NOTIZIE

Le ultime News e Approfondimenti dedicati al mondo della Salute e Sanità.

Osteoporosi, la resa dopo una frattura

Osteoporosi, la resa dopo una frattura
11 agosto 2016

Ricerca e Prevenzione

Un esercito di italiane e italiani ne soffre – 3 milioni e mezzo di donne e 1 milione di uomini – con conseguenze rilevantissime: 250 mila fratture all’anno sono addebitate all’osteoporosi, di cui 80 mila dell’anca e 70 mila del femore. Ma un dato allarma ancor di più: dopo una prima frattura solo la metà dei pazienti aderisce alle cure prescritte per contrastare l’osteoporosi e la fragilità ossea. Un comportamento scriteriato che espone a maggiori rischi di recidive, cioè di altre fratture ossee.

L’osteoporosi è una patologia cronica che genera un progressivo indebolimento delle ossa fino alla fragilità ossea, in forma grave, che a sua volta può comportare fratture anche senza traumi che la giustifichino. In molti casi la fragilità ossea non si manifesta sino all’evento che poi detta la necessità di un intervento chirurgico. Per evitare la recidiva di frattura è fondamentale avviare un Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) corretto. Questa è la fase più critica, perché è necessario che la paziente aderisca allo schema terapeutico prescritto dal medico per rinforzare le ossa, nei dosaggi e per il tempo stabilito, pena il suo mancato effetto e quindi, l’aumentato rischio di una nuova frattura. E’ dimostrato, infatti, che sospendere il trattamento prima del tempo o rifiutare di aderire alle cure prescritte per l’osteoporosi e la fragilità ossea (questione che riguarda il 50% delle pazienti), è pregiudizievole. Per questo molto si sta facendo per educare la popolazione interessata dal fenomeno osteoporosi e fragilità ossea, informando correttamente le pazienti. Si promuovono le Fragility Fracture Unit, che includono gli specialisti dedicati alla gestione della patologia osteoporotica e il Fracture Liaison Service, che tengono sotto controllo l’adesione alla terapia da parte delle pazienti.

Quattro, in sostanza, le ragioni del fenomeno negativo:
  • la paziente non percepisce il beneficio della terapia nel breve periodo
  • siamo di fronte a donne anziane che spesso assumono più farmaci, di cui altri sono avvertiti come più necessari
  • l’influenza di familiari o amici, che tendono a minimizzarne l’importanza
  • un difetto nella classe medica, che vede queste terapie come poco utili, mentre sono fondamentali.