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Procreazione Assistita e coppie sierodiscordanti: quali possibilità?

Procreazione Assistita e coppie sierodiscordanti: quali possibilità?
21 ottobre 2017

Ricerca e Prevenzione

Quando una coppia di aspiranti genitori desidera avvalersi delle tecniche di PMA viene sottoposta non solo a una serie di esami preliminari (definiti preconcezionali) allo scopo non solo di accertare l’effettiva impossibilità ad ottenere un concepimento in modo naturale (infertilità di uno o di entrambi i partner), ma anche ad uno screening per le patologie infettive. Chi sia affetto da HIV (sieropositività), HBV (epatite B) o HCV (epatite C) è in grado di trasmettere il virus ai propri figli, pertanto in caso di ricorso alle tecniche della PMA è necessario tener conto di questa importante criticità al fine di preservare la salute dei potenziali nascituri. Sono pochi i Centri italiani che accettano di trattare le coppie sierodiscordanti (in cui uno dei due sia appunto portatore di una delle infezioni elencate), per questa ragione è molto importante informarsi prima e mirare la propria selezione su queste strutture specializzate.
 

Come si procede in casi come questi?


La prima fase è naturalmente di tipo valutativo. La coppia viene seguita dai medici del Centro di riferimento (tra cui esperti infettivologi) che dopo accurata anamnesi delle condizioni di salute generale, età e situazione socio-familiare dei potenziali genitori, da cui ricavare le effettive possibilità di riuscita delle tecniche di PMA di 1° o 2° livello, stabiliranno se e come procedere ai tentativi di ottenere un concepimento e quindi una gravidanza che non pregiudichino la salute del feto. Sono ovviamente escluse le coppie in cui uno o entrambi i partner facciano uso di sostanze stupefacenti e/o alcool, una precondizione che vale per tutti gli aspiranti genitori, includendo anche coloro che siano in astinenza da tali abusi da meno di un anno.

I casi da considerare sono, ovviamente, due.
  • Il primo è che il portatore del virus sia il partner maschile.  Per ottenere un seme “pulito”, si procede ad un trattamento necessario per abbattere la carica virale. Naturalmente ciò richiede tempo, pertanto il prelievo avviene alcuni giorni prima dell’inizio del trattamento di PMA selezionato. Prima di procedere alla fecondazione, una piccola quantità di liquido seminale viene sottoposto ai controlli microbiologici per verificare che il “lavaggio” abbia avuto successo. Nel frattempo lo sperma restante viene criocongelato in attesa di poter essere utilizzato. Se l’esito è negativo, e quindi i gameti maschili risultano puliti o hanno una carica virale molto bassa, si può procedere con le tecniche di primo o di secondo livello (IUI o FIVET) per promuovere una gravidanza.
  • Secondo caso: è la donna ad essere portatrice della malattia infettiva. Se così fosse, si dovrà prestare particolare attenzione a tutto il processo che precede e segue la gravidanza fino al parto (che si esegue con il taglio cesareo), perché il rischio di contagio è sempre presente fino alla nascita del bambino. In caso di epatite si somministra il vaccino prima della gravidanza.
Le tecniche di PMA sono spesso utilizzate anche da coppie fertili in cui uno dei partner sia sieropositivo per evitare di contagiare, oltre all’embrione, anche il compagno/a durante il rapporto sessuale. Vediamo quindi chi, tra le coppie sierodiscordanti, può avvalersi delle tecniche di PMA:
  • Partner femminile sieropositiva o HBV/HCV positiva e partner maschile sieronegativo
  • Partner maschile sieropositivo o HBV/HCV positivo e partner femminile sieronegativa
  • Entrambi i partner sieropositivi o HBV/HCV positivi
  • Coppia sterile con partner maschile e/o femminile HBV/HCV positivi
 


Attenzione

Prima di accedere ai tentativi di fecondazione assistita, alle coppie sierodiscordanti viene fatto firmare un modulo per il consenso informato in cui viene precisato che una minima possibilità di contagio dell’infezione al feto persiste anche dopo il ricorso alle tecniche di lavaggio del seme e l’attento monitoraggio della gravidanza. Pertanto – dal momento che questa scelta deve essere vincolata ad una accettazione delle possibili complicanze, dei fallimenti delle stesse tecniche di fecondazione, e soprattutto dei rischi di contagio – la coppia verrà affiancata da medici e psicologi che spiegheranno loro cosa fare in caso il loro bambino/a nascesse affetto comunque dalla patologia infettiva, o se si verificasse la trasmissione del virus alla madre durante la fase del concepimento.


Quali sono i Centri italiani che trattano le coppie sierodiscordanti?