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Il salutismo, quasi un’ossessione

Il salutismo, quasi un’ossessione
18 agosto 2016

Benessere

L’imperativo sociale, negli Usa come in Europa, è essere magri e sani, quindi giovani (anche chi anagraficamente non lo è più) e belli (anche chi è bruttino). Chi non risponde a questo paradigma rischia di essere discriminato. Lo afferma con determinazione la sociologa statunitense Evgenia Goldman in un articolo pubblicato sul Journal of Social Policy Studies in cui affronta l’ossessione per le diete, i cibi biologici e i super-alimenti, in generale per il fitness, con le app degli smart phones che monitorano ogni parametro di salute. Fa il resto la chirurgia estetica che muove dalla voglia di avere un corpo perfetto: «Un corpo sano e bello è ormai una misura socioeconomica e un valore sociale» dice la Goldman e aggiunge «Chi non rientra in questi canoni è considerato “esecrabile", un modello deteriore a livello personale e professionale, così tutti siamo spinti verso il salutismo esasperato. Si è passati da un valore positivo, quello che ci induce a mangiare con criterio, fare accortamente sport e prenderci cura del nostro benessere, a qualcosa di eccessivo che può diventare una vera malattia con riflessi mentali prima ancora che fisici».

Se la medicina è oggi orientata alla prevenzione e molte attività puntano a responsabilizzare i cittadini, suggerendo che ciascuno è artefice della propria salute, è anche vero che non pochi hanno interpretato il messaggio come un imperativo a sorvegliarsi continuamente per verificare il proprio stato di forma, la propria “bellezza", adottando scelte drastiche. Al contrario il salutista consapevole mangia di tutto un po’, senza demonizzare alcun nutriente. Non sceglie insomma diete che escludono i grassi o le carni rosse, non privilegia i prodotti biologici a danno di quelli industriali. Chi rinuncia a certi alimenti può andare incontro a pericolose carenze nutrizionali. Non diverso è il caso dell’attività fisica: chi si muove con regolarità e costanza si fa del bene, chi si allena ossessivamente per avere muscoli scolpiti può danneggiarsi perché incrementa i danni da radicali liberi dell’ossigeno.

Del resto il concetto di salute è suscettibile di continue revisioni: uno studio sul Journal of American Medical Association ha accertato che un leggero sovrappeso può essere perfino protettivo, la magrezza non è sempre indice di buona salute. Le persone maggiormente a rischio di salutismo estremo, esasperato, sono le donne, sulle quali «pesa lo stereotipo di genere per cui oltre che di se stesse devono occuparsi anche del resto della famiglia provocando sensi di colpa, inadeguatezza e stress». Anche le moderne tecnologie fomentano il salutismo estremo e sono considerate da Evgenia Goldman una delle cause principali della medicalizzazione della vita quotidiana. Perché oggi ci sono test diagnostici per tutti i gusti e chi vuole passare il tempo a controllare di non essere malato ha solo l’imbarazzo della scelta; poi ci sono le app, con cui per esempio è possibile valutare se si è dormito bene o se ci si sta allenando convenientemente: «La continua sorveglianza di se stessi con l’aiuto delle tecnologie spinge a indagare su se stessi. Molti finiscono per sentirsi pazienti a priori, malati senza sintomi che passano l’esistenza a monitorarsi».