Lotta all'obesità: come riconoscerla e combatterla

Lotta all'obesità: come riconoscerla e combatterla
03 maggio 2018

Alimentazione

Definizione del problema

L’obesità è una condizione caratterizzata da eccessivo accumulo di grasso nel corpo: è causa di gravi danni alla salute ed è essa stessa una malattia, come ormai le evidenze cliniche dimostrano.

Il tessuto adiposo si deposita quando le calorie assorbite dall’organismo con l’alimentazione superano quelle bruciate attraverso le attività ordinarie e straordinarie che compiamo ogni giorno. È vero che l’obesità può essere anche correlata ad una particolare predisposizione genetica e ad anomalie nell’assetto ormonale, ma lo squilibrio energetico ne è la causa più diffusa.

Se siete follower del dottor Nowzaradan e delle trasmissioni televisive di cui è ormai star indiscussa, non lasciatevi ingannare dalle proporzioni stelle-e-strisce: nonostante noi europei godiamo di responsi di bilancia più favorevoli, non siamo giustificati ad abbassare la guardia. In Italia, tanto per chiarirci, l’11% della popolazione è obesa.

Ogni anno nel mondo 2,8 milioni di persone muoiono per le conseguenze dell’eccesso ponderale, che rappresenta, pertanto, una delle questioni più problematiche in Salute Pubblica. Le ripercussioni dell’obesità sulla salute, sono sia dirette che indirette: è, infatti, una condizione associata ad una lunga serie di gravi malattie.

Lo stile di vita è, al momento, l’unico modo per prevenire e rallentare la progressione delle malattie per cui non esiste ancora una terapia farmacologica risolutiva, basti pensare ad alcuni tumori e alle patologie neurodegenerative, come Alzheimer e Parkinson, e alla stessa obesità.
 

La diagnosi

Obesità e sovrappeso non identificano lo stesso problema. Determinante ai fini della diagnosi differenziale, negli adulti, è l’indice di massa corporea (IMC), che si calcola come rapporto fra il peso (in kilogrammi: quindi sarebbe più corretto, dal punto di vista dimensionale, chiamarlo “massa”) e la statura (in metri) elevata al quadrato:


Una persona che ha IMC superiore a 25 è sovrappeso. Se, invece, questo indice supera 30 è obesa. L’obesità è quindi una condizione più restrittiva. Chiaramente, l’obiettivo è quello di mantenere l’indice di massa corporea al di sotto della soglia 25.
 

Le patologie correlate all'obesità

Fra le patologie più direttamente correlate all’obesità, certamente troviamo il diabete di tipo 2. A dispetto della terminologia con cui è conosciuto dal grande pubblico (diabete senile), si manifesta in fasce di età sempre più basse, a causa delle abitudini alimentari scorrette e della sedentarietà. Quando assumiamo grandi quantità di zuccheri, obblighiamo il nostro pancreas a sforzarsi per produrre insulina in dosi sufficienti a mantenere la glicemia sotto controllo. Nel medio/lungo termine, questo affaticamento può provocare una sorta di “esaurimento” di quest’organo, che sintetizza sempre meno insulina, fino alla comparsa del diabete.

Il paziente obeso ha valori metabolici posizionati al di fuori delle soglie di normalità, in particolare per quanto riguarda la concentrazione di colesterolo e trigliceridi nel sangue. È questo aspetto a rappresentare un fattore di rischio per l’insorgenza delle malattie cardiovascolari. Chi soffre di obesità ha più possibilità di avere un infarto, di soffrire di ipertensione, di andare incontro ad un ictus.

Il 6% dei tumori è direttamente e indirettamente legato all’eccesso ponderale. È questo il caso dei carcinomi alla mammella, al colon-retto, all’esofago e allo stomaco. L’obesità induce nelle cellule uno stato di infiammazione protratta e questo aumenta la possibilità di sviluppare il cancro.

Disturbi “minori” (ma tali solo in base al principio dell’ubi maior…) sono le ripercussioni sull’apparato osteoarticolare. Il paziente obeso consulta l’ortopedico soprattutto per le deformazioni ossee e lo schiacciamento dei dischi intervertebrali causato dal sovraccarico, che produce anche un danno articolare.

 

L'obesità infantile

Quando l’eccesso ponderale riguarda un giovane, la situazione è particolarmente grave, perché aumenta il numero di anni in cui il paziente è esposto a stimoli patogeni ed è fattore predittivo di morte prematura. Proprio per combattere l’obesità infantile l’Organizzazione Mondiale della Sanità in collaborazione con la Commissione Europea ha stilato un Action Plan, che identifica le aree di intervento ed i criteri su cui basare l’implementazione di policy nazionali per contrastare questa condizione.

La prevenzione, infatti, gioca un ruolo determinante, fin dalla più tenera infanzia e ancor prima, durante la gravidanza. L’aumento eccessivo del peso della mamma, è predittivo di un aumento del rischio di sovrappeso del figlio, una volta cresciuto.

I pediatri consigliano ai genitori di non aggiungere zucchero alle bevande dei loro piccoli, né alle macedonie di frutta o agli yogurt, per non farli abituare al gusto dolce, e di prestare molta attenzione allo zucchero nascosto nei cibi e nelle bevande confezionati, come ad esempio succhi di frutta e bibite gassate.

Per quanto riguarda il bambino, la diagnosi differenziale fra sovrappeso e obesità è più complessa rispetto all’adulto, perché si tratta di un soggetto con parametri di crescita in continua evoluzione. Nel valutare il peso, il pediatra fa quindi riferimento alle curve dei centili. Il consulto pediatrico è lo step decisivo per individuare un problema che potrebbe avere ripercussioni notevoli su tutto l’organismo del piccolo.

 

Il dietologo e lo psicologo nella lotta all'obesità

Il nutrizionista ha l’obiettivo di ridurre il peso del paziente prescrivendogli, insieme ad una dieta dimagrante, sane regole per uno stile di vita più corretto. Solo in questo modo potrà recuperare Benessere e qualità della vita nel lungo periodo.

In generale, per adulti e bambini, gli strumenti che la Scienza individua come utili per contrastare l’eccesso di peso, sono l’alimentazione equilibrata, l’esercizio fisico e anche, come evidenzia la fondazione GIMBE nel suo ultimo report, il supporto psicologico.

Di fatti, le conseguenze psicologiche non sono da sottovalutare: spesso la persona sovrappeso o obesa non riesce a sottoporsi ad un regime alimentare restrittivo anche per cause emotive. In questi casi, e in quelli in cui l’obesità spinge a non mostrarsi in pubblico e a vergognarsi di sè stessi, può essere utile la terapia cognitivo-comportamentale.

L’attività fisica, intesa sia come semplice movimento, sia come vero e proprio sport, dovrebbe essere promossa, perché la sedentarietà è uno dei fattori di maggiore rischio per l’accumulo di adipe. Oltre a praticare esercizio fisico regolare (a seconda delle nostre caratteristiche fisiche) dobbiamo approfittare di tutte le occasioni che abbiamo per essere più dinamici: andare a scuola o al lavoro a piedi, preferire le scale all’ascensore, interrompere le lunghe giornate di lavoro sedentario in ufficio con dei fitness break.

 

L'obesità nella nostra società

Come genitore, seguo da vicino le vicende di cronaca che riguardano gli adolescenti, oggi sempre più tormentati dal controllo “patologico” del peso. È importante che i media trasmettano informazioni corrette a riguardo.

I giovani, in particolare le ragazze, devono imparare a volere bene al proprio corpo, a prendersene cura e non a combatterlo, come fosse un nemico, a colpi di diete prive di fondamento scientifico e junk food. Solo così, da adulti, sarà per loro naturale mantenere la taglia, rispettando le proprie forme e la bellezza che ognuno di noi può esprimere attraverso l’equilibrio.
 
 
Monica Torriani è moglie, mamma di 4 ragazzi, farmacista e blogger.
Si occupa di Salute e Benessere con WELLNESS4GOOD, il sito web che ha ideato. E' contributor per diverse testate
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