La prevenzione in vista dell'estate: consigli e visite prima di partire

La prevenzione in vista dell'estate: consigli e visite prima di partire

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L’estate 2020, causa Coronavirus, sarà un po’ particolare, ma che sia in Italia o all’estero sicuramente gli italiani non si faranno mancare le meritate vacanze.
La prevenzione in vista di un viaggio, specie se lontano da casa, è molto importante, in particolare negli anziani e nelle donne in gravidanza. L’esposizione prolungata al sole, le cosiddette “ondate di calore” (heat waves), sforzi e altitudini a cui non siamo abituati, possono mettere a dura prova il nostro fisico.

Ecco quindi alcuni consigli per l’estate, per goderci la nostra vacanza in serenità.

Controllare il piano vaccinale 

Non solo in tempo di COVID-19 è fondamentale essere certi di non esporci al rischio di contatto con malattie infettive. Ci sono dei paesi dove è addirittura obbligatorio per chi vi si reca aver ricevuto la profilassi antimalarica. Va inoltre ricordato che in diverse aree del mondo sono ancora endemiche malattie che in Italia sono meno diffuse.
La prima cosa da fare, se non ci ricordiamo quali vaccinazioni abbiamo ricevuto da bambini, è chiedere al nostro medico l’accesso al nostro libretto vaccinale. Il medico ha la possibilità di accedere ai nostri dati e in molte regioni può abilitare anche l’utente all’accesso personale al proprio libretto vaccinale. Nel caso si tratti di neonati o bambini le vaccinazioni all’interno del calendario vaccinale sono gratuite, mentre per gli adulti è necessario verificare esattamente il tipo di vaccino richiesto.

Prima di partire è bene consultare il sito del Ministero della Salute per verificare che tipo di profilassi è richiesta dal paese dove intendiamo recarci. Le Unità Territoriali degli i Uffici di Sanità Marittima Aerea e di Frontiera e per i servizi territoriali di assistenza sanitaria al personale navigante (USMAF-SASN) del Ministero della Salute effettuano la somministrazione ai viaggiatori internazionali della vaccinazione contro la febbre gialla (antiamarillica), obbligatoria per l’ingresso in alcuni Stati e territori esteri, nonché  di altre vaccinazioni obbligatorie o raccomandate  in relazione alla destinazione e della tipologia del viaggio all’estero.

Immagine che mostra una donna di mezza età mentre si vaccina

In montagna: occhio alle zecche

Anche una semplice gita giornaliera in aree montane può essere pericolosa, a causa della presenza delle zecche, che possono essere infette e quindi farsi vettori, una volta entrate a contatto con la nostra pelle, di malattie batteriche (la Borrelia, o Malattia di Lyme, dal batterio Borrelia burgdorferi) o virali (TBE, Encefalite da zecca). 
Per la prima – la Malattia di Lyme – non esiste vaccino, ma una profilassi antibiotica se dovessero insorgere i sintomi della malattia. Clinicamente la malattia all’inizio (nelle prime settimane dal morso) si manifesta con una macchia rossa simile a un bersaglio, che si espande lentamente e che può insorgere su tutto il corpo, indipendentemente da dove siamo stati morsi. Entro qualche settimana (che in qualche caso possono diventare mesi), si possono sviluppare disturbi neurologici precoci caratterizzati da artralgie migranti, mialgie, meningiti, polineuriti, linfocitoma cutaneo, miocardite e disturbi della conduzione atrio-ventricolare. Se non riconosciuta e trattata con antibiotici, negli anni la malattia può diventare anche molto grave.
Si diagnostica con delle analisi del sangue, ma dal momento che non sempre anche in presenza della macchia rossa si riscontra positività alle analisi, solitamente si propone al paziente la terapia antibiotica anche solo in presenza dell’eruzione cutanea.
Immagine che mostra il morso di una zecca su una mano umana

L’encefalite è invece un malattia virale, trasmessa dal morso di zecche infette, che colpisce il sistema nervoso centrale. Esiste invece un vaccino contro la TBE, che si assume in tre dosi e che in alcune regioni dove la presenza di zecche è elevata, è gratuito

La prima forma di prevenzione è saper riconoscere una zecca (le zecche che attaccano l’uomo sono diverse dalle zecche del cane), e controllarsi sempre dopo una gita in montagna. La zecca può essere più o meno grande a seconda della sua “età”: le “larve”, cioè le zecche appena nate, sono più piccole di un millimetro, poi ci sono le ninfe e infine le zecche adulte, delle dimensioni di una capocchia di spillo o anche più grandi. Si notano solitamente perché sono puntini neri rotondeggianti conficcati nella nostra pelle. La zecca non punge, ma morde. Inserisce la propria testa all’interno della pelle, da cui succhia il sangue emettendo del veleno. La cosa importante, una volta che abbiamo il dubbio di essere morsi da zecca, è evitare il fai-da-te, per evitare il rischio di spezzarla e che la sua testa rimanga nella pelle. Il modo per togliere una zecca correttamente è afferrarla con una pinza (si trovano in commercio pinze apposite per zecche) e ruotarla, come si svita un tappo di sughero.
Se non vi sentite sicuri, se ne può occupare il pronto soccorso, con codice bianco. 

Consulta le strutture che effettuano un Prelievo di sangue venoso:
Dove effettuare un Prelievo di sangue venoso?

La prevenzione cardiovascolare

Specie gli anziani che intendono recarsi in montagna, o comunque ad altitudini diverse da quelle abituali, è bene che si sottopongano a un check cardiovascolare. Esiste una branca della medicina che si sta sviluppando molto negli ultimi anni: la medicina di montagna (in Italia esiste la Società Italiana di Medicina di Montagna), che studia l’adattamento del nostro corpo alle diverse altitudini e che sensibilizza la popolazione e la classe medica intorno a questo tema.
Immagine che mostra un ragazzo in montagna per fare trekking con la mascherina
Uno dei problemi più frequenti è il cosiddetto “mal di montagna”, che si può verificare a tutte le età, e che è dovuto al fatto di essere saliti in alto troppo rapidamente rispetto all’adattamento del nostro corpo alle condizioni di ossigeno. Abitualmente servono da uno a tre giorni per adattarsi a un’altitudine diversa dalla nostra, per esempio per passare da 1000 a 3000 metri. I sintomi più comuni del mal di montagna sono cefalea, nausea e vertigini, inappetenza, stanchezza, alterazione del sonno. Il mal di montagna in alcune persone può insorgere già a 2000 metri di quota.
È piuttosto frequente che si verifichino casi in cui l’altitudine, unita allo sforzo fisico provochi malesseri più gravi a livello cardiovascolare, con sintomi come respiro affannoso e superficiale anche a riposo impossibilità a camminare, confusione mentale e accumulo di liquido nei polmoni. In ogni caso, all’insorgere dei sintomi è bene scendere subito a una quota più bassa.

Ogni persona ha delle proprie caratteristiche, ed è bene conoscere il nostro corpo prima di partire, specie se ci rechiamo in zone lontane dove non sarebbe immediato il raggiungimento di un centro medico.
Esistono dei farmaci contro il mal di montagna. Il più usato è l’Acetazolamide, che stimola la respirazione. Gli esperti consigliano comunque di assumere farmaci di questo tipo solo se strettamente necessario, non come prassi preventiva. La vera prevenzione è conoscere il proprio corpo e scegliere una quota che esso ben sopporta.

Una visita dermatologica per conoscere la nostra pelle

Immagine che mostra tre ragazze con diversi fototipi che applicano la protezione solare sulle bracciaLa regola aurea di proteggersi dal sole con le creme solari evitando le ore più calde della giornata vale per tutti, ma non tutti abbiamo lo stesso tipo di pelle e dobbiamo scegliere la crema solare giusta per noi. Ci sono persone che hanno una pelle più chiara, altre che hanno molti nei o macchie. Esistono sei fototipi, a partire dall’1, che è il più chiaro, fino al fototipo 6 che rappresenta le popolazioni dalla pelle nera. In Italia il 70-80% delle persone è di fototipo 3 e 4

Anzitutto, più ci si avvicina all’Equatore più i raggi UV sono intensi, perché attraversano uno strato di atmosfera più sottile. Il rischio per la nostra pelle è maggiore se ci rechiamo in aree vicine all’equatore per brevi soggiorni, che non prevedono un periodo di adattamento al sole.
Inoltre, i raggi solari si dividono in raggi UVA e raggi UVB. I secondi sono i responsabili delle comuni scottature o ustioni, mentre i raggi UVA pur non producendo arrossamenti o ustioni, agiscono in profondità anche sul sistema immunitario, e sono i responsabili del processo di invecchiamento della pelle dovuto al sole.

Per il primo sole gli esperti consigliano la protezione massima (cioè 50+), per tutte le pelli con fototipo fino a 4. Il dosaggio è fondamentale: i test di laboratorio che vengono effettuati per determinare l’effettiva protezione del prodotto, vengono effettuati con uno strato di crema di 2 milligrammi per centimetro quadrato di pelle. È bene quindi applicare la protezione ogni 2-3 ore, circa 15 minuti prima di esporci al sole, e dopo ogni bagno.
Se non ci si è mai sottoposti a una visita dermatologica, può essere utile farlo anche in via preventiva, o a seguito della comparsa di manifestazioni con o senza sintomi quali prurito, bruciore o dolore.


Consulta le strutture che effettuano una Visita dermatologica:
Dove effettuare una Visita dermatologica?

Sole e gravidanza, i consigli per godersi la stagione più calda

Immagine che mostra una donna incinta all'aria aperta Da una parte sappiamo che la vitamina D è preziosa per l’organismo e anche per il sano sviluppo del feto, ma al tempo stesso è bene evitare di sottoporlo a stress eccessivo. Inoltre la pelle della futura mamma è più sensibile durante la gravidanza.
Nei primi sei mesi di gravidanza sarebbe meglio evitare di esporre la pancia al sole, prediligendo costumi interi o utilizzando abiti leggero. È importante che la temperatura interna del feto rimanga il più possibile costante. A livello estetico poi, troppo sole potrebbe portare all’insorgenza di macchie solari e rendere permanente la linea scura verticale che si crea sul pancione. C’è inoltre il rischio di cloasma gravidico, quando cioè la pelle del viso si riempie di macchioline marrone scuro. 
L’idratazione è essenziale, sia assumendo molti liquidi che scegliendo un’alimentazione sana.

 
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
In collaborazione con
Cristina Da Rold

Cristina Da Rold

Cristina Da Rold, giornalista freelance e consulente nell’ambito della comunicazione digitale. Si occupa di giornalismo sanitario data-driven principalmente su Infodata - Il Sole 24 Ore e Oggiscienza. Lavora per la maggior parte su temi legati all’epidemiologia, con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 è consulente per la comunicazione social media per l’Ufficio italiano dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Collabora con alcune riviste mediche più specialistiche per Il Pensiero Scientifico Editore, con cui ha pubblicato nel 2015 il libro “Sotto controllo. La salute ai tempi dell’e-health”. Nel 2019 ha messo a punto HealthCom Program, un corso di formazione online di 10 lezioni sulla comunicazione sanitaria sui social media.
Data di pubblicazione: 27 giugno 2020
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