Test molecolare per le vaginosi batteriche

Test molecolare per le vaginosi batteriche
07 settembre 2016

Mamma e Bambino

Messo a punto da un team dell’università di Bologna, è in grado di misurare le alterazioni della flora batterica, agevolando il contrasto alle infezioni che potrebbero indurre malattie sessualmente trasmesse e causare una serie di problemi in gravidanza. Si chiama VaginArray, è un test molecolare in grado di monitorare la popolazione di batteri vaginali mediante 17 tipi di “sonde", ciascuna in grado di valutare le varie specie dell’ecosistema vaginale, dai batteri fisiologici a quelli patologici. I germi vengono così individuati e quantificati, in base all’intensità della fluorescenza emessa da ciascuna “sonda". Ulteriore vantaggio, il metodo consente di valutare gli effetti delle terapie antibiotiche, in quanto ne segue la progressione.

Il test molecolare sarà fondamentale per la diagnosi e il monitoraggio delle infezioni vaginali, in continuo aumento, come riferisce il dottor Francesco De Seta della Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’Ospedale materno-infantile Burlo Garofolo di Trieste: «Le abitudini sessuali (rapporti orali) sono uno dei fattori di rischio per le vaginosi batteriche, accanto al fumo e altre condizioni che le favoriscono: disturbi intestinali, carenza di vitamina D, ipotiroidismo, anemia con carenza di ferro».

Le vaginiti batteriche vedono la proliferazione di germi anaerobi che tendono a rimpiazzare i lattobacilli presenti normalmente in vagina, con innalzamento del pH vaginale (da 4,5 a oltre 7) e comparsa di perdite abbondanti, maleodoranti, prurito, bruciore e dolore nei rapporti sessuali. Da evitare, sempre, il “fai da te", anche se già si sono avuti episodi simili in passato perché nel 60% dei casi le donne che pensano di adottare una terapia già sperimentata cadono in errore. Occorre una diagnosi certa che solo il ginecologo può fare. Nel 10% dei casi di vaginosi batteriche il fenomeno è ricorrente, può verificarsi anche tre o quattro volte in un anno, va quindi indagato se non vi sia condizioni predisponenti alla recidiva. L’infezione acuta, va detto, si cura con successo nel 90% dei casi.

Quanto alla gravidanza, le vaginosi batteriche possono incidere sulla salute della mamma e del bambino. Le donne che hanno la tendenza a perdite maleodoranti dopo il ciclo, per esempio, dovrebbero essere indagate per capire se hanno infezioni in atto e per impedire una progressione verso vaginiti ricorrenti.