Olio di palma, facciamo chiarezza: i pro e i contro

Olio di palma, facciamo chiarezza: i pro e i contro
21 aprile 2018

Alimentazione


A tu per tu con la palma da olio


L’olio di palma viene ricavato dalla polpa dei frutti della palma Elaeis Guineensis, un albero tropicale che cresce solo nelle zone equatoriali, tra le quali Indonesia a e Malesia – principali paesi coltivatori e produttori di questa pianta. I frutti della palma sono rossi e hanno le dimensioni delle olive. L’olio di palma si ricava solo dalla spremitura della polpa del frutto, mentre dal suo nocciolo si ottiene l’olio di palmisto (molto più simile all’olio di cocco).














 

Olio di palma: pro e contro


Ormai sentiamo parlare molto dell’olio di palma, demonizzato e bandito dalle aziende alimentari, le quali si sono affrettate a comunicare che i loro prodotti non contenevano più quest’olio vegetale pieno di grassi saturi, accusati di aumentare il rischio di malattie cardiovascolari. Ma, all’interno di una dieta sana ed equilibrata, i grassi saturi non sono nocivi. Il problema relativo all’olio di palma è legato alla qualità della materia prima e ai processi di lavorazione a cui l’olio viene sottoposto. Da non sottovalutare sono anche i problemi ambientali causati dalla coltivazione di questa pianta. Vediamo nello specifico le questioni controverse che ruotano attorno a questa tipologia di olio.

 

Contaminanti da processo


Quanto emerso da un recente rapporto pubblicato dell’Autorità Europea per la sicurezza alimentare, ovvero l’EFSA, ciò che rappresenterebbe il vero problema per la salute non sarebbe l’olio di palma di per sé, ma la presenza di alcuni contaminanti da processo che si formano durante la lavorazione degli oli vegetali, tra i quali si annovera anche l’olio di palma. Infatti, l’olio di derivazione vegetale, venendo raffinato nell’industria alimentare ad elevate temperature (200), forma le seguenti sostanze:
  • glicidil esteri degli acidi grassi (GE),
  • 3-monocloropropandiolo (3-MCPD),
  • 2-monocloropropandiolo (2-MCPD)
  • relativi esteri degli acidi grassi.
Gli elementi così formatisi rimangono all’interno delle margarine e degli oli vegetali prodotti, finendo poi nell'alimento che viene così assimilato dall’organismo del consumatore.  
L’EFSA, quindi, monitora e valuta gli effetti che le sostanze genotossiche e cancerogene, presenti accidentalmente nella catena alimentare, potrebbero avere sulla salute del consumatore medio di tutte le fasce d’età, ma soprattutto, tra i più giovani. Per raggiungere l’obiettivo vengono calcolati i margini di esposizione e, in generale, più questo margine è elevato più si riduce il livello di preoccupazione per i consumatori.
 
Nel rapporto del 2017, viene quindi aggiornata e innalzata la dose giornaliera tollerabile (DGT) di 3-MCPD, stimata a 2,0 μg/kg di peso corporeo, contro lo 0,8 dichiarato nel precedente rapporto del 2016. Se, quindi, la posizione dell’EFSA sui 3-MCPD viene rivista, costatando che questa sostanza non comporta dei rischi per la maggior parte dei consumatori, non accade lo stesso per i GE. Si può chiaramente leggere che i GE costituiscono effettivamente un rischio per la salute in quanto cancerogeni e genotossici, ovvero in grado di modificare e danneggiare il DNA e provocare tumori.
 
Le azioni intraprese, volte a ridurre l’esposizione dei consumatori a tale sostanza, sono molteplici e di varia natura (istituzionali e non), infatti, da una parte troviamo la Commissione Europea che sta ultimando una nuova legislazione volta alla riduzione dei livelli di GE nei prodotti alimentari e, dall’altra, è la stessa industria alimentare che presta maggiore attenzione alla presenza di tali sostanze negli alimenti che vengono immessi sul mercato. Un esempio in tal senso è fornito dalla Ferrero, marchio presente sul mercato mondiale da più di 70 anni, che non ha escluso dai suoi prodotti l’olio di palma poiché lavorato fresco con processi a temperature controllate e le più basse possibili. Del resto, anche un recente test della Fondazione tedesca indipendente Stiftung Warentes ha dichiarato che, su 21 creme spalmabili alla nocciola, la Nutella era di gran lunga la più sicura, anche in rapporto a chi usa altri oli vegetali come quello di girasole.
 

 

Una palma ecologicamente sostenibile

L’olio di palma viene impiegato non solo nell’industria alimentare ma anche nella produzione di biocarburanti e, per questa motivazione, il suo consumo e la sua richiesta mondiale crescono di anno in anno. Tutto questo ha dato il via a un significativo processo di deforestazione per la creazione di nuovi campi, dedicati alla coltivazione della palma da olio. Ciò avviene specialmente nel Sud Est asiatico dove i coltivatori locali sacrificano vaste porzioni di foreste tropicali, incendiandole. Sebbene siano state prese delle misure per contrastare indirettamente questo fenomeno - tra queste vi è la direttiva dell’Unione Europea, la RED II, che si prefigge di eliminare l’impiego dell’olio di palma nelle miscele europee di biocarburanti entro il 2020 - siamo ben lontani dal trovare una soluzione al problema.Anche in questo caso, istituzioni e produttori si trovano fianco a fianco per far fronte, o meglio, per limitare i danni causati dalla coltivazione fuori controllo di questa palma. Un'iniziativa degna di nota è stata presentata da una catena di supermercati inglese, Iceland, la quale ha annunciato che i suoi prodotti non conterranno più olio di palma per diminuire l’impatto che le piantagioni stanno avendo sull’ecosistema ambientale mondiale. Vi è però da considerare il fatto che, solo in Malesia - uno dei maggiori produttori mondiali di palma da olio - ci sono più di 650 mila piccoli agricoltori il cui reddito dipende interamente dalla produzione e commercializzazione della palma da olio.

 
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