bambini che frequentano l'asilo, i quali dovranno pagare un ticket del costo di trenta, al massimo quaranta euro.

In questi due esempi, riferiti allo stesso vaccino, già si evince la differenza di decisione relativa alla normativa tra due regioni comparate.

Per rimanere all'interno dello stesso ambito di vaccinazione, la prevenzione vaccinale contro lo pneumococco, nella Regione 'traino' del disegno di legge del Ministro Lorenzin, la gratuità è estesa a tutte le fasce pianificando una vaccinazione distribuita in tre richiami senza nessuna spesa richiesta in tal senso.

E' fondamentale per le famiglie, all'interno di questo ancora confusionario stato legislativo, non approcciare la legge ispiratrice nazionale come riferimento unitario, ma rivolgersi all'ASL di competenza sia nella programmazione degli interventi che nella modalità, se prevista, di pagamento delle quote, i ticket previsti.
 

La conferma da parte dei Ministri e degli Assessori Regione per Regione

Rimane comunque abbastanza controversa la normativa attuale: di fondo ci sono le volontà dei tre ministri coinvolti, Lorenzin come rappresentate del Ministero per la Salute, Valeria Fedeli per l'Istruzione, Maria Elena Boschi in quanto Ministro per le Riforme Costituzionali e per i Rapporti con il Parlamento, di allargare il sentimento dei legislatori, chiedendo alle venti Regioni una risoluzione congiunta, che esuli dall'autonomia specifica alla ricerca di un'intento collettivo e nazionale nel determinare nella vaccinazione il contenimento di focolai di patologie all'interno di casistiche sporadiche.
Anche l'allargamento a dodici vaccini ha richiesto una forte predisposizione da parte dei rappresentanti delle Regioni al superamento del concetto di autonomia rivolto ad una collettiva disposizione normativa, intento in parte riuscito.
Solo alcune Regioni hanno inizialmente decretato divergenze, alle volte immediatamente rientrate, come nel caso del Presidente Zaia della Regione Veneto.
 

La richiesta delle Associazioni di pediatri in materia di vaccinazioni infantili

Una delle voci in capitolo è stata ovviamente quella delle Associazioni di categoria dei pediatri, i quali hanno da subito espressamente richiesto un'ordinamento unico, spronando il governo centrale e le autonomie locali e regionali a superare le divisioni ideologiche per far fronte come blocco compatto alla possibili epidemie di malattie eliminabili alla fonte grazie alla possibilità di vaccinare.

In questo grande dibattito anche il fronte no-vax ha contribuito a sollevare una questione importante: il vaccino deve essere imposizione o scelta consapevole da parte dei genitori? Sicuramente il sentimento di queste due 'fazioni' ha avuto la grande capacità di spronare ogni assessorato regionale alla salute a riconsiderare la vaccinazione, soprattutto riferita alle case farmaceutiche, alla possibilità di diluire nel tempo le stesse, senza troppi accorpamenti di vaccini all'interno della stessa somministrazione. Nei regolamenti regionali si stanno evidenziando queste riconsiderazioni e anche se la volontà è comune nel vedere i vaccini come strumento per il quale riportare le percentuali di bambini trattati a valori prossimi alla totalità, ogni Regione ha decretato soprattutto canali informativi personalizzati, costi personalizzati, opportunità di gratuità più o meno diffuse.
Ogni ASL sarà preposta a fornire ai genitori delucidazioni e documentazioni adatte all'inserimento scolastico dei bambini e alle vaccinazioni in età infantile.