Pubblicità e farmaci: cosa dice la legge

Pubblicità e farmaci: cosa dice la legge
22 giugno 2017

Ricerca e Prevenzione

A tutti è capitato di accendere la tele in orario serale e di assistere a una pubblicità di un farmaco, tra un programma e l’altro.
Ma è possibile fare pubblicità a un farmaco? C’è una legge che regola la pubblicità possibile?
La risposta è sì.

La legge ha anche dei paletti ben chiari. Fino allo scorso maggio i soli farmaci che potevano essere pubblicizzati erano gli OTC, cioè i medicinali di automedicazione senza obbligo di ricetta che possono essere esposti liberamente dal farmacista sul bancone da cui serve.

Dallo scorso mese la stessa possibilità di pubblicità è stata concessa anche ai medicinali SOP (senza obbligo di prescrizione), i classici medicinali da ricetta bianca. Questi medicinali sono una classe intermedia tra quelli di automedicazione e quelli con ricetta obbligatoria.

Il Consiglio di Stato apre questi medicinali alla pubblicità per rimettersi in carreggiata con le direttive dell’Unione Europea. Il Ministero della Salute aveva tentato di limitare l’apertura a questi farmaci giustificando il gesto con il diverso grado di pericolosità per la salute. Tuttavia il Consiglio ha sentenziato: un diverso grado di pericolosità non giustifica l’estensione di un divieto generalizzato che non trova fondamento nella disciplina europea.

Per fortuna la legge regola anche come questi farmaci devono essere pubblicizzati. Di più, quando una pubblicità è pronta, prima di essere resa pubblica deve essere sottoposta all’analisi di una commissione di esperti del Ministero della Salute.
Questa commissione è particolarmente attenta ai seguenti punti:
  • il messaggio deve essere chiaramente pubblicitario;
  • il messaggio non deve essere ingannevole e il farmaco deve essere presentato in maniera obiettiva;
  • sia il nome del medicinale che quello del principio attivo devono essere presenti;
  • inviti a leggere il foglietto illustrativo del medicinale.
Se invece dalla pubblicità sembra che il consulto del medico sia superfluo, che possa migliorare una salute già buona o se è rivolta soprattutto ai bambini, allora la pubblicità non passa l’esame. E’ bocciata anche nel caso in cui abbia un testimonial (scienziato o medico) che raccomandi il farmaco, se non parla di effetti collaterali, se usa rappresentazioni delle alterazioni del corpo umano provocate dalle patologie oppure se fa comparazioni tra farmaci.