Psoriasi, troppi equivoci

Psoriasi, troppi equivoci
29 luglio 2016

Ricerca e Prevenzione

Chi ritiene che la psoriasi sia semplicemente una malattia della pelle non ne conosce i riflessi psicologici: l’84% dei pazienti affetti da psoriasi dichiara di essere vittima di discriminazioni e umiliazioni e il 45% di loro si è vista chiedere se la patologia di cui soffrono sia contagiosa. La loro emarginazione è ben evidente. Lo segnala il sondaggio Clear about Psoriasis, realizzato da GSK con il contributo di Novartis, effettuato su oltre 8 mila persone con psoriasi moderata o severa (di 31 nazioni). Il 16% dei partecipanti al sondaggio ha ammesso di nascondersi dal mondo come meccanismo di difesa. Questa carenza di speranza e di autostima si riflette nei risultati, con il 55% degli intervistati che afferma di non credere che la pelle libera o quasi libera da lesioni sia un obiettivo realistico.

La psoriasi influisce in maniera negativa anche sulle relazioni interpersonali: ne è convinto il 46% degli intervistati tra i quali il 33% ritiene di non sopportare lo sguardo degli altri. Sempre un paziente su tre si sente inadeguato come partner. In Italia si stima che siano affette da psoriasi circa 1,5 milioni di persone con una prevalenza pari al 2,8% della popolazione. Nel mondo, sono 25 milioni a soffrirne, oltre un terzo dei quali in forma non lieve, cioè con un interessamento di oltre il 10% della superficie del corporea. La patologia colpisce indifferentemente donne e uomini e può comparire a qualsiasi età, tuttavia la prevalenza della psoriasi aumenta con l’avanzare dell’età. La malattia presenta un picco bimodale di insorgenza: il primo è compreso tra i 16 e i 22 anni, il secondo tra i 57 e i 60 anni.