COVID-19, videointervista a Tommasa Maio (FIMMG): quando e come contattare il medico?

COVID-19, videointervista a Tommasa Maio (FIMMG): quando e come contattare il medico?

Covid-19, certificati, ricette elettroniche, tamponi: quando e come contattare il medico?
 
Intervista a Tommasa Maio, Segretario Nazionale Fimmg della Continuità Assistenziale e Responsabile nazionale Fimmg Area-Vaccini 



Ritratto fotografico della Dott.ssa Tommasa MaioTre-quattro linee di febbre, qualche colpo di tosse, un leggero mal di gola. Sintomi lievi, che in una situazione normale non desterebbero preoccupazione, oggi - con la pandemia di Covid-19 in corso - richiedono una valutazione più attenta.
Se insorgono o se si sospetta un'infezione, è importante seguire alla lettera le indicazioni del Ministero della Salute: mai recarsi in Pronto Soccorso o in ambulatorio, ma chiamare il medico di famiglia, il pediatra, la guardia medica o uno dei numeri di emergenza: 112 o 1500. Sarà il medico anche a valutare l'opportunità di un tampone o la necessità di un ricovero.
Primo punto di riferimento per i cittadini, il Medico di Medicina Generale vede oggi molto aumentato il suo carico di lavoro. Sono molte le problematiche che si trova ad affrontare in questo momento di emergenza. Dalle tante richieste di certificati di malattia, alla necessità di reperire dispositivi di protezione, all'opportunità di ricorrere alla ricetta dematerializzata introdotta in varie Regioni: quali sono i fronti aperti? E quali raccomandazioni si possono dare ai cittadini affinché contribuiscano al contenimento dei contagi e alla tutela dei soggetti più a rischio?
Lo abbiamo chiesto a Tommasa Maio, Segretario Nazionale Fimmg della Continuità Assistenziale e Responsabile nazionale Fimmg Area-Vaccini
 

La FIMMG (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale) ha segnalato il problema delle troppe richieste di certificati di malattia, triplicate rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso: i Medici di Medicina Generale sono in difficoltà? 


Sicuramente il carico burocratico di lavoro è notevolmente aumentato perché un numero maggiore di persone si rivolge a noi rispetto al solito. L'attenzione da parte nostra dev'essere massima a tutela non solo del singolo, ma anche della collettività. Per questo, prendiamo le dovute precauzioni anche in presenza di sintomi di lieve entità che possono essere collegati al Covid-19. Ciò che ci sta mettendo in difficoltà è che, per paura del contagio, ci vengono richiesti certificati di malattia quando questa non esiste. E talvolta le richieste sono stimolate dai datori di lavoro.

Ciò che è nostra facoltà certificare è la temporanea incapacità al lavoro per uno stato di malattia in atto. Chi insiste per ottenere un certificato in assenza di sintomi sta chiedendo al medico di compiere un reato. Non bisogna poi confondere il ruolo del medico di famiglia con quello del medico competente o della commissione d'invalidità, deputata a valutare la congruità dell'ambiente di lavoro e delle mansioni del lavoratore rispetto alle sue condizioni di salute. Questi sono ambiti che esulano dalla nostre possibilità di giudizio. La situazione attuale ci sta mettendo alla prova e rischia di minare il rapporto di fiducia medico-paziente. È importante, invece, che questo resti sereno per poter rispondere al meglio ai bisogni della popolazione in un momento così drammatico.
 

Quanto alla carenza di mascherine, in quali condizioni sono costretti a lavorare i Medici di Medicina Generale? La FIMMG ha lanciato una raccolta fondi per l'acquisto di questi presidi? 


Fotografia che ritrae un medico al telefonoLa FIMMG insieme a CittadinanzaAttiva - in attesa che chi di dovere si attivi per mettere al riparo i medici di famiglia, i medici di continuità assistenziale e i medici dell'emergenza dal rischio contagio, garantendo loro il necessario ricambio dei dispositivi di protezione - hanno deciso di lanciare una raccolta fondi per recuperare questi strumenti essenziali ed evitare di dover lavorare a “mani nude”.
Chi volesse contribuire può farlo anche solo con il versamento simbolico di 1 euro. Basta seguire le istruzioni riportate sul portale www.fimmg.org.
L'assenza di questi dispositivi, infatti, rappresenta un rischio non solo per il medico, ma anche per la comunità. Se questi viene contagiato, diventa veicolo d'infezione: eventualità grave, considerando che la maggior parte dei pazienti sono persone fragili. Inoltre, se il medico si ammala sarà costretto ad astenersi dal coprire il prezioso servizio offerto fino a quel momento. 
 

Sei regioni (Lombardia, Veneto, Sardegna, Emilia Romagna, Toscana e Abruzzo) hanno introdotto la ricetta medica elettronica per la prescrizione dei medicinali di fascia A, così da evitare ai cittadini il viaggio verso l’ambulatorio: pensate sia opportuno estenderla al più presto a tutta Italia?


Assolutamente sì. Questa è una battaglia che stiamo conducendo da prima che scoppiasse l'emergenza. In un momento in cui invitiamo i cittadini a restare in casa e ad evitare le occasioni di contagio, è inconcepibile che un anziano affetto da una patologia cronica, per garantirsi una terapia che assume regolarmente, debba prima venire in studio per avere la ricetta - stazionando magari nella sala d'aspetto insieme ad altre persone - per poi recarsi in farmacia.

Con l'introduzione della ricetta dematerializzata, può contattare il medico telefonicamente o via email senza doversi recare in ambulatorio fisicamente. Una volta fatta la prescrizione, il farmacista, grazie a un semplice lettore, potrà allegarla al codice fiscale e consegnare il farmaco. Questa modalità è vantaggiosa sia per il medico di famiglia, oggi costretto a centellinare al massimo i contatti con i propri pazienti per il sovraccarico di lavoro, sia per gli anziani, che così risultano più protetti. È vergognoso che molte Regioni non si siano ancora adeguate.
C’è un altro servizio particolarmente prezioso che può essere richiesto: è quello svolto dai volontari che, in molte realtà, stanno provvedendo all'acquisto dei medicinali per conto dei soggetti più fragili, per sollevarli dall'incombenza di recarsi in farmacia. 
 

In questi giorni si sta parlando molto dei tamponi e della necessità di ampliare la platea per tracciare i casi positivi asintomatici. Anche l'OMS ha invitato i Immagine che ritrae dei tamponi per la ricerca da nuovo coronaviruspaesi più colpiti a farlo. Siete d'accordo che i test andrebbero fatti più a tappeto? 


In questo momento, in Italia non siamo nelle condizioni di fare il tampone a tutta la popolazione. Un solo test, comunque, non sarebbe sufficiente, bisogna farne almeno due. Il secondo serve ad assicurarsi che il paziente si sia effettivamente liberato dall’infezione. Altrimenti, una volta finita la quarantena, pensando di non essere più contagioso, sarebbe portato a modificare i suoi comportamenti e ad abbassare la guardia.
Una via maggiormente percorribile consiste nel fare il tampone agli operatori sanitari per evitare che diventino incolpevoli vettori d'infezione. È necessario, infatti, rintracciare i positivi asintomatici che, in mancanza di presidi, rischiano di contagiare i pazienti. Se iniziassimo da queste categorie già metteremmo in sicurezza una parte importante della popolazione.
 

Quali consigli si possono dare agli anziani autosufficienti: è l'autoisolamento la strategia più tutelante per loro? 


Assolutamente sì, ed è forse l'unica praticabile. Gli anziani autosufficienti devono restare nelle loro abitazioni, evitando contatti con potenziali veicoli d'infezione, che possono essere anche i loro famigliari. Alla spesa e all'acquisto di farmaci dovrebbero preferibilmente provvedere gli altri componenti, depositando ciò che serve sull'uscio di casa. Meglio evitare, anche che i bambini vengano portati avanti e indietro dalla propria abitazione a quella dei nonni. Capisco la difficoltà in cui versano tante famiglie, dove entrambi i genitori lavorano, in concomitanza con la chiusura delle scuole. Un'opportunità, in questo senso, però, è rappresentata da alcune misure - come il congedo parentale o i voucher baby-sitter - pensate per sostenere i genitori.
Va da sé che gli anziani non dovrebbero uscire nemmeno a fare una passeggiata o a comprare il pane. Significherebbe esporsi inutilmente a un rischio, considerando che quella a cui appartengono è la fascia di età che sta pagando il prezzo più alto in questa pandemia.
 

Una questione che sembra stare molto a cuore ai cittadini: si fa torto a qualcuno ad andare a farsi una corsa in solitaria?


Sì, si fa torto a tutta l'Italia. Le immagini trasmesse dalla tivù dei camion militari che trasportano le bare fuori dalla città di Bergamo dovrebbero imporre a tutti un comportamento più responsabile. 
Posso comprendere - anche se fino a un certo punto - i genitori che lasciano i figli ai nonni in assenza di alternative. Ma qui si parla di persone che escono di casa con motivazioni davvero futili
 

Chi dal Nord si reca al Centro-Sud può creare inconsapevolmente un danno alla comunità?


Io sono una siciliana che abita al Nord. Nessuno più di me può capire lo stato d'animo delle persone corse a prendere il treno per raggiungere i famigliari al Centro-Sud, ma è stato un errore madornale. Questi ragazzi sono stati inconsapevoli vettori d’infezione.
Non tutti, poi, hanno seguito alla lettera le precauzioni suggerite, isolandosi dal resto della famiglia. Il risultato è che ora la pandemia sta iniziando a dilagare anche nel resto del Paese. Imploro tutti, quindi, a un maggior senso di responsabilità.
La situazione è grave e nessuno può sottrarsi dal fare la propria parte, che si trattasse anche solo di rinunciare a fare jogging o di stare in isolamento a casa propria.


 
In collaborazione con
Michela Crippa

Michela Crippa

Giornalista professionista, da oltre dodici anni mi occupo di giornalismo medico-scientifico per le riviste e i siti del Gruppo Sfera (Rizzoli) scrivendo principalmente di salute e alimentazione. Ho lavorato come redattore presso il mensile "Donna e Mamma" e oggi curo la rubrica delle news in primo piano di "Io e il Mio Bambino" e realizzo reportage sulle strutture ospedaliere per la sezione viaggi nei centri di eccellenza. Inoltre lavoro come addetta stampa del portale Dove e Come Mi Curo.
Data di pubblicazione: 25 marzo 2020
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