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Procreazione Medicalmente Assistita: la fotografia della realtà italiana

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21 settembre 2016

Ricerca e Prevenzione

La Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) è l’insieme delle tecniche utilizzate per aiutare il concepimento nelle coppie che non riescono a procreare spontaneamente. L’infertilità è definita dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) come “il mancato concepimento in una coppia dopo 12–24 mesi di rapporti mirati".
Le strutture che effettuano tecniche di PMA si dividono dunque in due grandi gruppi in base alla complessità delle tecniche impiegate e in base alla necessità o meno di anestesia: le strutture di livello 1 sono abilitate a tecniche semplici che non necessitano di anestesia locale, come l’inseminazione intrauterina semplice; le strutture di livello 2 e 3 possono eseguire anche tecniche più complesse in anestesia locale o sotto sedazione.

In Italia le strutture che effettuano PMA sono 356. Di queste circa la metà sono di livello 2 e 3, con una distribuzione abbastanza uniforme su tutto il territorio. Per quanto riguarda invece i centri di livello 1, oltre la metà di questi si trova al Nord.
Ma la vera discrepanza territoriale si verifica quando si paragona la sanità pubblica o convenzionata con quella privata non convenzionata. Si scopre così che solo il 38% delle strutture sanitarie che effettuano PMA è in regime di convenzione con il SSN, e che la maggior parte (il 60%) si trova al Nord. Qui il servizio viene garantito da 84 centri, mentre nel Centro e al Sud e Isole è coperto, rispettivamente, solo da 29 e 26 centri.
Tra l’altro al Nord la maggior parte delle strutture non convenzionate è di livello 1, mentre quelle pubbliche o convenzionate sono per lo più di livello 2 e 3, garantendo ampia accessibilità a tecniche con anestesia in ben 49 centri. In altre zone ricorrere alla PMA in regime convenzionato è più difficile: si trovano solo 23 centri al Centro e 21 al Sud e Isole. La situazione è critica in Calabria e Molise, dove si è obbligati a spostarsi in altre regioni o a ricorrere ai privati.

Se nella coppia uno dei partner o entrambi sono affetti da una malattia infettiva contagiosa (come Epatite C o HIV), la coppia per impedire il contagio al figlio deve avvalersi di tecniche di fecondazione medicalmente assistita, monitorando con attenzione tutta la gravidanza soprattutto nel caso in cui la portatrice della malattia sia la madre. In tal caso in Italia la scelta del centro è praticamente obbligata. Sono solo 23 i centri abilitati a questi trattamenti, e solo 8 sono strutture ospedaliere pubbliche o convenzionate. La Toscana si propone come fiore all’occhiello d’Italia, con ben 5 centri in convenzione con il SSN (di cui 2 ospedalieri: A.O. Careggi di Firenze e l’Ospedale della Versilia a Viareggio). Le altre regioni cui guardare sono Puglia, Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna. Lazio, Veneto, Campania e Sicilia lo permettono solo privatamente. Il resto d’Italia ne è sguarnito.

Questi dati si riferiscono al 2014 e sono disponibili all’interno del sito dell’Istituto Superiore di Sanità tramite le schede dei centri. Il portale www.doveecomemicuro.it ha integrato i dati per le strutture ospedaliere pubbliche e private convenzionate, dando la possibilità di confrontare tra loro le varie realtà e verificare per ogni tecnica quali strutture le eseguono e quante ne fanno, anche per regione e provincia.
Ad esempio troviamo che le strutture che eseguono più inseminazioni intrauterine semplici (IUI - la tecnica consiste nell’introduzione del seme del partner nella cavità uterina contemporaneamente al monitoraggio dell’ovulazione della donna per favorire l’incontro naturale dei gameti) sono l’Ospedale L. Sacco di Milano, l’Ospedale Microcitemico (A.O. Brotzu) di Cagliari e Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (MI).
Le strutture che invece eseguono più inseminazioni in vitro (FIVET o ICSI, a seconda del tipo di infertilità) sono l’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (MI), gli Istituti Clinici Zucchi (Gruppo Ospedaliero San Donato) di Monza e l’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia.