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Screening alla nascita per sordità: quando farlo

Screening alla nascita per sordità: quando farlo
08 novembre 2017

Mamma e Bambino

Cos’è lo screening alla nascita per sordità?


Lo screening alla nascita per sordità, o nel nome più comune ‘screening audiologico’, è un test di prevenzione che permette di individuare possibili problematiche future relative all’udito in un neonato. Più nello specifico serve ad identificare i soggetti appena nati con ipoacusia, ovvero affetti da sordità. Il disturbo è congenito e precoce, e il test va effettuato prima dei tre mesi dalla nascita, in modo tale da intervenire entro i primi sei mesi se dalla diagnosi il neonato risulta positivo, e dunque affetto da ipoacusia.
 

Quando è consigliato farlo e perché

 
È un bene sottoporre il neonato appena possibile all’esame audiologico, in modo tale da evitare spiacevoli inconvenienti più in là, ed essere troppo tardi per poter agire in caso di ipoacusia. Difatti, se individuata subito si può tranquillamente intervenire sul soggetto che ne è affetto in modo tale da far giungere il neonato ad un ottimo livello cognitivo, e accrescere sin da subito le sue abilità in merito. Così facendo, il neonato in futuro avrà meno problematiche relative all’udito, e avrà sviluppato buone capacità, nonché messo delle ottime basi, per l’interazione sociale e le doti comunicative. Questo è possibile perché nei primissimi mesi dopo la nascita del neonato, quest’ultimo presenta già una struttura cognitiva e uno sviluppo legato al linguaggio che permette di migliorare e andare a colmare determinate lacune o mancanze derivanti dalla ipoacusia. Inoltre, è di fondamentale importanza eseguire il test prima dei tre mesi, come precedentemente accennato, perché problematiche di un certo spessore legate all’udito, e i suoi relativi sintomi, si manifestano soltanto dopo il primo anno di vita. Età che rende il soggetto più incline a non guarire e a poter sistemare del tutto il suo deficit. Per tanto, prima che sia troppo tardi, è consigliato, per non dire di assoluta importanza, effettuare lo screening audiologico già prima dei tre mesi, così da poter individuare eventuali sintomi precoci e poter strutturare una terapia sin da subito.
 

Come viene effettuato lo screening alla nascita per sordità?


L’esame in questione prevede l’utilizzo di una sonda che utilizza l’emissione di impulsi sonori per stimolare l’udito non ancora sviluppato del neonato, per poi registrare gli stimoli e i segnali emessi.
Si tratta, dunque, di un apparecchio portatile di piccole dimensioni che viene applicato sulla parte interessata del neonato senza risultare un test invasivo o dannoso per il soggetto analizzato. È molto semplice da eseguire, e non ha controindicazioni o particolari effetti collaterali.

Nell’atto pratico, viene inserita la sonda, avvolta in un piccolo contenitore di gomma, nelle parte esterna facente parte del condotto uditivo. Viene generato questo stimolo che giunge fino alla coclea, che è l’organo che si occupa di tramutare gli impulsi sonori e farli giungere al cervello. Quest’ultimo, stimolato dall’intervento dell’apparecchiatura, produce a sua volta degli impulsi sonori che rimanda indietro. Impulsi, denonimati OTA (Otoemissioni acustiche), che vengono a loro volta registrati mediante la sonda e analizzati dall’apparecchiatura.
 

Quali possono essere i risultati, e cosa fare in caso di REFER?


I risultati possono essere semplicemente due: ‘PASS’ e ‘REFER’. Questi nomi stanno ad indicare la presenza o meno degli OTA, che come accennato nel precedente paragrafo sono gli impulsi ricevuti dalla sonda in risposta dal cervello, una volta stimolata la coclea.

Nello specifico, se lo screening audiologico dà come risultato ‘PASS’ significa che non c’è alcun problema uditivo, e che l’apparato sonoro del neonato è perfettamente sano, e non avrà nessuno problema nel suo sviluppo e nella crescita futura. Al contrario se il risultato è ‘REFER’ c’è la possibilità che ci sia un difetto legato all’udito, e bisogna intervenire in merito mediante le terapie adatte.

È necessario, però, fare molta attenzione in quanto l’esito dell’esame audiologico può essere influenzato da diversi fattori, come l’agitazione del neonato durante il test o un ambiente piuttosto rumoroso. Oppure, con molta probabilità, il condotto uditivo risulta essere troppo stretto, in quanto subito dopo la nascita il neonato conserva, nel passaggio che conduce alla coclea, della vernice caseosa che impedisce il regolare svolgimento della funzione della sonda, impedendone il regolare scambio di impulsi sonori. Dunque, in caso di ‘REFER’ non è assolutamente certo che il neonato abbia delle problematiche uditive. Bisognerà procedere riportando il neonato a rifare il test due o tre settimane dopo per accertarsi che l’esito sia ancora negativo. Una volta effettuato nuovamente il test, se l’esito risulta ancora essere ‘REFER’ sarà necessario sottoporre il neonato ad un esame e una valutazione più sensibile attraverso gli ABR, che consiste nello svolgere un test di tutto l’apparato uditivo, più in profodinità e nello specifico. Bisogna, in ogni caso, ricordare che nonostante lo screening audiologico abbia dato esito negativo entrambe le volte, e mantenuto lo stesso esito con gli ABR, soltanto alcuni dei soggetti risultati ‘REFER’ saranno affetti da ipoacusia in modo permanente e congenito.