Nutrigenomica: quando l'alimentazione incontra il DNA

Nutrigenomica: quando l'alimentazione incontra il DNA
27 settembre 2018

Alimentazione

Indice


 

Introduzione

La nutrizione personalizzata in base al Dna, quindi al patrimonio genetico, è l’ultima frontiera nel campo dell’alimentazione. Molte aziende stanno investendo in questo settore, la nutrigenomica. Sono startup americane come DnaFit, ma anche multinazionali come Nestlè. Mancano prove scientifiche definitive sull’efficacia della moda che risponde al desiderio di essere trattati come soggetti unici, anche a tavola. Ma dal punto di vista del marketing, l’idea funziona.

Questa tendenza a personalizzare i consigli dietetici, come del resto la medicina di precisione, si basa sull’idea che ciò che funziona per una persona, non è detto che sia salutare per un’altra. Siamo unici in virtù del Dna e, come è ormai ampiamente dimostrato, il cibo ha un ruolo importante sulla salute e sulla longevità. Rispetto al consumo di grassi, ad esempio, alcune popolazioni eschimesi hanno sviluppato dei geni in grado di trarre il meglio da diete ricche di grassi per ottenere l’energia necessaria a sopravvivere alle temperature polari. Esistono tuttavia persone con ipercolesterolemia familare che, invece, faticano a metabolizzare i grassi e accumulano il colesterolo tanto che sviluppano aterosclerosi in giovane età e possono avere un infarto o ictus anche a 20 anni. Tra questi due estremi, c’è un universo di diversi assetti genetici e per questo ci sono aziende che offrono servizi dietetici basati sul Dna, ma anche sul microbioma, quello che una volta era la flora intestinale.

 

L’offerta sul web

Sul sito DNAFit, collegato alla società americana 23andme, specializzata nella vendita online di test genetici, si legge: “Sei unico. Anche le tue scelte di cibo e allenamento dovrebbero esserlo. Il nostro pluripremiato test del Dna può mostrarti come”. Il colosso mondiale dell’alimentazione, Nestlè, come riporta Bloomberg, ha lanciato in fase sperimentale, in Giappone, un progetto che mette insieme test genetico dei consumatori, intelligenza artificiale e foto dei cibi postati sui social network, per mettere a punto la dieta su misura di ciascuno.

Circa 100.000 anziani, aderenti al Nestlé Wellness Ambassador, sono invitati a  postare le foto dei loro pasti utilizzando una app (Line) molto nota in Giappone perchè dà consigli sull’alimentazione. Chi aderisce al programma, che può costare circa 600 euro l’anno, riceve un pacco che contiene, accanto a capsule di tè, snack e frullati dall’alto valore nutritivo, anche un kit per raccogliere un campione di sangue da inviare all’azienda. In base a vari valori sanguigni di sostanze come il colesterolo e alle informazioni acquisite dal Dna, come la presenza di geni che predispongono al diabete, con l’aiuto di sistemi informatici avanzati come l’intelligenza artificiale, l’azienda è in grado di elaborare per il cliente una serie di consigli alimentari personalizzati.  All’indirizzo del consumatore arriva quindi un pacco con i prodotti su misura del suo Dna.

 

Il funzionamento

Il cibo, a livello molecolare, interagisce con il genoma, influenzando l'espressione dei geni, la sintesi o la demolizione di proteine, attivando o inibendo vie metaboliche e lo sviluppo di condizioni patologiche.  Negli ultimi dieci anni, il progresso tecnologico ha messo a punto una serie di test in grado di identificare alcune mutazioni responsabili di patologie più comuni, come il diabte e l'ipercolesterolemia, confrontando l'assetto genetico delle persone con la patologia rispetto a quelle sane. Grazie alla nutrigenomica, si possono identificare quindi gli alimenti che, in virtù delle sostanze che contengono, regolano l'espressione di alcuni geni implicati nello sviluppo delle varie malattie.
 

I dubbi della scienza

“La personalizzazione della dieta in base al Dna”, spiega Francesco Francini, medico nutrizionista dell’Università di Padova, “non è tecnicamente sostenibile a livello scientifico. I test genetici attualmente disponibili sono in grado di individuare solo alcuni geni coinvolti nelle malattie come il diabete o l’ipercolesterolemia. È come per i test delle intolleranze: non sono attendibili perché verificano solo alcuni elementi, mentre, nello sviluppo di una patologia ci sono molti  geni e fattori coinvolti che ancora non conosciamo”. Nella genesi di malattie croniche come l’obesità e il diabete, l’ambiente conta per oltre il 50%. “I giapponesi sono i più longevi al mondo e praticamente non muoiono di infarto”, continua Francini. “Se vanno in America, però, hanno tassi di mortalità da infarto simile agli americani, pur avendo i geni giapponesi. Lo stile vita gioca quindi un ruolo chiave”.

Come riporta il documento dell’Accademia di nutrizione e dietetica americana, “l’uso di test nutrigenetici per fornire consigli dietetici non è ancora pronto per la pratica dietetica di routine”. Questo tipo di informazioni genetiche è quindi utile in casi specifici e queste analisi sono da svolgere sotto controllo medico.

 

Dna, microbioma e alimentazione. Siamo all’inizio

Anche se mancano dati scientifici certi sulla validità dei test genetici da cui trarre informazioni utili per consigli alimentari,  ci sono vari studi in corso che dimostrano come valga la pena continuare la ricerca sulle informazioni nascoste nel nostro Dna. In attesa conferme scientifiche, ci sono molte cose che le persone possono iniziare a fare anche senza spendere soldi su test poco attendibili, grazie al consiglio di professionisti come il medico nutrizionista. Il discorso vale anche sull’altra tendenza in crescita: la dieta in base al microbioma, cioè all’assetto della flora batterica intestinale. Recenti studi  hanno infatti dimostrato che malattie croniche come il Parkinson e l’asma, originano da squilibri infiammatori mediati dai batteri intestinali. Un’azienda come Viome controlla i microbiomi dei suoi clienti e altri biomarcatori per dare consigli dietetici.

Con circa 90 euro al mese (mille all’anno), come si legge nel sito “ti testiamo ogni tre mesi per vedere come il tuo corpo sta reagendo ai carboidrati, alle proteine e ai grassi, e adeguiamo la tua dieta in base al tuo metabolismo”. Attualmente, però, anche se si potessero diagnosticare determinate condizioni, non si saprebbe come intervenire per modificare il micro bioma. L’unica eccezione è la cura dell’infezione da Clostridium difficile, per la quale si interviene con un trapianto fecale.  Non a caso quindi gli esperti invitano a evitare di ricorrere a questi test, se non indicati dal medico.
 
 

Attenzione alla privacy

La dieta personalizzata, sia su Dna sia su microbioma, al momento, scientificamente non regge, ma dal punto di vista del marketing funziona.  Le informazioni genetiche sono il nuovo petrolio nell’epoca dei big data. Vendere test poco utili, permette comunque alle aziende di ottenere una serie di informazioni da cui trarre profitto oggi e, soprattutto, in futuro. Queste aziende stanno mettendo in cassaforte il Dna di milioni di persone, un tesoro di dati sensibili che possono essere profilati e venduti ad aziende farmaceutiche, assicurazioni sanitarie e, probabilmente, ad aziende alimentari, per offrire servizi sempre più personalizzati, ma al costo della privacy del consumatore.
In collaborazione con
Maddalena Guiotto

Maddalena Guiotto

Giornalista con laurea in farmacia e master in bioetica, ho sempre scritto di salute, sanità e farmaceutica. Ho maturato esperienze professionali a livello di agenzie stampa internazionali, Tv, carta stampata e siti web. Nel collaborare con testate come "Le Scienze", "Corriere Salute", "Aboutpharma" e "iFarma", ho potuto affinare le mie competenze in vari aspetti del giornalismo su web. Oggi scrivo anche di benessere e digital health, sempre partendo da dati scientifici certi e documentati.