Tatuaggi: controindicazioni e rischi

Tatuaggi: controindicazioni e rischi

Benessere

Ultimo aggiornamento: 14 ottobre 2019

Indice


Un tatuaggio è una forma di body art che consiste nell’imprimere con l’inchiostro, in modo indelebile sulla pelle, simboli, disegni più o meno ampi, frasi e nomi. I tatuaggi, detti anche tattoo, impiegati da sempre nelle società tribali sono diventati sempre più popolari negli ultimi anni e l’Italia, secondo una ricerca, guida la classifica dei paesi con più persone tatuate al mondo. Secondo il Pew Research Center, quasi il 40% dei nati dopo il 1980 hanno almeno un tatuaggio. I tatuaggi sono una forma comune di auto-espressione, ma danneggiano anche la pelle e possono causare complicazioni. In Italia, dati dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) gli italiani tatuati sono circa 7 milioni, quasi il 13% della popolazione, con una leggera prevalenza di donne: il 13,8% contro il 11,7% degli uomini. Il primo viene in genere richiesto attorno ai 25 anni, anche se non mancano i minorenni tatuati: sono il 7,7% degli under 18. Farsi tatuare ormai è una questione di poche ore, ma non mancano possibili complicazioni ed effetti collaterali. Questa facilità, inoltre, non dovrebbe impedire di riflettere bene sulla decisione di modificare il proprio corpo in modo permanente:il 17,2% dei soggetti tatuati progetta di rimuoverlo e di questi il 4,3% ha già provveduto.

Una moda in calo?

tatuaggi tribaliDati alla mano, secondo una ricerca condotta dall’istituto tedesco Dalia nel 2018 su un campione di quasi 10 mila partecipanti, provenienti da tutto il mondo, quasi il 38% degli interrogati aveva un tatuaggio, e la maggioranza erano donne di età compresa dai 20 ai 40 anni. Non solo, la popolazione più tatuata al mondo è quella italiana (48%), seguita a ruota da svedesi (47%) e americani (46%). Alla domanda: “Avete rimpianti riguardo ai vostri tatuaggi?”, il 72% ha risposto di no e in particolare, solo il 15% degli italiani tatuati ha ammesso di voler tornare indietro, una delle percentuali più basse.  Anche i numeri di una ricerca condotta dall’Istituto Superiore di Sanità concordano: in Italia si stima che più di 7 milioni di persone si siano tatuate almeno una volta nella vita. Tuttavia c’è un cambiamento in atto. Mentre decenni fa i tatuaggi erano appannaggio di alcune minoranze, quasi un modo ancestrale, tribale di appartenenza alla stessa tribù (come i rapper anni Novanta), oggi è un fenomeno diffuso anche, se non soprattutto, tra i ceti alti: un tatuato su quattro (25,1%), infatti, risiede nel Nord Italia, il 30,7% ha una laurea e il 63,1 % lavora. E attenzione ai minorenni: sono pari al 7,7%.

Cos’è un tatuaggio?

I tatuaggi sono marchi o disegni permanenti realizzati sulla pelle. Consiste nell’esecuzione di punture superficiali con l’obiettivo di introdurre sostanze coloranti nelle ferite. Tradizionalmente la decorazione era progettata per durare per sempre o quasi. Negli ultimi decenni sono state sviluppati anche tecniche e materiali in grado di permettere la realizzazione di tatuaggi temporanei. La tecnica sfrutta lo stesso principio della macchina da cucire, con uno o più aghi che pungono la pelle da 50 a 3000 volte al minuto. A ogni puntura l’apparecchiatura inietta minuscole gocce d’inchiostro sottopelle. Il processo del tatuaggio, che viene effettuato senza anestesia e può durare anche diverse ore per i disegni più grandi, provoca un leggero sanguinamento (che viene asciugato spesso durante l’operazione) e causa dolore, da lieve a molto forte a seconda della zona trattata. La durata varia da 15 minuti a numerose sedute, a seconda dell’estensione del disegno.  Il tatuaggio temporaneo si realizza applicando sulla pelle un impasto di polvere di hennè ottenuta dalle foglie della Henna.  

Come scegliere il tatuatore

tatuatoreLa realizzazione di un tatuaggio richiede di fatto di rompere l’integrità della pelle, barriera di difesa esterna naturale del corpo e il contatto con sostanze estranee (inchiostro) e metalli che conferiscono i colori. Il procedimento comporta, inevitabilmente, l’esposizione a rischi per la salute tra cui: infezioni, reazioni allergiche e altre complicazioni, oltre ovviamente al dolore più o meno forte (a seconda della zona e della propria sensibilità) percepito durante il disegno.

Nella scelta del tatuatore è necessario tenere presente alcuni requisiti di sicurezza: la presenza di una licenza (anche se in Italia non è prevista una formazione particolare), la presenza di misure igieniche come il lavaggio delle mani e il cambio di guanti per ciascun cliente. Ago e tubicini devono essere estratti da un pacchetto sigillato prima di iniziare a lavorare. Anche i pigmenti e i contenitori devono essere nuovi. L’attrezzatura deve essere sterilizzata in autoclave prima di essere impiegata solo in un cliente. I dati dell’Istituto Superiore di Sanità mostrano che ancora il 13,4% lo ha fatto al di fuori dei centri autorizzati e ciò può costituire una rilevante fonte di rischio. Non solo, il 3,3% dei tatuati dichiara di aver avuto complicanze o reazioni: dolore, granulomi, ispessimento della pelle, reazioni allergiche, infezioni e pus. In tutti questi casi, solo il 12,1% si è rivolto a un dermatologo o al medico di famiglia (il 9,2%) e il 27,4% si è rivolto al proprio tatuatore, ma più della metà (il 51,3%) non ha consultato nessuno. In generale, comunque, solo il 58,2% degli intervistati è informato sui rischi.

Tipi di Tatuaggio

Oltre al tatuaggio artistico, ci sono tatuaggi con finalità medica, utilizzato per coprire condizioni patologiche della cute e restituire l'aspetto di una pelle sana oppure come complemento agli interventi di chirurgia ricostruttiva: ad esempio, nelle ricostruzioni mammarie per definire l'areola del capezzolo. È un tatuaggio anche il trucco permanente o PMU (Permanent Make Up) per simulare il trucco ad esempio, dell'arcata sopraccigliare e del contorno delle labbra. Esiste infine il tatuaggio post traumatico, riconducibile alle conseguenze di un trauma o di un incidente: delle sostanze pigmentate rimangono intrappolate sotto la pelle e danno luogo a piccole macchie o linee di colore blu o nero.

Controindicazioni al tattoo

In alcune situazioni sottoporsi ad un tatuaggio può essere controindicato o sconsigliato. Tra queste c’è la gravidanza, presenza di allergie, malattie croniche, autoimmuni,  infettive, epilessia, difetti di coagulazione,  l’assunzione di farmaci che alterano  la pigmentazione della pelle o la coagulazione del sangue. Il tatuaggio non dovrebbe essere fatto in aree sottoposte a chirurgia o radioterapia o dove è stato rimosso un tatuaggio tramite laser.

Attenzione ai pigmenti

Gli effetti a lungo termine dell'inchiostro e dei coloranti per tatuaggi rimangono sconosciuti. Sono più di 50 i coloranti utilizzati nei tatuaggi approvati per l'uso nei cosmetici, ma il rischio di iniettarli sotto la pelle non è chiaro anche perché nessuna colorazione è stata ufficialmente approvata da agenzie governative per l'iniezione sotto la pelle. Se il problema per i colori scuri è la presenza di metalli pesanti, per i colori chiari il rischio sono le ammine aromatiche, sostanze cancerogene presenti nel 30% degli inchiostri presenti sul mercato.  

A marzo 2019 il Ministero della Salute ha lanciato un allarme per nove coloranti che possono causare reazioni allergiche e sono potenzialmente cancerogeni. Nel dettaglio, i pigmenti incriminati  sono: Dubai Gold, Sailor Jerry Red, Black Mamba, Green Beret, Hot Pink, Banana Cream, Lining Green, Lining Red Light e Blue Iris. Semplificando si può dire che sono a rischio i colori per tatuaggi rossi, gialli e arancioni.

I coloranti nerofumo, cioè neri, grigi, argento etc., possono contenere sostanze cancerogene (idrocarburi policiclici). Anche i pigmenti fluorescenti sono a rischio perché spesso sono venduti senza etichettatura. 

Tatuaggi e i rischi per la salute

Farsi un tattoo espone al rischio di compromettere in modo più o meno grave il benessere fisico, ma anche la salute. Oltre alla questione traumatica degli aghi, va considerato che gli inchiostri sono comunque dei corpi estranei e alterano la condizione fisiologica del tessuto cutaneo. Ecco una sintesi dei principali e più diffusi problemi fisici che possono presentarsi in seguito a un tatuaggio anche a distanza di anni dalla realizzazione del disegno.
 
Reazioni allergiche. Gli inchiostri per i tatuaggi, soprattutto il rosso e il nero, possono causare reazioni allergiche della pelle,  cioè un’eruzione cutanea pruriginosa nella zona tatuata. Allergie acute e ipersensibilità ritardata (anche a distanza di anni)rappresentano la maggior parte delle complicazioni. Tale condizione si aggrava con l’esposizione al sole. I disturbi della pigmentazione della pelle si sono riscontrati nel  5-15% dei pazienti che hanno impiegato la terapia con laser per rimuovere i tatuaggi indesiderati. Allergie simili possono verificarsi anche con inchiostri temporanei.
 hiv
Infezioni. Su circa 60 milioni di europei che si sono sottoposti a tatuaggi, tre milioni hanno sviluppato un’infezione. Se l’attrezzatura usata per realizzare il tatuaggio è contaminata da sangue infetto, c’è il rischio di contrarre diverse malattie trasmesse dal sangue, come l’epatite B, l’epatite C, il tetano e (con minori probabilità) l’HIV, cioè il virus che provoca l’AIDS.
 
Infezioni cutanee. Si  possono presentare infezioni batteriche locali, caratterizzate da rossore, gonfiore, dolore e dalla presenza di pus.
 
Granuloma. Si tratta di piccoli nodulini che si formano sottopelle, a testimonianza di una reazione immunitaria del corpo verso una sostanza percepita come estranea. Si tratta di cicatrici e cheloidi, ovvero cicatrici evidenti della cute che si possono estendere oltre i limiti della lesione primitiva. Tali lesioni possono formarsi sia quando il tattoo  viene fatto, sia  quando viene rimosso. Secondo il report di un caso clinico pubblicato sugli Annals of Internal Medicine un pigmento di un tatuaggio fatto dieci anni prima, ha simulato quello che, inizialmente, era stato diagnosticato come linfoma (un tumore).  Il problema è spesso associato ai colori rosso e verde, ma altri pigmenti possono essere responsabili, incluso il nero. 
 
Alterazione della sudorazione. Le pelli tatuate, come rivelano degli studi recenti, producono in media il 50% di sudore in meno con valori di sodio molto più alti rispetto a quelli della pelle non tatuata. Questo significa che maggiore è la superficie di pelle tatuata e (soprattutto schiena, braccia o altre zone ricche di ghiandole sudoripare), più alto è il rischio di  andare incontro a colpi di calore e shock elettrolitici per un alterato meccanismo di termoregolazione dell’organismo che, in caso di accumulo di calore, fatica a raffreddarsi.
 
Psoriasi. Circa il 20% dei soggetti con psoriasi che si tatuano registra un peggioramento della patologia. Come è noto, nei soggetti predisposti alla patologia, i sintomi si manifestano in seguito a stimoli esterni (stress, farmaci, infezioni) e tra questi va annoverato anche il tatuaggio. La pratica è da sconsigliare perché troppo spesso la malattia si manifesta anche in zone dove non era presente in precedenza, peggiorando lo stato complessivo di salute del paziente.
 
Complicazioni durante la risonanza magnetica. In rari casi i pazienti riferiscono gonfiore e bruciore sul tatuaggio quando si sottopongono a esami radiologici come la risonanza magnetica. Tale effetto collaterale può assumere particolare rilevanza in caso di tatuaggi sul viso, come per esempio trucchi permanenti. Gli inchiostri dei tatuaggi, specialmente quelli scuri contengono metalli pesanti. Le radiofrequenze della risonanza magnetica agiscono sul metallo e lo scaldano fino a provocare ustioni della pelle
 
Rischio di cancro. L’argomento è spesso sottovalutato, ma dovrebbe essere oggetto di maggiore attenzione. Negli inchiostri usati per i tatuaggi sono contenute delle sostanze potenzialmente cancerogene. Si tratta di metalli, idrocarburi, ftalati considerati cancerogeni e pericolosi per il sistema endocrino. Il benzopirene, contenuto nell’inchiostro nero, sarebbe capace di favorire lo sviluppo del tumore alla pelle.
 
Tatuaggi e melanoma. Non esiste un rapporto causa effetto dimostrato scientificamente tra tatuaggio e melanoma. Però il colore del tatuaggio può nascondere l’insorgere di macchie sulla pelle e ritardare la diagnosi di tumore. Il 70% dei melanomi nasce su pelle sana e non ha niente a che vedere con nei preesistenti.  Il consiglio è quello di farsi controllare i tatuaggi almeno una volta all’anno, perché una diagnosi tempestiva può salvare la vita.
 
Disturbi alla visione. È stato recentemente portato all’attenzione della comunità medica il caso di un ragazzo di 26 anni che lamentava disturbi della visione (che risultava offuscata, oltre a presentare un arrossamento degli occhi) iniziati in concomitanza ad una reazione allergica a un tatuaggio effettuato sul braccio. La diagnosi finale è stata di uveite indotta da tatuaggio. Probabilmente il soggetto era geneticamente predisposto e la pratica del tattoo è stato un fattore scatenante per il problema visivo.
 

Dopo un tatuaggio: cosa fare

Le precauzioni da osservare dipendono dal tipo e dall’estensione del tatuaggio. Di solito si rimuove la medicazione dopo 24 ore e si applica una crema antibiotica sull’area per facilitare la guarigione. La zona del tatuaggio va tenuta pulita e lavata delicatamente con acqua e sapone. Per asciugare, invece di strofinare a pelle va tamponata. È importante che l’area resti idratata, per questo è opportuno applicare una crema idratante non aggressiva più volte al giorno. Per alcune settimane il tatuaggio va tenuto riparato e va assolutamente vietata l’esposizione al sole. Di solito in due settimane la pelle guarisce. Le croste eventualmente presenti non vanno rimosse per ridurre il rischio di infezioni e non favorire la formazione di cicatrici che danneggiano il disegno. Se il rossore e il dolore non si risolvono nel giro di qualche giorno, è bene rivolgersi al medico.
 

Tatuaggi temporanei: non privi di rischi

tatuaggio henneAnche tattoo che si possono applicare sulla pelle con un batuffolo di cotone inumidito e che scompaiono nel giro di qualche giorno possono causare reazioni allergiche per la presenza di additivi colorati che, approvati per l’uso cosmetico sulla pelle, possono comunque dare problemi.

Un esempio tipico di tatuaggio temporaneo è l’henné, un pigmento, di origine vegetale, che tuttavia è approvato solo come tintura per capelli e non per l’applicazione diretta sulla pelle, come avviene invece nella procedura cosmetica nota come mehndi.
L’henné di solito produce una tinta marrone, marrone aranciato o marrone tendente al rossastro, quindi, per produrre altri colori, ad esempio quelli in commercio come henné nero ed henné blu, devono essere aggiunti altri ingredienti. Reazioni allergiche sono più frequenti quando si usa l’henné nero che può contenere il colorante catrame di carbone (p-fenilendiamina o PPD). Come è noto, in campo cosmetico la p-fenilendiamina è utilizzabile solo come tintura per capelli: non è approvata per l’applicazione diretta sulla pelle. Oltre agli additivi coloranti, le reazioni allergiche potrebbero essere dovute a  ad altri ingredienti come i solventi. In ogni caso sull’etichetta devono essere indicati tutti i componenti. Se  non c’è la dichiarazione degli ingredienti, si tratta di prodotto contraffatto.

Rimozione del tattoo

Tra i celebri pentiti del tatuaggio che, in seguito a una rottura amorosa, hanno deciso di rimuovere i segni sulla pelle brillano Angelina Jolie, Johnny Depp e l’ex coppia Gwyneth Paltrow e Chris Martin. La richiesta di rimuovere un tatuaggio può essere dovuta a motivi diversi: sociali, culturali o fisici, dato che alcuni possono causare reazione allergiche croniche anche anni dopo averlo fatto. Esistono tecniche sicure ed efficienti per rimuovere i tatuaggi permanenti non più desiderati, anche se la spesa e il dolore associati alla rimozione sono in genere superiori a quelli sostenuti per l’applicazione. Poiché i tatuaggi sono opere uniche, quindi la rimozione deve essere fatta su misura  del disegno e dei colori impiegati, oltre all’area interessata.

I tatuaggi fatti da un professionista, ad esempio, tendono a penetrare più in profondità nella pelle in modo uniforme, l’uniformità permette ai dermatologi di usare tecniche che rimuovono zone più ampie di pelle tatuata, a parità di profondità. I tattoo di minore qualità sono applicati in modo discontinuo, quindi possono essere più difficili da rimuovere. Gli inchiostri di colore blu scuro e nero sono particolarmente difficili da eliminare, ma anche i tatuaggi professionali fatti con alcuni dei colori più moderni e con i colori pastello non sono facili da rimuovere. Lo specialista a cui rivolgersi è il dermatologo che può procedere al trattamento in ambulatorio, in anestesia locale, con diverse tecniche.
  • Laser. Il raggio laser ad alta intensità sui pigmenti colorati è la tecnica di rimozione standard perché è estremamente efficace, con pochi rischi ed effetti collaterali. Il tipo di laser usato è tarato in base al colore del pigmento e possono essere necessarie varie sedute ottenere il risultato completo. I colori più difficili da cancellare sono il verde chiaro e il celeste.
  • Dermoabrasione. La tecnica consiste nello scartavetrare la pelle per rimuovere gli strati superficiali e quelli poco profondi del tatuaggio. L’applicazione poi di alcuni farmaci permette di riassorbire l’inchiostro riportato in superficie con la tecnica usata.
  • Escissione chirurgica. In alcuni casi il tatuaggio deve essere rimosso con il bisturi con estrema precisione. Tale procedura non è indicata per tatuaggi estesi.
Effetti collaterali o complicazioni. Anche se spesso sono lievi, possono comprendere: alterazione del colore della pelle nella zona trattata, infezioni, rimozione non perfetta dell’inchiostro, lievi cicatrici. Da tre a sei mesi dopo la rimozione del tatuaggio può comparire una cicatrice leggermente ispessita o in rilievo.

Il futuro: tatuaggi diagnostici

Potrebbero sembrare dei normali tatuaggi, ma stelle frecce, triangoli e fiori disegnati sulla pelle potrebbero diventare presto dei sensori di salute. Un team di ricercatori tedeschi dell'Università tecnica di Monaco (Technische Universität München) ha messo a punto una miscela di pigmenti in grado di cambiare il colore in risposta alle variazioni nel nostro corpo delle concentrazioni di tre specifici parametri indicatori dello stato di alcune patologie: glucosio (diabete), albumina (malattie epatiche e renali) e pH. Finora, spiegano i ricercatori sulle pagine della rivista Angewandte Chemie International Edition, i nuovi tatuaggi sono stati testati su alcuni campioni di tessuto dei maiali, ma potrebbero in futuro passare alle sperimentazioni sugli esseri umani e un giorno consentire a pazienti e medici di monitorare in tempo reale alcune malattie croniche, come diabete, patologie cardiache e renali.
 
In collaborazione con
Maddalena Guiotto

Maddalena Guiotto

Giornalista con laurea in farmacia e master in bioetica, ho sempre scritto di salute, sanità e farmaceutica. Ho maturato esperienze professionali a livello di agenzie stampa internazionali, Tv, carta stampata e siti web. Nel collaborare con testate come "Le Scienze", "Corriere Salute", "Aboutpharma" e "iFarma", ho potuto affinare le mie competenze in vari aspetti del giornalismo su web. Oggi scrivo anche di benessere e digital health, sempre partendo da dati scientifici certi e documentati.
Data di pubblicazione: 18 ottobre 2019