Trichinella dai maiali all'uomo, cosa può causare

Trichinella dai maiali all'uomo, cosa può causare
29 marzo 2018

Alimentazione

La trichinosi (o trichinellosi) è una malattia che si trasmette dall’animale all’uomo a causa dei nematodi della Trichinella. Questo parassita che si localizza da prima nell’intestino, successivamente da origine ad una nuova generazione di larve che si spostano verso i muscoli dove poi si incistano. Gli animali che possono essere infettati da questo parassita sono molteplici appartenenti sia alla categoria di mammiferi, sia di rettili, sia di uccelli, in modo particolare ad essere colpiti sono gli animali carnivori e onnivori (maiale, cinghiale).
 

Trasmissione all’uomo

La trasmissione all’essere umano avviene solamente per via alimentare, l’uomo mangiando la carne non cotta adeguatamente o addirittura cruda di un animale infetto può essere infettato. I casi di registrati in Italia di persone contagiate da trichinellosi sono quasi tutti collegati all’assunzione di carne suina (maiale e cinghiale) ed equina. In Sardegna, nella provincia di Nuoro, sono stati segnalate circa dieci persone ammalate a causa dell’assunzione di carne di cinghiale.

È importante sottolineare che il periodo di incubazione varia dai cinque ai cinquanta giorni e la trichinellosi non si trasmette da uomo a uomo.
 

Sintomatologia, diagnosi e cura

Nell’animale affetto da trichinellosi spesso la malattia è asintomatica.

Nell’uomo, invece, i sintomi di questa malattia si manifestano in modo più o meno grave: sudorazione, febbre alta, dolori ai muscoli, vomito e diarrea. Ci sono stati soggetti che manifestavano anche orticarie, debolezza e spossatezza, nonché congiuntiviti. Alcune complicanze di queste sintomatologie, causate dalla proliferazione delle larve nell’organismo, hanno fatto registrare anche dei casi di decessi, soprattutto causati da miocardite e successivo infarto del miocardio.

Gli stadi evolutivi più ricorrenti della patologia:

- Nel giro di uno due giorni dalla contaminazione c’è l’inizio dei primi sintomi: diarrea, vomito e febbre principalmente.

- Dopo una settimana le larve causano mal di testa e dolori muscolari ed articolare, spossatezza e talvolta sintomi di congiuntivite.

- Nell’eventuale terza fase, che può portare al decesso, tra la seconda e l’ottava settimana, possono riscontrarsi: delirio, atassia, difficoltà della respirazione, tosse, emorragie di vario genere, vertigini, insufficienza renale e infiammazioni del miocardio.

Nella stragrande maggioranza dei casi di trichinellosi regitrati in Italia, i pazienti hanno manifestato solo sintomi di lieve entità è la guarigione è avvenuta senza complicazioni. La diagnosi nell’uomo si esegue attraverso degli esami sierologici o biopsia muscolare.

Ancora non esiste una vera cura per la trichinellosi, la somministrazione da parte del medico a pazienti affetti da questa malattia sono principalmente corticosteroidi e analgesici che servono ad alleviare i sintomi.

La profilassi animale è fondata sull’introduzione nei macelli di un determinato esame: l’esama trichinoscopico che si fa, a campione, sulle carcasse di animali.
 

Come evitare la trichinellosi?

Per evitare un’infezione di questa malattia è importante rispettare alcune semplici misure igienico sanitarie.
  1. Prima di tutto, la cottura della carne. Infatti la carne va consumata molto bene cotta perché una temperatura elevata (sopra i 65°) distrugge eventuali parassiti presenti nei tessuti muscolari dell’animale infetto. Per ovviare, è possibile provvedere al distruzione delle larve attraverso un congelamento di oltre 30 giorni ad una temperatura di -15°.
  2. Fondamentale è anche il controllo da parte del veterinario della carne macellata a domicilio (suina in particolare). Lo specialista come da normativa vigente (in Sardegna ad esempio la profilassi della trichinellosi prevede obbligo di sottoporre ad esame trichinoscopico le carni degli animali recettivi abbattuti durante la stagione venatoria) provvede a sottoporre la carne all’esame del trichinoscopico.
  3. Impedire ai suini allevati di mangiare carne cruda, al fine di ritrovarsi la trichinella negli alimenti.
  4. Procedure come affumicamento, cottura a microonde NON garantiscono la distruzione del parassita.
 


Normativa: attuazione misure di prevenzione

L’Unione Europea con proprio regolamento n.2075 del 2004 ha stabilito che il controllo preventivo della presenza di Trichine nella carne deve essere sistematico.

Dunque, se la carne non supera il controllo effettuato da un veterinario non può essere in messa sul mercato e quindi non viene mangiata. Pertanto la carne che troviamo al supermercato al in macelleria può (in teoria) essere considerata sicura.

Il problema nasce con la carne proveniente dalla caccia: in questo caso le Asl offrono a pagamento un duplice servizio di controllo.
Il primo, quello più costoso, prevede la visita per la macellazione domiciliare, il secondo, quello più economico, è il controllo degli organi dell’animale macellato.

Si tratta di due casi di controllo facoltativi (solo per la vendita è obbligatorio, no per il consumo personale da parte del cacciatore). Entrambi i servizi di controllo richiedono circa una settimana di tempo per avere gli esiti.

 
In collaborazione con
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