Umanizzazione delle cure: la situazione aggiornata

Umanizzazione delle cure: la situazione aggiornata
14 gennaio 2019

Benessere

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Mettere il paziente, e non la malattia, al centro del percorso terapeutico è possibile e misurabile. A quarant’anni dalla nascita, il Sistema sanitario supera la sufficienza sull’umanizzazione delle cure, ma il cammino è ancora lungo. Vi consigliamo prima di continuare la lettura di approfondire il nostro articolo: "CANCRO E MALNUTRIZIONE: CAUSA DI MORTE PER IL 25% DEI PAZIENTI"

A delineare il quadro della situazione è la ricerca: “La valutazione partecipata del grado di umanizzazione delle strutture di ricovero” realizzata da Agenas (Agenzia Nazionale per i servizi sanitari Regionali), in collaborazione con Cittadinanzattiva, Regioni e Province Autonome nel 2017-2018. Cittadini, operatori e associazioni, secondo il report, promuovono con la media del sette l’umanità di ospedali e case di cura, ma sono da migliorare la relazione con il paziente, l’accessibilità fisica, la vivibilità e il comfort di questi luoghi.

Il primo risultato di questa ricerca è sicuramente nel mettere la relazione umana come parte integrante del percorso terapeutico perché parte dalla consapevolezza che il processo di guarigione non si raggiunge esclusivamente con la medicina. Il nuovo paradigma di cura misura l’ospedale/struttura di ricovero, non solo in base all’efficienza economica, l’efficacia degli esiti, la disponibilità di innovazioni assistenziali tecnologiche e terapeutiche, ma anche con la capacità di accogliere il paziente nel suo insieme, con tutte le sue esigenze psicologiche e sociali.
 

La ricerca

L’umanizzazione delle cure non è un concetto astratto, un principio di buona volontà, ma un percorso ben preciso con obiettivi concreti e misurabili.
Il metodo seguito in questa ricerca ha visto il coinvolgimento dei cittadini in tutte le fasi; dal monitoraggio, fino alle proposte di miglioramento. In totale hanno partecipato oltre 800 professionisti e operatori sanitari e più di 700 cittadini appartenenti a circa 300 associazioni di volontariato.
La valutazione ha interessato 417 strutture di ricovero (Ospedali a gestione diretta, Aziende Ospedaliere, Aziende Ospedaliere Universitarie - Policlinici, IRCCS e Case di cura private accreditate).
I dati di 142 quesiti (item), sono stati suddivisi in 4 aree (ostetricia, pediatria, pronto soccorso e terapia intensiva), un focus per l’ospedale senza dolore e uno sulla multiculturalità.

Immagine che rappresenta una corsia di un ospedale con infermieri che camminano e un'infermiera che aiuta un malatoI risultati promuovono il Sistema sanitario indicando, per l’umanizzazione delle cure, una media nazionale intorno a 7 su una scala da 1 a 10. Ci sono però ampi spazi di miglioramento, in particolare nella relazione con il paziente, nell’informazione di terapie e percorsi, nell’accessibilità fisica, nella vivibilità e comfort dei luoghi di cura. Ottengono punteggi più bassi, in particolare, le piccole strutture ospedaliere che evidenziano gli effetti dovuti anche a un disinvestimento subito in questi anni.

La ricerca, inoltre, mette in evidenza la necessità di lavorare per la trasparenza delle informazioni per i cittadini, che devono essere messi in grado di scegliere consapevolmente il percorso terapeutico. Tale attenzione diventa cruciale in una società multiculturale per rispondere ai nuovi cittadini e alla società che sta rapidamente cambiando: mancano informazioni multilingue su moduli informativi, amministrativi o per il consenso informato.

Perfino i siti web degli ospedali spesso mancano di almeno una lingua alternativa all’italiano. (Tutti i dettagli nelle tabelle commentate e nel file originale). Il cammino iniziato grazie all’Agenas, con questa ricerca, rappresenta in pratica quanto stabilito già dalla legge 833/78, con cui è stato fondato il Sistema sanitario nazionale, e nel Patto della Salute (punto 5.1), cioè il coinvolgimento dei cittadini nelle politiche sanitarie, in particolare nella valutazione del livello di umanizzazione delle cure. Si tratta di un cambiamento culturale che le strutture sanitarie coinvolte nella ricerca hanno già sperimentato per la presenza fisica di equipe locali composte da professionisti sanitari e cittadini impegnati, fianco a fianco, a valutare e contestualmente a proporre specifici piani di miglioramento alle Direzioni aziendali dei luoghi di cura.

La metodologia impiegata è innovativa non solo nel fotografare il livello di umanizzazione del nostro sistema, ma nel guardare al futuro in maniera propositiva affinché su tutto il territorio vi siano strutture sanitarie confortevoli e personale adeguatamente formato per rispondere ai bisogni dei pazienti più fragili. Del resto, prestare le cure mediche guardando al malato nel suo insieme è di per sé uno straordinario strumento terapeutico.

 

Curare con il cuore

Un percorso terapeutico che permetta al paziente di sentirsi una persona, e non un numero, richiede uno sforzo organizzativo e l’acquisizione di un metodo che nasce fin dalla formazione universitaria. Di questi temi hanno discusso vari esperti nazionali nel corso dell'evento 'Curare con il cuore', organizzato al Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs di Roma. Il primo passo, hanno sottolineato i relatori, è cambiare prospettiva.

“Tutto il personale”, ha affermato l'ideatore dell'evento Massimo Massetti, direttore dell'Area Cardiologica del Gemelli, “deve lavorare sinergicamente, non seguendo logiche di reparto, ma una sola logica, che è quella del paziente e della sua malattia. Curare il malato ancora prima della malattia. Occuparsi del malato a 360 gradi, non solo della sua malattia biologica, ma anche del suo malessere psicologico e della sua sofferenza".
immagine che mostra una dottoressa col naso da clown visitare un bambino
Tale approccio dovrebbe essere acquisito fin dalla formazione universitaria. "Gli studenti”, ha osservato Rocco Bellantone, preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università Cattolica, “vanno educati e formati con la testimonianza. Se il loro tirocinio viene fatto accanto a docenti che trascurano il dialogo col paziente, è difficile che poi sentano dentro di loro questo tipo di missione. La cura nasce dal dialogo con il paziente e dal conforto".
 
"Spesso”, ha evidenziato Walter Ricciardi, presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, “gli ospedali e, in generale, i luoghi di cura, che dovrebbero essere i luoghi più umani, diventano invece luoghi disumani, dove il paziente si sente abbandonato e in difficoltà. Questo non perché non ci siano medici o infermieri bravi, ma perché i ritmi, le tensioni e lo stress molto spesso li riducono a operatori tecnici e non a persone che curano altre persone”. La sfida è quindi organizzare l'assetto funzionale dei luoghi di cura affinché siano veramente in funzione dei cittadini.

Non è facile: servono risorse e investimenti, ma soprattutto serve un cambiamento culturale, a partire dalle università, cioè dove si formano i nuovi operatori sanitari. Nuova organizzazione e nuova formazione del personale sono sicuramente due elementi chiave per raggiungere il traguardo dell’umanizzazione delle cure. Il problema è che proprio il personale medico, attualmente, è in sofferenza. In Italia ci sono i medici con l’età media più alta d’Europa (55 anni) e il numero di infermieri per pazienti è la metà rispetto a quello della Germania.

Non basta la buona volontà: servono investimenti concreti nel personale, invece, purtroppo, da anni non solo non ci sono investimenti governativi, ma continui tagli. L’ultimo rapporto di Cittadinazattiva e Tribunale del malato (Pit Salute 2018) evidenzia proprio come la scarsità di personale metta a rischio l’umanizzazione delle cure previsto dal Patto della Salute.

 

Sintesi e Tabelle

I dati illustrati nelle tabelle di seguito sono stati presi dalla ricerca: "La valutazione partecipata del grado di umanizzazione delle strutture di ricovero".


Voto medio per struttura in base al numero di posti letti

I punteggi più alti sono per logistica, segnaletica (8,9) e rispetto della privacy (7,6). Non raggiungono la sufficienza, l’impegno per la non discriminazione culturale, etnica, religiosa (5,6); l’accessibilità fisica totalizza 6,7 per la semplificazione delle procedure (6,3).
grafico che mostra i dati


 

Focus ostetricia

I voti più alti (9,7) premiano la disponibilità del Rooming (bambino in camera con la sua mamma), indicazioni chiare per raggiungere il blocco per il parto e la presenza di corsi preparatori. I voti più bassi sono per la disponibilità di supporto psicologico alle neomamme (7), le sale d’attesa poco accoglienti (spesso sedie lungo il corridoio) e senza distributori di bevande in supporto a padri o familiari mentre aspettano il lieto annuncio (6,7). Il voto più basso (6,1) è sulla disponibilità di parto anelgesia/parto senza dolore che non è garantita nelle 24 ore.
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Focus pediatria

I punteggi più alti sono per la decorazione degli ambienti (9,6) e l’accesso senza limiti di orario per i genitori dei bambini (9). Il punteggio cala però a 6 per i limiti di accesso dei genitori nella terapia intensiva. Non raggiungono la sufficienza e sono quindi aree dove migliorare l’informazione, con opuscoli dedicati a spiegare le procedure diagnostiche, e di assistenza ai bambini (5,7). Gravemente insufficiente risulta essere la sala operatoria (4,5) che non è a misura di bambino.
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Focus pronto soccorso

La sala d’attesa del pronto soccorso è stata premiata con il massimo del punteggio per il numero dei posti a sedere, e sempre sopra il 9 l’accoglienza e la disponibilità di distributori di bevande e climatizzazione. Aspetti da migliorare, dato che non raggiungono la sufficienza sono la possibilità di ricevere vitto a chi è in ospedale per una visita al pronto soccorso e la presenza di uno schermo TV in sala d’attesa. Molto insufficiente è invece l’aspetto della pulizia dei bagni.
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Focus terapia intensiva

La sala d’attesa è un luogo accogliente (9), ma andrebbe migliorato, perché non raggiunge la sufficienza,  l’accesso dei parenti, applicando il modello delle “terapie intensive aperte” che prevedono l’estensione di orario di accesso ai visitatori (4) e la possibilità  di non indossare obbligatoriamente tutti i dispositivi di barriera (5,2).
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Focus ospedale senza dolore

Sicuramente adeguata è la presenza di strumenti per la valutazione del dolore nelle unità operative per pazienti in oncologia e nella chirurgia generale (9,6).Buona l’informazione al paziente sulla gestione del dolore postoperatorio. Premiata con un 8 la formazione dei medici e infermieri. Raggiunge il 6, ma è da migliorare, la possibilità di partorire senza dolore.
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Focus multiculturalità

L’assistenza religiosa per i cattolici e la presenza di una cappella cattolica raggiungono i punteggi più alti nella classifica. Per gli stranieri un mediatore culturale non è sempre presente. Insufficiente il punteggio per  la presenza di opuscoli informativi multilingue su sevizi/prestazioni ma anche per l’accesso alle cure o il consenso informato/ uffici amministrativi e siti web per pazienti stranieri. L’assistenza religiosa per i non cattolici è un altro aspetto che resta gravemente insufficiente.
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In collaborazione con
Maddalena Guiotto

Maddalena Guiotto

Giornalista con laurea in farmacia e master in bioetica, ho sempre scritto di salute, sanità e farmaceutica. Ho maturato esperienze professionali a livello di agenzie stampa internazionali, Tv, carta stampata e siti web. Nel collaborare con testate come "Le Scienze", "Corriere Salute", "Aboutpharma" e "iFarma", ho potuto affinare le mie competenze in vari aspetti del giornalismo su web. Oggi scrivo anche di benessere e digital health, sempre partendo da dati scientifici certi e documentati.