Smartphone e Nomofobia: i pericoli della dipendenza

Smartphone e Nomofobia: i pericoli della dipendenza
06 febbraio 2018

Benessere

Sempre più persone in Italia camminano per strada con gli occhi fissi sullo smartphone, da cui paiono ipnotizzati. Chi ha indagato sul fenomeno – gli americani lo chiamano smartphone walking - riferisce che il 53% degli uomini italiani consulta il telefonino anche mentre fa jogging o porta a spasso il cane. Nelle donne Il fenomeno è ridotto al 48%, con abitudini differenti: non si staccano dal telefonino mentre sono in giro per shopping, fanno la spesa all’ipermercato o accompagnano i figli a scuola. Molto varia in base all’età: è frequente (58%) nella fascia tra i 30 e i 45 anni, si riduce - di poco, 54% - nei giovani tra i 16 e i 29 anni, è meno significativo (46% dei casi) per chi ha più di 50 anni.

Quanto alle città dove si è investigato, il fenomeno sembra maggiormente diffuso a Milano, dove coglie il 61% delle persone ed è più limitato a Palermo, dove i pedoni ipnotizzati dallo smartphone sono il 53%. Ovviamente il problema coinvolge la sicurezza di chi fa smartphone walking e di chi ne subisce la distrazione. Urti e conseguenti cadute sono la prima sgradita conseguenza del fenomeno, senza dimenticare che chi è succube dei telefonini dimentica le dimensioni sociali di un incontro, con relativo saluto, e le relazioni interpersonali che vengono così compromesse.
 

Gli adolescenti e il rapporto con gli smartphone


La diffusione degli smartphone nel mondo ha avuto una progressione rapidissima: il primo iPhone risale al giugno 2007, solo l’anno successivo sono arrivati i primi Android. All’inizio interessavano il 10% delle vendite ma hanno raggiunto in breve il 40% di tutti i prodotti hi-tech di consumo. Negli Stati Uniti il “tasso di adozione" ha superato il 60% della popolazione mentre in Italia è qualcosa meno (52,8%). Secondo uno studio americano il 75% dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni prende in mano il cellulare appena alzato dal letto. E secondo una ricerca inglese gli adolescenti controllano il cellulare ogni 4,3 minuti, ovvero 221 volte al giorno.

«Il motivo per cui giovani e meno giovani sono sempre connessi tramite uno smartphone», spiega lo psicologo Gabrielli, «è perché regalano una curiosa sensazione di sicurezza (dettata dalla rete, dalla possibilità di recuperare le informazioni), di essere più produttivi (si può sempre consultare la mail, i social) e meno annoiati perché sembrano poter sostituire i videogames, la televisione e qualsiasi altra attività a portata di internet. Ma a questa sicurezza si affianca anche una curiosa sensazione di distrazione perenne: anche se intrattenuti, passare tanto tempo di fronte a un cellulare è considerata un’attività frustrante».

Secondo un sondaggio, il 70% degli intervistati dice che lo smartphone dà un senso di maggiore libertà, mentre il 30% dice che è come “un guinzaglio".

Lo studio americano sulla dipendenza da smartphone degli adolescenti, realizzato da Common Sense Media, ha coinvolto 620 ragazzi e i loro genitori, per un totale di 1.240 interviste telefoniche da cui è emerso che in più di un terzo delle famiglie il problema è causa di discussioni quotidiane. Un adolescente su due si sente dipendente dal suo apparecchio mobile e il 59% dei genitori è di identico parere. C’è di più: il 72% dei ragazzi sente di dover rispondere immediatamente a sms, messaggi ricevuti sui social network e altre notifiche. I genitori non sono da meno: il 48% di loro sente di dover rispondere subito alle notifiche ricevute. Nessuno insomma può gloriarsi.

 

Smartphone e bambini piccoli: un connubio da evitare


Sotto i due anni, ostacola lo sviluppo delle capacità linguistiche.

E’ quanto emerge da uno studio presentato al congresso delle Società Pediatriche, svoltosi il 6 maggio 2017 a San Francisco. La ricerca, condotta tra il 2011 e il 2015 su quasi 900 bambini di età compresa tra i 6 mesi e i 2 anni, ha evidenziato che nei piccoli che trascorrevano più di 30 minuti di tempo al giorno usando tablet o smartphone il rischio di presentare ritardi nello sviluppo verbale aumentava del 50%.

I risultati dello studio scoraggiano l’uso di dispositivi touch in bambini di età inferiore ai 18 mesi, anche se oramai questi sono dispositivi di trovano dappertutto.

Questa ricerca è tra le prime condotte in bambini così piccoli, ma non è l’unica in corso sugli effetti dannosi dello smartphone. Ad esempio da un certo tempo si sta studiando come la diffusione degli smartphone abbia creato una nuova dipendenza patologica, nominata nomofobia.
 

Che cos'è la nomofobia?

 
Si chiama nomofobia (dall’inglese no-mobile) e indica la dipendenza da smartphone. Chi ne soffre ha il timore ossessivo di non essere raggiungibile via cellulare. Se lo si perde, manca la linea o la batteria, si arriva ad avere veri e propri attacchi di panico, con vertigini, tachicardia e mancanza di respiro. Il nomofobo non spegne mai il cellulare. Deve essere sempre rintracciabile, magari adducendo motivi lavorativi.

I più colpiti sono i giovani tra i 18 e i 25 anni, con una leggera prevalenza di uomini. Il fenomeno è in forte crescita. Alcuni studi già da tempo richiamavano l’attenzione sul problema.

Una causa a questo comportamento si può trovare nell’uso dei social: abusandone si trascurano i rapporti umani, aumentano le distanze tra le persone. Se il social manca, subito ci si sente isolati, senza contatti con il mondo “virtuale”, spesso l’unico conosciuto.

Una ricerca svolta in Gran Bretagna da YouGov, ente di ricerca britannico, ha costatato che il 53% degli utenti di telefono provano forme d’ansia in assenza del cellulare. Lo studio è stato condotto su oltre 2.000 persone. La ricerca ha anche rilevato che i livelli di stress sono simili a quelli del giorno delle nozze, con tanto di tremarella alle gambe, o a quelli di una visita dentistica.
 

Disintossicazione in 30 giorni

Altro che tutti pazzi per amore, oggi sono tutti pazzi per lo smartphone, tanto che non si può pensare un attimo di rimanerne senza.

La tecnologia senza dubbio semplifica la vita: in troppi però sembrano incapaci di gestire tanta innovazione.
Se non si “disconnette” mai, il sistema nervoso non riposa e finisce per stancarsi troppo. Il risultato? Una riduzione delle funzionalità e della creatività, che ha bisogno anche di spazi di noia per svilupparsi al meglio, oltre che di sperimentare in prima persona.

Negli adolescenti l’utilizzo continuo di smartphone può avere degli effetti negativi sullo sviluppo corporeo, sociale e personale, per non parlare del rischio di dipendenza.

La psicoterapeuta newyorkese Nancy Colier, nel 2016, ha pubblicato sul tema il libro “The Power of off”, una sorta di elogio ai momenti “offline”: “Trascorriamo troppo tempo a fare cose che non ci interessano davvero, in un mondo virtuale che non ci nutre come esseri umani”.
Colier suggerisce un programma di disintossicazione in 30 giorni, ma consiglia almeno tre passi:
  1. Distinguere il tempo passato sul web per semplice abitudine da quello lavorativo o usato per scambiarsi informazioni necessarie con famigliari e amici.
  2. Poco per volta diminuirne l’uso dello smartphone, iniziando a toglierlo dal tavolo durante il pranzo e la cena e non controllando i social mentre siete con gli amici. Provare ogni giorno ad aggiungere nuovi momenti senza telefonino.
  3. Chiedersi cosa sia realmente di valore per noi, cosa ci nutre l’anima e ci fa stare bene.