Rapporto Tumori 2019: cosa è cambiato? Quali sono i dati più interessanti?

Rapporto Tumori 2019: cosa è cambiato? Quali sono i dati più interessanti?

Ricerca e Prevenzione

Ultimo aggiornamento: 05 ottobre 2019
I numeri del cancro stavolta ci spaventano di meno: nell’ultimo anno si è registrata una riduzione dei casi (circa 2000 nuovi malati in meno), ma soprattutto è aumentata la sopravvivenza, sia femminile che maschile, a cinque anni dalla diagnosi. Belle notizie che vanno, però, sempre accolte con prudente ottimismo. Entriamo nel dettaglio dell’ultimo report sui tumori diffuso dal Ministero della Salute, per capire cosa cambia nel mondo vasto della malattia oncologica, partendo proprio dalle cifre in positivo. 

Anno 2019 vs anno 2018: 371mila nuove diagnosi di tumore contro le 373mila del 2018. In 12 mesi 2000 neo malati in meno. Le donne che si sono ammalate, o che hanno scoperto di esserlo sono state 175mila, gli uomini 196mila.

Un paziente oncologico su quattro (circa un milione di persone) è stato giudicato guarito dalla sua neoplasia, ovvero è tornato ad avere le stesse aspettative di vita di prima di ammalarsi. La guarigione da un cancro si certifica quando siano trascorsi 5 anni, senza recidive, dalla prima diagnosi. In questo trend positivo incidono senza dubbio le diagnosi sempre più precoci e la personalizzazione delle terapie. Un esempio è rappresentato dal cancro della mammella, che è sempre uno dei principali nemici della salute femminili e un grande big killer, ma che oggi, al netto delle cifre (è stata la terza causa di morte oncologica nel 2016) fa meno paura.

Spiega il dottor Mauro Truini, Presidente SIAPEC-IAC (Società italiana di Anatomia patologica e di Citologia diagnostica):“Un esempio (dell’importanza di puntare sullo studio dei profili molecolari delle neoplasie, n.d.r.) è il cancro della mammella, che oggi è riconosciuto come una malattia eterogenea che comprende almeno 21 istotipi invasivi diversi, e che presenta sottotipi molecolari distinti. Sulla base di tali precise diagnosi morfologiche e molecolari, l’oncologo è in grado di adottare e modulare specifiche terapie più adatte per il singolo paziente”. Come a dire: più conosci il tuo nemico, più armi possiedi per distruggerlo. 

Nel 2019, quindi, le persone “sopravvissute” ad una diagnosi di tumore, che quindi abbiano superato la soglia limite dei 5 anni per essere considerati guariti, sono state ben 3 milioni e mezzo. Per capire quali margini di ottimismo ci lasci questo dato, basti fare riferimento al trend (in ordine decrescente):
  • 2015: i sopravvissuti erano circa 3 milioni
  • 2010: 2 milioni e 587mila 
  • 2006: 2 milioni e 244mila
tumore al senoCome si evince, quindi, le previsioni per i prossimi anni dovrebbero farci ben sperare. Del resto, nel 2019 oltre la metà dei pazienti oncologici non è più… paziente oncologico! Il 63% delle donne e il 54% degli uomini è stato giudicato guarito. A proposito di differenziale maschile-femminile, però, saltano subito all’occhio i quasi 10 punti percentuali di distanza.

Tuttavia, attenzione: infatti l’inversione di tendenza nella diffusione dei tumori è stata rilevata per entrambi i generi, e la differenza nelle aspettative di sopravvivenza può forse dipendere dal fatto che il carcinoma della mammella, uno dei più diffusi e il primo, per incidenza, nella popolazione femminile soprattutto del Centro-Nord, viene oggi diagnosticato con più tempestività rispetto a qualche anno fa - grazie alla diffusione dei programmi di screening gratuiti attuati dalle regioni - il che permette di aumentare l’efficacia delle cure e la possibilità di guarigione.

Stesso discorso per il tumore dell’utero/cervice uterina. Inoltre, per ragioni probabilmente culturali e abitudini comportamentali, le donne tendono ad andare più dal medico, a sottoporsi più spesso degli uomini ai controlli, e ad attenersi più scrupolosamente ai consigli di comportamento per la prevenzione.
Andiamo ora a vedere quali sono state le diagnosi di tumore con esito più infausto, e quelle con le migliori possibilità di guarigione differenziati per genere.

Relativamente al primo punto, il report ci informa che (dati disponibili del 2016):
  • Il carcinoma del polmone è in assoluto il tipo di neoplasia che uccide di più in generale (33.383 decessi)
  • Seguono il cancro del colon-retto, il carcinoma della mammella, il cancro del pancreas e del fegato
  • Un importante dato che deve far riflettere, è proprio quello relativo al tumore del polmone, in passato considerato una malattia prevalentemente maschile. Ebbene, ad oggi, la tendenza si è ribaltata: si assiste ad una riduzione dell’incidenza di questo tipo di tumore tipico del fumatori nella popolazione maschile (-1,6%), e un aumento nella popolazione femminile (+2,2%). 
In buona parte ciò dipende dalla modifica degli stili di vita di uomini e donne, che vanno sempre più uniformandosi, sia nel bene che nel male, ma anche (purtroppo), dal persistere di un pregiudizio che vede il rischio di cancro del polmone sottovalutato dalle donne, incluse le fumatrici. Questo accade nonostante sia stato appurato che il fumo di sigaretta sia più nocivo per le donne che per gli uomini (il danno di una sola sigaretta in un organismo femminile corrisponde a quello prodotto da cinque sigarette in un organismo maschile). 

melanomaBuone notizie, invece, sulle possibilità di guarigione da tumori maligni quali quello ai testicoli, alla prostata e alla tiroide negli uomini, e dai tumori alla mammella, alla tiroide e dal melanoma nelle donne. Per queste neoplasie le possibilità di sopravvivenza sono decisamente aumentate. Ma se spostiamo l’attenzione sulle differenze Nord-Sud, cosa emerge dal rapporto ministeriale? 

Se, al netto dell’invecchiamento della popolazione con standardizzazione dei dati, si può verificare una riduzione dei casi di tumore maligno nell’intera popolazione italiana, sia maschile che femminile, si devono però segnalare delle difformità importanti per macroregioni. 

Con riferimento alla popolazione maschile, l’incidenza dei principali tumori maligni decresce progressivamente al Centro (- 4%) e al Sud (-14%), rispetto al Nord. Per quanto riguarda le donne, invece, l’incidenza delle principali neoplasie si riduce al Centro (-5%) e al Sud-isole (-17%) sempre rispetto al Nord. Significa che ci si ammala di più al Centro- Nord? Non necessariamente, può anche voler dire che al Centro-Nord le diagnosi sono più efficaci, o che le persone si controllano di più anche in assenza di sintomi, ovvero quando il tumore è ancora poco diffuso. Al vertice della “classifica” (per incidenza di nuovi casi) troviamo il Friuli Venezia Giulia (716 casi ogni 100mila abitanti) mentre in coda si posiziona la Calabria (559 casi ogni 100mila abitanti). 

Perché, dunque, queste discrepanze? Le ragioni possono essere molte, come anticipato, e non tutte in positivo. Un esempio è sempre quello relativo al tumore della mammella, che come abbiamo visto è la terza causa di morte in assoluto per malattia oncologica. Le diagnosi di questa neoplasia sono aumentate nel Centro-Nord in conseguenza della massiccia adesione alle campagne di screening, il che non rappresenta affatto un dato negativo. 

In termini di numeri può determinare un aumento, ma spesso in quelle percentuali rientrano casi di tumori in fase iniziale che quindi, proprio grazie alla diagnosi precoce, hanno una possibilità di guarigione altissima. Non è un caso se i dati di sopravvivenza più alti ai 5 anni dalla diagnosi di tumore si registrano in Val D’Aosta (61%), Emilia Romagna e Toscana (56%) per gli uomini, e in Emilia Romagna e Toscana per le donne (65%). 

Per quanto riguarda le altre cause di minor incidenza tumorale nelle regioni del Centro-Sud e insulari, queste hanno senza dubbio a che fare con una inferiore presenza di fattori di rischio ambientali e in uno stile di vita generalmente più sano. A tal riguardo, nel report sono presenti anche gli esiti di uno studio specifico sugli stili di vita.

stile di vita sanoQuanto influiscono le cattive abitudini degli italiani nell’aumentare le probabilità di sviluppare una malattia oncologica? Ancora troppo. Infatti:
Il 46,7% degli uomini e il 26,8% delle donne ha un rischio di morte per malattia oncologica che dipende da ragioni ambientali o stili di vita insalubri quali tabagismo, cattiva alimentazione, sovrappeso, sedentarietà e infine abuso di alcool. Sono questi i fattori che possiamo migliorare, sui cui possiamo davvero lavorare per produrre un cambiamento nelle nostre condizioni di salute e per aumentare le nostre aspettative di vita. 

Sempre nello studio succitato, si evidenza che, però, molti pazienti oncologici che abbiano sviluppato la malattia anche per causa di uno stile di vita inadeguato o per cattive abitudini radicate, non ha modificato in nulla il proprio comportamento. Sotto “accusa” perché particolarmente negligenti nei propri stessi riguardi, gli over 65 con diagnosi di tumore maligno e in cura per lo stesso, che continuano a fumare (11%), a consumare quote alcoliche giornaliere superiori ai livelli di guardia (18%), e a non fare nessun tipo di attività fisica (60%).

Si tratta, a ben vedere, di non voler neppure modificare quei (pochi) fattori modificabili che possono aumentare sia l’efficacia della terapia che limitare il rischio di recidive. Sicuramente dati che fanno riflettere e che dovranno portare a studiare campagne di sensibilizzazione dedicate proprio alla popolazione della terza età, che è anche quella più a rischio di tumore. Tirando le somme, cosa si può evincere da questo rapporto tumori anno 2019? Dalle nude cifre, emergono tre ambiti principali sui cui si può (e si deve) lavorare:
  • Incrementare ulteriormente gli investimenti per promuovere ad ogni livello e per ogni target di età (con focus su adolescenti e over 65) buone pratiche, campagne di sensibilizzazione e di informazione sull’importanza dello stile di vita per prevenire molte delle forme tumorali che oggi ci fanno tanta paura. Di fatto il cancro è una malattia multifattoriale, che ha certo cause di tipo genetico, ma sulla cui genesi l’ambiente e le nostre scelte comportamentali giocano un ruolo chiave. 
  • Implementare i fondi per le campagne di screening per la diagnosi precoce soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno, che investono meno su questo tipo di offerta sanitaria la quale, alla lunga, permette al SSN di risparmiare 
  • Aumentare i fondi per la ricerca sulle nuove frontiere terapeutiche, in particolare l’immunoterapia oncologica e sulla personalizzazione delle cure
Un futuro non lontano il cancro sarà una malattia del tutto curabile, come tante altre. 


Su Doveecomemicuro.it puoi trovare quali sono le Migliori Strutture per patologia, secondo le valutazioni istituzionali (PNE 2018):
I Migliori Ospedali per Tumore maligno alla Mammella (Seno)I Migliori Ospedali per Tumore maligno al ColonI Migliori Ospedali per Tumore maligno al RettoI Migliori Ospedali per Tumore maligno al PolmoneI Migliori Ospedali per Tumore maligno alla ProstataI Migliori Ospedali per Tumore maligno alla Vescica

Trova le Strutture Sanitarie migliori per una determinata patologia, valutata istituzionalmente:
I Migliori Ospedali per "patologia con valutazione istituzionale"

Il (nono) report tumori 2019 diffuso dal Ministero della Salute è stato redatto grazie al contributo di:
In collaborazione con
Paola Perria

Paola Perria

Giornalista pubblicista da luglio 2009, ho conseguito con il massimo dei voti un Master in Gender Equality-Strategie per l’Equità di Genere con tesi sulla Medicina di Genere. Copywriter originale e creativa, nasco negli anni Settanta in un assolato angolo di Sardegna, imparando tutto ciò che posso dai libri e dalla vita, dopo la maturità classica mi sono laureata in Lingue e Comunicazione. Scrivo di salute e benessere dal 2010, collaborando con diverse testate giornalistiche on-line e web magazine. Nel cassetto nascondo racconti, un diploma da fumettista e aspirazioni da storyteller, a cominciare dalla Medicina Narrativa. Collaboro con Doveecomemicuro dal luglio 2017. E questo è solo l’inizio.
Data di pubblicazione: 05 ottobre 2019