Obesità e sovrappeso: un fenomeno in crescita tra gli italiani

Obesità e sovrappeso: un fenomeno in crescita tra gli italiani

Benessere

Ultimo aggiornamento: 22 febbraio 2019

Indice

Introduzione

Immagine di sue persone che si pesa no sulla bilanciaMetà degli italiani è obesa o sovrappeso: lo afferma un’indagine dell’Istituto Nazionale per la Chirurgia dell’Obesità (INCO) del Gruppo ospedaliero San Donato, in collaborazione con GfK Italia. Per l’esattezza, la ricerca mostra infatti che i pazienti obesi raggiungono quota 13%, mentre resta invariato il dato della popolazione adulta in sovrappeso, stabile al 35%.

Già nel 2015 l’indagine dell’Istat “Aspetti della vita quotidiana” rendeva noto che più di un terzo della popolazione adulta italiana (35%) era in sovrappeso, mentre una persona su dieci era obesa (9,8%): ciò significa che dal 45% di persone in eccesso ponderale, si è ora passati al 48%, mostrando un fenomeno in crescita, un problema che aumenta con l’avanzare dell’età e ha un’incidenza significativa al Sud e nelle Isole.

 

Gli italiani stanno ingrassando sempre di più

Immagine di persone obese sedute su una panchina«Sta accadendo in tutto il mondo: anche nei Paesi dove l’obesità non esisteva, ora sta diventando un fenomeno di rilevanza sociale importante. Significa che più andiamo avanti e non facciamo niente per prevenire questa condizione, più avremo una popolazione fatta di gente sovrappeso e obesa» ha dichiarato Alessandro Giovanelli, chirurgo e direttore di Istituto Nazionale per la Chirurgia dell’Obesità, alla rivista Ok Salute.

All’interno dell’indagine, una parte è dedicata alle cause che avrebbero condotto gli intervistati all’obesità, che attribuiscono la loro condizione a due fattori principali: da un lato l’ereditarietà (per il 54%) e dall’altro l’influenza di stimoli e modelli sociali (51%) che favorirebbero stili alimentari scorretti. Solo una minima parte individua nella sedentarietà una delle possibili cause.

 

La percezione della malattia

Immagine di una persona obesa misurata dal medicoLa ricerca ha evidenziato che su una media di 1390 pazienti seguiti, circa 200 sono pazienti obesi. In particolare per coloro che sono affetti da obesità grave, i pazienti dichiarano che il disagio maggiore è innanzitutto di natura estetica (60% degli intervistati) per quanto riguarda la gestione degli aspetti della vita quotidiana.

A seguire segnalano le difficoltà dovute all’inefficienza fisica che limita anche i movimenti più banali e solo al terzo posto citano i problemi di salute, non riconoscendone la gravità.
L’indagine si è incentrata successivamente anche sulla gestione dell’obesità da parte dei medici curanti, in modo da evidenziare le conseguenze sociali sempre più elevate.
Per i medici, come per i pazienti, le principali cause dell’obesità grave vanno ricercate innanzitutto nei modelli e negli stimoli sociali che favoriscono stili alimentari scorretti (l’ha dichiarato l’86% dei medici intervistati), poi nell’ereditarietà e in terza battuta nella fragilità psicologica.

 

Il fattore dieta e lo stile di vita

Immagine di un bambino in sovrappeso su un divano mentre mangia cibo spazzaturaPiù della metà dei pazienti obesi dichiarano di aver fatto qualcosa per perdere peso, ma confessano di essersi affidati in primo luogo a una dieta fai da te (51% del campione) e solo in un secondo momento a una dieta prescritta dallo specialista. Nonostante i rimedi adottati, i pazienti dichiarano di non aver raggiunto i risultati sperati e quindi di aver mancato l’obiettivo principale che sostengono essere il miglioramento generale della qualità della vita e solo l’11 % è soddisfatto dei risultati ottenuti.

Gli italiani ingrassano, come il resto del mondo, perché si vive in un ambiente obesogeno e ritagliarsi uno stile di vita sano sembra sempre più difficile. Nonostante si cerchi, la base della nostra società è ormai estremamente sedentaria. L’incidenza delle innovazioni tecnologiche, che facilitano le più semplici azioni quotidiane come fare la spesa, è notevole.

 

Le responsabilità dei medici

A non trattare l’obesità come una patologia sono spesso anche i medici di base. Spesso la persona non viene considerata malata, ma piuttosto colpevole, perdendo l’occasione per aumentare la sua consapevolezza e per indirizzarla alle giuste cure, che in alcuni casi possono essere anche chirurgiche. Dall’indagine, infatti, emerge che il 54% del campione prescrive innanzitutto una dieta accompagnata da un’attività fisica regolare, in quanto la ritiene la soluzione più efficace. Al secondo posto troviamo il trattamento chirurgico, scelto solo da una piccola percentuale di medici curanti perché la maggior parte afferma di non conoscerla in modo approfondito. La scelta dell’approccio chirurgico per la terapia dell’obesità avviene ancora in pochissimi casi.

Immagine di una sala operatoria in cui è effettuato un intervento di chirurgia dell'obesitàI fattori che incidono sulla scelta sono diversi, tra cui la paura di imprevisti durante l’intervento ed eventuali effetti collaterali. Tra i motivi che invece inducono i pazienti a sottoporsi all’intervento ci sono la certezza di raggiungere benefici e di perdere peso.

«La chirurgia dell’obesità non è l’ultima spiaggia, ma è un trattamento avanzato per una malattia grave. Prima di tutto il paziente deve capire il problema alla base della malattia (se organico, endocrinologico, psicologico ecc.) e poi passare al primo approccio, dietologico e comportamentale» sottolinea Giovanelli.

«Non sempre questo primo approccio produce risultati. Se non è sufficiente, i pazienti con un indice di massa corporea sopra i 40 sono definiti “grandi obesi” e sono candidabili a un percorso chirurgico, i pazienti tra il 35 e il 40 possono essere candidabili se la loro situazione di obesità è aggravata da alcune malattie. Le patologie correlate, come cardiopatie o problemi respiratori, non sono un limite alla chirurgia, anzi, l’intervento può farli guarire da queste problematiche».

 

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In collaborazione con
Veronica Tosetti

Veronica Tosetti

Scrivo di salute e benessere, attualità e libri per le edizioni online de "Il Libraio" e "Vanity Fair", con particolare attenzione ad approfondimenti legati a salute della donna, psicologia e benessere. Lavoro nella comunicazione digitale come content e social editor. Sono autrice e coordinatrice di progetti narrativi legati alla radio e al fumetto. Sono attiva sui principali social network, tra gli altri già citati anche su Facebook e Instagram

 
Data di pubblicazione: 22 febbraio 2019