Piede diabetico: trattamenti e medicina rigenerativa

Piede diabetico: trattamenti e medicina rigenerativa
22 maggio 2018

Ricerca e Prevenzione


Piede diabetico: cos'è e come si cura?

Il piede diabetico è un disturbo che colpisce chi soffre di diabete grave, una condizione che può comportare una cattiva circolazione e una ridotta sensibilità degli arti inferiori. Chi ne è affetto, fatica ad avvertire la presenza di lesioni ai piedi a uno stadio iniziale. Se si aggiunge la maggiore fragilità della cute dovuta alla scarsa irrorazione, si comprende come traumi minimi, in questi pazienti, possano evolversi rapidamente in danni molto seri: piccoli calli possono tramutarsi in ulcere che, non ricevendo la giusta quantità di sangue, faticano a riarginarsi innescando un meccanismo a catena che porta a infezioni o addirittura a cancrena. Per bloccarne l’espansione ai tessuti limitrofi sani, poi, si può arrivare anche all'amputazione di una piccola porzione di tessuto, di un dito o, in casi estremi, di un arto intero.
 


Quale prevenzione è possibile?

Se si è affetti da diabete grave è fondamentale prestare la massima attenzione all'igiene dei piedi. Mai sottovalutare segnali quali formicolii, lividi, calli, arrossamenti, dolore, bruciore costante o lesioni. Ogni piccolo campanello d'allarme va riferito al medico. La prevenzione, infatti, è la prima vera arma contro il piede diabetico. Chi ne soffre, deve ispezionare minuziosamente i propri piedi, evitare di camminare senza scarpe, scegliere calzature adatte, evitare fonti di calore come caminetti, stufe, ecc.., curare bene eventuali calli con l'aiuto di un podologo esperto e sottoporsi regolarmente a visite di controllo. Per curare il diabete, invece, sono necessari uno stile di vita sano, una dieta equilibrata e un’adeguata attività fisica.
 


Che tipo di trattamenti e interventi possono essere utili?

Le cure per il piede diabetico comprendono antibiotici, per contrastare le infezioni, farmaci vasodilatatori, per favorire una maggiore irrorazione degli arti inferiori, plantari e calzature ortopediche, per facilitare il corretto appoggio del piede, e medicazioni specifiche per le ulcere. Quanto alla chirurgia, le vie in uso per migliorare la circolazione del sangue a livello degli arti inferiori sono principalmente due: la rivascolarizzazione arteriosa (by-pass) e l'angioplastica (PTA) associata allo Stent.
 


Quali le novità dalla ricerca?

Una nuova frontiera per il trattamento delle lesioni cutanee nel piede diabetico è rappresentata dalla medicina rigenerativa utilizzata all’IRCCS Neuromed di Pozzilli, in provincia di Isernia. Presso l’Unità di Chirurgia Vascolare ed Endovascolare diretta dal Prof. Francesco Pompeo, questa metodica viene accostata alla chirurgia tradizionale di rivascolarizzazione e a quella endovascolare. “Nei casi di pazienti con piede diabetico che non vanno incontro a guarigione, dopo averli rivascolarizzati, eseguiamo una tecnica innovativa di rigenerazione tissutale microvascolare", spiega il Prof. Francesco Pompeo.

Si esegue un prelievo di sangue venoso periferico dal paziente, che subisce un processo di filtrazione per gradiente. Il filtro viene retrolavato con della soluzione salina, raccolto in un contenitore sterile e poi re-infuso nella regione lesionata. L'infusione generalmente è ripetuta per tre volte, a distanza di 30 - 45 giorni.

“Il primo effetto benefico si ha già pochi giorni dopo la prima infusione, quando il paziente riferisce una riduzione significativa del dolore. In base ai risultati di uno studio presentato dall’Unità di Chirurgia Vascolare ed Endovascolare del Neuromed al Congresso Regionale della SIFL (Società Italiana di Flebolinfologia), questa linea terapeutica si sta rivelando estremamente efficace”, fanno sapere dall’istituto molisano.

“Abbiamo ottenuto più dell’80% di restituzione ad integrum delle lesioni”, continua il Prof. Francesco Pompeo. “L'altro vantaggio osservato, riguarda la velocità di rigenerazione di queste lesioni con una riduzione di oltre il 50% dei tempi di guarigione. Inoltre, questo intervento è mini-invasivo con una notevole riduzione del rischio che è pari a zero”.

 
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