Tumore alla tiroide: intervista alla dott.ssa Elisei

Tumore alla tiroide: intervista alla dott.ssa Elisei
31 maggio 2018

Ricerca e Prevenzione

 

Intervista alla Dott.ssa Rossella Elisei

Professore associato di endocrinologia e dirigente medico unità operativa endocrinologia
presso l’Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana

 

 


Quanto è diffuso il tumore alla tiroide?

La neoplasia alla tiroide rappresenta il 4% di tutti i carcinomi umani. La sua incidenza negli ultimi 20 anni è andata crescendo, ma ciò dipende probabilmente dalla migliorata capacità diagnostica. Grazie all'introduzione dell'ecografia, infatti, oggi riusciamo a individuare noduli di piccole dimensioni che in passato sfuggivano al nostro controllo.

In percentuale, le donne sono molto più interessate da questo tumore rispetto agli uomini, in un rapporto di 4 a 1, mentre la fascia di età più coinvolta è quella tra i 45 e i 50 anni.
 


Esistono esami di screening contro questa neoplasia?

Un esame sanguigno di screening in funzione preventiva contro il tumore alla tiroide non esiste. L'unica possibilità è l'ecografia, ma non è pensabile eseguirla in larga scala.

Si stima, infatti, che ben il 70% degli over 50 nel nostro Paese abbia un nodulo alla tiroide. Soltanto in un 5% dei casi, però, questo è un tumore maligno. Per questa ragione, non viene presa in considerazione l'ipotesi di un'ecografia di screening a tappeto, in quanto allarmerebbe inutilmente la popolazione senza che vi sia una patologia realmente in atto. L'esame viene proposto, quindi, solo se sussistono fattori di rischio, come ad esempio la famigliarità o un aumento di volume della ghiandola.

 

Il tipo di alimentazione può aiutare a prevenire?

Dato che la formazione dei noduli dipende anche dalla carenza di iodio, endemica in Italia, la principale forma di prevenzione a tavola è l'assunzione di sale iodato. Questo alimento è consigliabile a tutti indistintamente perché consente di raggiungere il giusto apporto del minerale. Ovviamente è bene non abusarne perché, come è noto, il sale favorisce l'ipertensione. La regola quindi è di usarne poco ma che sia iodato. Riguardo ad altri alimenti che contengono iodio, come il pesce, non apportano una quota di minerale significativa per cui non è necessario condizionare la propria dieta per questa ragione.

 

Come si arriva alla diagnosi e quali trattamenti sono indicati?

Una volta individuata la presenza del nodulo, bisogna capirne la natura. Per farlo, sono necessari l'agoaspirazione in associazione all’esame citologico. In pratica, si esegue un prelievo dal nodulo e si analizzano le sue cellule in laboratorio. Questa fase diagnostica è di pertinenza dell’endocrinologo: è molto importante che questi abbia esperienza nella esecuzione dell’agoaspirazione e lo stesso vale per il citopatologo per quanto riguarda la lettura del vetrino.
 
 
Se il nodulo risulta maligno, l'intervento di scelta è la tiroidectomia, cioè l'asportazione chirurgica della tiroide. In alcuni casi, però, è più indicato un intervento conservativo di lobectomia o - quando il carcinoma è al di sotto del centimetro e il paziente è d'accordo - può bastare una vigile osservazione: cioè un monitoraggio del nodulo ogni 6 mesi per i primi due anni e a seguire una volta all'anno, per capire se tende a espandersi.

 

C’è il rischio che possa originare metastasi?

La possibilità di metastasi a distanza è un'eventualità che è difficile escludere a priori, è tuttavia rara in quanto presente nel 5% dei casi. Il paziente, quindi, va monitorato regolarmente e il dosaggio della tireoglobulina può dare delle indicazioni utili in questo senso. L'ecografia del collo, inoltre, è già sufficiente per sapere se il tumore è uscito dalla tiroide andando a interessare i linfonodi.
 


Come scegliere l’ospedale dove sottoporsi all’intervento?

La prima cosa da valutare è l'esperienza maturata dal centro, cioè il numero di interventi di tiroidectomia eseguiti in un anno. Inoltre è altrettanto importante il follow up, cioè la presa in carico del paziente dopo l'operazione, che richiede che a seguire il paziente sia un endocrinologo esperto di tumore alla tiroide o, in alternativa, un medico nucleare, qualora si rendesse necessaria la terapia radiometabolica.
 


Quando serve una valutazione della tiroide per prevenire le patologie tiroidee?

Un controllo della ghiandola è consigliabile in presenza di fattori di rischio quali ad esempio famigliarità, poliabortività o difficoltà a concepire. Il malfunzionamento della ghiandola, infatti, può anche ostacolare l'avvio di una gravidanza e aumentare il rischio di aborto spontaneo. Se il difetto non viene corretto con il giusto dosaggio di farmaci, si ha una maggiore probabilità di andare incontro a parto prematuro o di avere un bambino di basso peso. Per queste ragioni, è importante che la donna con tireopatia venga monitorata per tutta la gravidanza dal punto di vista endocrinologico oltre che ginecologico.

 
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