Un miliardo di euro per rinnovare i dispositivi ospedalieri

Un miliardo di euro per rinnovare i dispositivi ospedalieri

Ricerca e Prevenzione

Ultimo aggiornamento: 05 dicembre 2019

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Tabella che raffigura la tecnologia ospedalieraSuperano spesso gli 8-10 anni di vita i dispositivi tecnologici presenti negli ospedali italiani. In base ai dati dell’Osservatorio parco installato di Confindustria Dispositivi medici, relativi al 2017 dovrebbero essere sostituiti, per raggiunti limiti d’età, il 100% di un tipo di risonanze magnetiche (RNM chiuse da un Tesla) e oltre il 90% dei mammografi analogici. Rinnovare le apparecchiature che si trovano nelle aree di diagnostica per immagini (TAC, RNM) del laboratorio analisi e dell’elettromedicina degli ospedali “richiederebbe un investimento di un miliardo di euro l’anno”, osserva Stefano Bergamasco, vicepresidente dell'Associazione italiana di ingegneria clinica (Aiic) e fondatore di MedTech Projects Srl. Il valore si ricava “facendo riferimento a  degli studi di settore”, continua Bergamasco. Oltre a quelli di Confindustria Dispositivi Medici sulle apparecchiature di diagnostica per immagini o sulle apparecchiature elettromedicali per ventilazione e monitoraggio, si ottengono stime autorevoli anche da report come  “Il governo delle tecnologie per un ammodernamento del sistema sanitario” presentato dal ministero della Salute nel 2008. “Secondo quest’ultimo”, continua l’ingegnere clinico, il valore di rinnovo complessivo delle apparecchiature installate nelle strutture sanitarie pubbliche in Italia è stimabile in circa 9 miliardi di euro, con un’età media di quasi 12 anni e investimenti annui per il rinnovo tecnologico stimati in circa 700 milioni di euro. Ovviamente le apparecchiature diventano obsolete in un arco di tempo variabile, per questo occorre fare delle valutazioni specifiche (sono a tal proposito disponibili dei riferimenti internazionali, quali quelli pubblicati da ECRI Institute)”. In ogni caso, “se consideriamo un dato medio di necessità di rinnovo dopo 8-10 anni di vita”, dice Bergamasco, “ne risulta una necessità di investimento annuo pari a circa un miliardo di euro. Rispetto all’obsolescenza media sopra citata, abbiamo quindi un “deficit” di investimento di diverse centinaia di milioni all’anno”. C'è l’esigenza di investire, “ma non a pioggia”, osserva l’ingegnere clinico. Ci possono essere dispositivi vecchi ma che ancora funzionano, oppure ospedali con troppi macchinari magari moderni che andrebbero forse ridistribuiti”.

Attenzione a leggere i dati

Leggendo le percentuali di mammografi da sostituire si potrebbero facilmente creare degli allarmismi. I dati vanno però interpretati. Bisogna infatti considerare che quelli assolutamente obsoleti sono gli analogici, cioè con tecnologia precedente, meno evoluti rispetto ai più recenti digitali.  Proprio “la tecnologia ormai superata”, osserva l’ingegnere clinico, “è il motivo dell’età elevata di queste apparecchiature che, a volte, pur essendo presenti negli inventari delle strutture sanitarie, di fatto non vengono effettivamente utilizzati nella routine clinica, a vantaggio di apparecchiature più recenti”

I rischi collegati all’uso di apparecchi non aggiornati

Immagine che raffigura medici che guardano il microscopioIn ogni caso, devono essere valutate le conseguenze dell’uso di apparecchi vecchi sia in base alla sicurezza dei pazienti, sia alla qualità delle prestazioni sanitarie erogate. L’obsolescenza delle strumentazioni di diagnostica per immagini pone preoccupazioni particolari e su questo si è incentrata, negli ultimi anni, l’attenzione sia dell’industria (con i vari report annuali di Confindustria Dispositivi Medici) sia del Ministero della Salute (con il “Flusso informativo per il monitoraggio delle grandi apparecchiature sanitarie”). “Le apparecchiature obsolete impiegate nella diagnostica”, dice  Bergamasco, “potrebbero, per esempio, non consentire diagnosi precoci di tumori che le più recenti tecnologie riescono a registrare. A questo si aggiungono i notevoli recenti progressi in termini di riduzione della dose per le apparecchiature a raggi X, che quindi nei modelli più vecchi possono costituire un rischio accresciuto di esposizione a maggiori dosi di radiazione, per i pazienti che si sottopongono agli esami”

Perché è importante che l’apparecchio tecnologico medicale sia aggiornato:
  • L’innovazione tecnologica in sanità porta continuamente nuove soluzioni che incrementano le possibilità diagnostiche e terapeutiche;
  • Rapidità degli esami (efficienza dei processi);
  • Qualità di dati e immagini (accuratezza diagnostica);
  • Comfort e sicurezza dei pazienti (dosaggi più bassi di radiazione);
  • Possibilità di nuove metodiche;
  • Gestione informatizzata del dato (raggiungibile all’interno della cartella clinica digitalizzata/fascicolo elettronico).
Immagine che raffigura una tabella del periodo di adeguatezza tecnologicaAll’opposto, apparecchiature obsolete comportano problemi e rischi:
Incapacità di erogare le performances possibili con le nuove tecnologie;
Aumento del rischio per i pazienti (es. dosi in radiologia, guasti e malfunzionamenti, etc.);
Maggiori costi gestionali (manutenzione, consumabili…);
Problemi di compatibilità e integrazione con i nuovi sistemi.

Come sapere se l’esame è eseguito con un’apparecchiatura vecchia  

La valutazione sull’obsolescenza di un’apparecchiatura è un tema complesso ed estremamente specialistico. Un’informazione chiara e completa del paziente dovrebbe passare innanzitutto attraverso il dialogo con il medico. “D’altra parte”, osserva l’ingegnere fondatore di MedTech Projects, creare delle mappe di qualità delle strutture sanitarie sulla base di informazioni sulle tecnologie biomediche disponibili potrebbe costituire un servizio utile, a patto che venga fatto in modo corretto e con competenza e completezza. A questo dovrebbe aggiungersi l’informazione relativa alla gestione da parte di ciascuna struttura sanitaria di queste tecnologie: esiste un Servizio di Ingegneria Clinica? Quali sono le competenze disponibili per la gestione delle apparecchiature? Manutenzione e controlli periodici vengono regolarmente effettuati?”.

Rinnovare l’apparecchiatura ospedaliera senza dover spendere un miliardo l’anno è possibile

Una delle strategie adottate in alcuni paesi europei in cui il profilo di obsolescenza tecnologica è maggiormente “virtuoso” è il ricorso a soluzioni finanziarie note come Mes (Managed Equipment Services) in cui il fornitore di tecnologia mette le apparecchiature a disposizione della struttura sanitaria, inclusi manutenzione, consumabili, etc., a fronte di canoni periodici fissi. “In Gran Bretagna, racconta Bergamasco, “vi è un incentivo fiscale al ricorso a simili soluzioni, dato dal fatto che i canoni corrisposti per servizi Mes (qualora non si tratti solamente di apparecchiature, ma dell’intero servizio correlato) beneficiano del recupero dell’Iva da parte degli utilizzatori finali. Un altro paese in cui vi è un forte incentivo al rinnovo tecnologico (o meglio, un forte disincentivo al mantenimento in esercizio di apparecchiature obsolete) è la Francia, in cui il rimborso delle prestazioni sanitarie (secondo il modello dei Drg, diagnosis relate group) viene fortemente ridotto in presenza di tecnologie di diagnostica per immagini che abbiano superato i 5 anni di vita”. Attraverso i DRG, cioè i meccanismi di rimborso delle prestazioni sanitarie da parte delle regioni, si aprono possibilità di incentivazione dell’innovazione tecnologica o almeno di sua non penalizzazione. Vi sono, infatti, in tutta Europa, situazioni di criticità nei casi in cui:
Nuove tecnologie sarebbero disponibili, ma l’assenza di un chiaro inquadramento nei DRG esistenti ne impedisce di fatto la rimborsabilità;
  • I costi correlati con l’adozione di nuove tecnologie (che magari beneficerebbero i pazienti in termini di cura e diagnosi) sono tali che i DRG esistenti non riescono a coprirli;
  • Alcuni paesi (come la Germania) rispondono a questa esigenza tramite l’introduzione di una componente di rimborso aggiuntiva che si somma al DRG già esistente, in attesa che sia approvato il nuovo DRG. 

Soluzioni possibili investendo nelle competenze

immagine che raffigura schermi in ospedaleIn attesa che simili soluzioni vengano eventualmente adottate anche in Italia, è comunque possibile adottare iniziative per il miglioramento della situazione dell’obsolescenza tecnologica. Oltre all’ovvia necessità di un investimento pubblico in questo settore, che va percepito come un investimento (in qualità di cure, riduzione dei costi complessivi, etc.) e non solamente come un costo, c’è una scelta gestionale da fare. Gli ingegneri clinici che già operano all’interno delle strutture sanitarie hanno le competenze per analizzare con attenzione, caso per caso, le singole situazioni e affrontare in ciascun ospedale il tema del disinvestimento delle tecnologie obsolete con contestuale rinnovo del parco macchine e gestione oculata dell’esistente. “Questa valutazione”, osserva Bergamasco, “andrebbe fatta prima di indirizzare le risorse disponibili verso l’introduzione di nuove tecnologie, che in certi casi portano a costi molto elevati, più per motivi di “marketing sanitario” che di effettivo miglioramento delle prestazioni” a vantaggio della salute del cittadino e anche dei conti del sistema sanitario.
 
In collaborazione con
Maddalena Guiotto

Maddalena Guiotto

Giornalista con laurea in farmacia e master in bioetica, ho sempre scritto di salute, sanità e farmaceutica. Ho maturato esperienze professionali a livello di agenzie stampa internazionali, Tv, carta stampata e siti web. Nel collaborare con testate come "Le Scienze", "Corriere Salute", "Aboutpharma" e "iFarma", ho potuto affinare le mie competenze in vari aspetti del giornalismo su web. Oggi scrivo anche di benessere e digital health, sempre partendo da dati scientifici certi e documentati.
Data di pubblicazione: 05 dicembre 2019
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