La sete: cosa succede se è troppa o troppo poca?

La sete: cosa succede se è troppa o troppo poca?
20 settembre 2018

Benessere

Indice

Introduzione

Il corpo umano è composto essenzialmente da acqua; nei neonati costituisce il 75% del peso corporeo, ma questa percentuale è destinata a diminuire con l'avanzare dell'età, infatti, negli adulti si attesta intorno al 60% e negli anziani scende ulteriormente.

Questi numeri fanno chiaramente capire quanto sia importante assumere liquidi al fine di garantire il corretto funzionamento dell'organismo e di tutti i suoi organi in quanto la disidratazione è, infatti, una condizione molto pericolosa che può inficiare pesantemente lo stato e le performance del corpo.

Vediamo nel dettaglio che cos'è la sete e cosa può scatenere un eccesso o una drastica diminuzione dello stimolo a bere consludendo soffermandoci sull'assunzione di liquidi nel corso della stagione calda e sulla regolazione dello stimolo della sete nella terza età.

Che cos'è la sete e da che cosa viene regolata?

La sete può essere definita come il desiderio di introdurre liquidi nel proprio corpo. Alcuni ricercatori americani della Stanford University hanno condotto un'interessante ricerca dalla quale si desume che un gruppo di cellule, situato nel nucleo preottico mediano, sovraintende allo stimolo della sete, lo traduce nel bisogno di bere e regola il comportamento preposto a soddisfare tale necessità.

Il soggetto avverte l'esigenza di introdurre liquidi non appena il livello di acqua nel corpo scende dell'1-2% e tale sensazione aumenta progressivamente.

È, però, bene sottolineare che l'idratazione ottimale non è la stessa per tutti gli organi; l'organismo è disseminato di sensori e ciascuno di questi comunica la carenza d'acqua all'area cerebrale di competenza.

La polidipsia o eccesso di sete

L'eccesso di sete, meglio noto come polidipsia, causa nel soggetto l'ingestione di notevoli quantità di liquidi.
Lo spasmodico bisogno di bere può derivare da fattori fisiologici o patologici.

Appartengono alla prima categoria:

  • intensa sudorazione derivante dall'esercizio fisico;
  • pasto particolarmente salato;
  • abuso di alcolici;
  • giornata afosa.

Fanno parte della seconda:

  • diabete;
  • insufficienza renale;
  • disidratazione.

Questa condizione si presenta frequentemente nei soggetti affetti da diabete mellito non controllato; gli stessi riferiscono, inoltre, poliuria (aumento delle urine emesse che possono superare i 2 litri nell'arco dell'intera giornata), perdita di peso, scarso appetito e astenia.

Il diabete insipido si contraddistingue, invece, per la frequente necessità di urinare e l'aumento incontrollato della sete.

L'insufficienza renale cronica (con conseguente malfunzionamento dei reni) è spesso accompagnata dal bisogno costante di introdurre liquidi nell'organismo, necessità di urinare frequentemente, pallore, edema diffuso, astenia, fiato corto, alitosi e crampi.

L'assunzione di determinati farmaci può condurre, inoltre, a un aumento della sete; tra questi si annoverano alcuni antidepressivi, i diuretici tiazdici e gli anticolinergici.

La polidipsia può essere anche la diretta conseguenza della disidratazione che si manifesta quando nel corpo vi è una carenza d'acqua imputabile a:

  • alterazione della temperatura;
  • emesi;
  • dissenteria;
  • ustioni;
  • regimi alimentari scorretti.

Lo stimolo continuo a introdurre liquidi non deve, comunque, mai essere sottovalutato ed è bene rivolgersi al proprio medico curante che disporrà gli accertamenti del caso.

Le altre patologie da non escludersi sono:

  • Chetoacidosi diabetica.
  • Colpo di calore.
  • Mieloma multiplo.
  • Morbo di Cushing.
  • Neoplasia epatica.
  • Sindrome di Fanconi.

Adipsia o mancanza del senso di sete

L'adipsia è una condizione rara che si contraddistingue per la mancanza di sete e si manifesta, molto spesso, in concomitanza della disidratazione (il soggetto non assume liquidi a sufficienza o perde gli stessi per effetto di vomito e dissenteria).

Le cause dell'adipsia sono molteplici e tra queste si annoverano:

  • tumore bronchiale;
  • cirrosi epatica;
  • lesione cerebrale;
  • disfunzione a carico dell'ipotalamo;
  • ictus.


Tale situazione deve essere valutata attentamente al fine di:

  • stabilire le modalità con cui si è palesata (improvvisamente o con il trascorrere del tempo);
  • stimare il bisogno di bere (il soggetto beve meno oppure non ne sente alcun bisogno);
  • individuare altri possibili sintomi quali per esempio disfagia (difficoltà a deglutire), dispnea (difficoltà a respirare), variazione della quantità di urina emessa, alterazione del colore dell'epidermide, cefalea, dolorabilità alla pancia, attacchi improvvisi di sete e altro ancora.

Lo specialista, in attesa di formulare una diagnosi precisa, può prescrivere al paziente una terapia di reidratazione per via endovenosa finalizzata al ripristino delle riserve idriche.

La sete in estate

Nel corso della stagione estiva si registrano un aumento del tasso di umidità e l'innalzamento delle temperature esterne.

Nell'organismo scatta, quindi, un meccanismo di autodifesa: il soggetto inizia a sudare e questo fenomeno impedisce che la temperatura corporea si alzi pericolosamente.

Tale reazione è, però, accompagnata dalla perdita di liquidi con conseguente riduzione del livello di sali minerali e vitamine; l'ipotalamo 'invia', quindi, lo stimolo della sete in modo tale che il soggetta possa reintegrare quanto perso attraverso la sudorazione.

Si evince, perciò, l'importanza di assumere liquidi nel corso dell'estate al fine di scongiurare:

  • una possibile disidratazione;
  • pericolosi colpi di calore.

Il fabbisogno idrico giornaliero è fortemente influenzato da diversi fattori e tra questi si annoverano:

  • età del soggetto;
  • costituzione;
  • stile di vita condotto.

Gli specialisti di norma consigliano di assumere 2 litri d'acqua al giorno, ma coloro che praticano attività sportiva possono tranquillamente arrivare a 3 o 4.

Gli anziani costituiscono, invece, un capitolo a parte: lo stimolo della sete, con il passare degli anni, diminuisce e il rischio di una possibile disidratazione aumenta in modo proporzionale.

Costoro devono essere particolarmente accorti e monitorati; per questo motivo è fondamentale che l'assunzione di liquidi avvenga prima ancora di avvertirne il bisogno.

Le norme da seguire possono essere così riassunte.

  • Bere frequentemente e a piccoli sorsi in modo tale da favorire l'assorbimento di liquidi ed evitare possibili shock a carico dell'apparato digerente.
  • Evitare l'assunzione di bevande eccessivamente fredde.
  • Assumere un bicchiere d'acqua prima di fare colazione.
  • Limitare l'introito di liquidi nel corso dei pasti perché questi possono ostacolare la digestione.


Le bevande che possono essere ingerite sono le seguenti.

  • Acqua naturale (evitare quella gassata) a temperatura ambiente.
  • Infusi e tisane senza caffeina e/o teina.
  • Centrifugati e spremute.
  • Succhi di frutta.

Limitare, invece, il più possibile:

  • birra;
  • vino;
  • superalcolici;
  • caffè;
  • bibite frizzanti ad alto tenore di zucchero.
     

Acqua sì... ma con moderazione

L'acqua serve per idratarsi, come è stato già asserito. Quando beviamo i reni lavorano per eliminare i liquidi in eccesso e con essi le scorie presenti nel sangue. Fin qui tutto bene. Se beviamo troppo però, i reni possono non riuscire a eliminare tutta l'acqua che servirebbe. In questo caso, per fortuna abbastanza raro, l'organismo può andare in iponatremia, con livelli di sodio in circolo molto bassi. Il sangue risulta cioè troppo diluito. Se accade si finisce in terapia intensiva, come è successo a una donna in Inghilterra che aveva esagerato con gli infusi.

Attenzione quindi non solo all'acqua che si beve, ma anche alle tisane. I liquidi assunti dovrebbero essere sempre tra i 2 e i 2.5 litri. Per essere precisi, bisognerebbe moltiplicare il proprio peso per 0.03 per ottenere i litri ideali da bere durante una giornata in condizioni normali.
 

La sete negli anziani

Il meccanismo che regola la sete con il passare degli anni diventa meno efficiente e le persone anziane rientrano, perciò, in quella che viene definita una categoria a rischio per la possibile e pericolosa disidratazione.

Spesso il soggetto non avverte il bisogno di assumere liquidi e questo può accadere quando il corpo si trova già in una situazione di deficit.

Vi sono, inoltre, altri fattori non trascurabili:

  • perdita di funzionalità da parte dei reni;
  • difficoltà nella deglutizione;
  • incontinenza per effetto della quale la persona evita di bere per limitare le possibili perdite di urina;
  • depressione e forme di demenza che non permettono all'individuo di rendersi conto dei reali bisogni.

Esistono, comunque, dei piccoli accorgimenti che permettono di limitare il rischio di disidratazione nelle persone della terza età.

  • Proporre bevande alternative all'acqua come succhi di frutta e spremute.
  • Preparare piatti ad alto contenuto di liquidi come minestre e zuppe.
  • Privilegiare gli alimenti particolarmente ricchi d'acqua.
 

Consigli utili per scegliere l'acqua giusta

Quando andiamo al supermercato siamo circondati da bottiglie di acqua che ci sembrano tutte uguali ma, come si fa a scegliere l’acqua giusta per sé? È infatti necessario saper leggere l'etichetta dell'acqua per scegliere l'acqua giusta. Infatti, se l'acqua è dura, ovvero ricca di sali di calcio e magnesio, si favoriscono i calcoli renali: se nel nostro organismo sono presenti delle grandi quantità di ossalati, sostanze contenute soprattutto negli spinaci, nelle bietole e nelle barbabietole, ma anche in tè nero, kiwi e frutti rossi, queste si legano proprio al calcio in eccesso, formando a lungo andare il calcolo.

 

Come si legge l’etichetta dell’acqua?  3 sono generalmente gli elementi da controllare:

  1. Residuo fisso: Se è sotto i 50mg/l vuol dire che quest’acqua è poco mineralizzata quindi va bene per i bambini e per coloro che hanno problemi di calcoli renali. Se l’etichetta segnala il residuo fisso fra i 500 e i 1500 mg/l va bene per coloro che praticano sport, essendo molto mineralizzata. Fra i 50 mg/l e i 500 mg/l l’acqua si considera oligominerale ed è adatta al consumo giornaliero. Questo valore è dato dal calcolo dei sali minerali che rimangono dopo l’evaporazione di un litro d’acqua a 180 gradi.

  2. PH: L’acqua con PH 7 indica un prodotto neutro mentre maggiore di 7 si ha un’acqua alcalina o basica, sotto il 7 l’acqua diventa acida. Naturalmente in commercio, l’acqua da bere comunemente ha un PH neutro, che si aggira quindi attorno al valore 7.
  3. Sodio: quanti mg di sodio in un litro di acqua? Il sodio è fondamentale per l’essere umano e regola importanti meccanismi. Generalmente si consiglia di consumare abitualmente acqua a basso contenuto di sodio, in quanto già lo assumiamo grazie all’alimentazione. Se si soffre di pressione alta, inoltre, è consigliabile scegliere, con ulteriore attenzione, acqua povera di sodio.

È importante, inoltre, controllare che l’acqua abbia pochi nitriti e nitrati. Nel caso delle acque minerali il dosaggio massimo è 45 mg/l e scende a 10mg/l per le acque consigliate per i neonati. All’interno dell’acqua vi è anche il potassio, magnesio, calcio e altri minerali che potrebbero essere un parametro importante da guardare per chi sta seguendo una dieta o ha esigenze di salute precise.

 

 

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