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Olio di palma, quanti pregiudizi!

Olio di palma, quanti pregiudizi!
26 dicembre 2016

Alimentazione

L’industria alimentare negli ultimi sei mesi si è affrettata a comunicare, in tv e altrove, l’assoluta assenza di olio di palma dai propri prodotti, in un coro che ha destato sconcerto nei consumatori. Quest’olio vegetale è stato demonizzato perché contiene acidi grassi saturi, accusati – a torto – di aumentare il rischio di malattie cardiovascolari. All’interno di una dieta bilanciata i grassi saturi non sono nocivi. La differenza, è ovvio, la fanno la qualità della materia prima e i processi di lavorazione cui l’olio di palma è sottoposto. Il resto sono pregiudizi.

Scagliarsi contro i grassi è fuori luogo perché sono vitali, in una logica di apporti bilanciati: sono indispensabili per l’assunzione di vitamine liposolubili, per la struttura delle cellule e della membrana cellulare e per la sintesi ormonale. Quanto a nutrienti e apporto di energie, i livelli di assunzione (Larn) dei grassi stanno giornalmente tra il 20% e il 35%, ripartiti tra acidi grassi saturi e monoinsaturi e acidi grassi polinsaturi. C’è di più: a differenza degli altri oli di uso comune negli alimenti, quello di palma è l’unico ad avere un contenuto bilanciato tra acidi grassi saturi e insaturi: il 50% è costituito da acidi grassi saturi, di cui il 43% circa è rappresentato dall’acido palmitico; questo acido grasso rappresenta anche il 25% dei grassi presenti nel latte materno. Il restante 50% è rappresentato da grassi insaturi, di cui circa il 40% è acido oleico (tipico dell’olio di oliva) e il 10% è acido linoleico.

Anche l’Istituto Superiore di Sanità ha dato il via libera all’olio di palma, sempre che sia associato a un consumo consapevole, inserito cioè in una dieta varia ed equilibrata.

Quanto ai contaminanti termici e al possibile rischio di tumori, essi si producono quando i tempi tra la raccolta dei frutti e la spremitura si allungano, ma soprattutto se il processo di trasformazione alimentare è realizzato ad alte temperature (oltre i 200°C). La differenza la fanno la qualità della materia prima e i processi di lavorazione. E sulla qualità ha puntato la Ferrero, un marchio che da 70 anni propone prodotti in tutto il mondo, che non ha escluso dai suoi prodotti l’olio di palma, perché lavorato fresco con processi a temperature controllate e le più basse possibili. Del resto un recente test della Fondazione tedesca indipendente Stiftung Warentes su 21 creme spalmabili alla nocciola ha stabilito che Nutella era di gran lunga la più sicura, anche in rapporto a chi usa altri oli vegetali come quello di girasole.