Nipah Virus (NIV): sintomi, contagio e trasmissione

Nipah Virus (NIV): sintomi, contagio e trasmissione
28 giugno 2018

Ricerca e Prevenzione

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Cos'è il Nipah virus?

Tra gli otto virus più pericolosi al mondo e, dunque da ritenersi prioritari per la ricerca di un vaccino, l'OMS cita il Nipah alla pari dello Zika e dell'Ebola.

È un virus relativamente nuovo e prende il nome dalla località malese (Nipah) dove nel 1998 comparve per la prima volta e dove fu subito chiaro che si trattasse di una minaccia inedita e pericolosa. In quell'occasione il contagio avvenne su 265 persone, si manifestò sotto forma di encefalite galoppante ad alto tasso di mortalità (105 morti su 265 contagiati). Gli individui colpiti furono persone che lavoravano nei porcili e da questo si intuì che si era di fronte ad una zoonosi, cioè di un vettore in grado di compiere il salto di specie (in quel caso tra l'uomo e il maiale).

Si scoprì in seguito che i veri portatori del NIV (Nipah Virus) fossero le volpi volanti, i pipistrelli giganti della frutta che avrebbero incidentalmente lasciato cadere in un porcile delle mele contaminate dalla loro saliva. La conferma si ebbe nel 2004, quando un'ulteriore focolaio si sviluppò in Bangladesh, tra un gruppo di persone che si erano nutrite della linfa di una palma abitata dalle volpi volanti.

La trasmissione da uomo a uomo tramite fluidi corporei è possibile ma difficile e si è stimato un tasso di mortalità che va dal 40% al 75%, molto dipende dalle capacità di soccorso e di terapie che un paese può offrire.

Le forme e i sintomi sono diverse e vanno dal mal di testa, alla febbre, al disorientamento, vertigini, astenia, dolori alle ossa, infezioni respiratorie ed encefaliti.

Un focolaio è attualmente attivo anche se sotto controllo nel sud dell'India, dove i morti sono saliti a 16 tra Kerala e le vicine località di Wayanae, Calicut, Malappuram e Kannur.

Il contagio

Il virus Nipah appartiene alla famiglia dei Paramyxovirus, alla quale sono ascritti il virus del morbillo e quelli para-influenzali; è un virus a RNA a singolo filamento il cui meccanismo di trasmissione non è ancora del tutto chiaro.

Certamente l'ospite naturale è la volpe volante che infetta altre specie attraverso i propri fluidi, il contagio è stato evidenziato sui maiali ma è probabile che avvenga anche verso cani, gatti, cavalli e capre.

Nei maiali l'infezione si evolve diversamente in base all'età: gli adulti manifestano sintomi neurologici, mentre nei lattanti la malattia colpisce principalmente il sistema respiratorio.

La trasmissione all'uomo è presumibile che avvenga attraverso il contatto con i tessuti malati del maiale; studi sierologici hanno evidenziato il rilascio del virus attraverso le secrezioni del rinofaringe.

È plausibile che il NIV abbia infettato l'uomo per la prima volta nel 1996, con le note ricomparse del 1999 in India, del 2004 a Singapore e quella attuale. Tutti i focolai si sono sviluppati intorno ad allevamenti suini o macelli e tutti nella zona tra il sud dell'India, Malesia e Singapore, dove vivono le volpi volanti.

Il contagio tra umani è stato documentato una sola volta come infezione nosocomiale, ma l'allerta è alta poiché qualora il virus rafforzasse questa caratteristica, potrebbe provocare una pandemia mondiale.



 

Il decorso della malattia e la terapia

La malattia si manifesta a 4-18 giorni dal contagio, il più delle volte in modo asintomatico o con sintomi lievi. Nei casi sintomatici la malattia può manifestarsi con sintomi simili all'influenza nelle forme lievi, mentre in taluni casi le manifestazioni sono quelle dell'insufficienza respiratoria: febbre, vertigini, convulsioni fino alla vasculopatia diffusa e forme gravi di encefalite edematosa, che evolvono in coma nel giro di 24/48 ore.

Alcuni soggetti ritenuti guariti tendono ad avere una ricaduta anche dopo decine di anni e nel tempo presentano attacchi convulsivi più o meno frequenti e un consistente cambiamento di personalità e dell'umore.

In determinati individui sono state riscontrate forme latenti, cioè persone che hanno subito il contagio ma non hanno sviluppato la malattia nei canonici 18 giorni, bensì dopo svariati anni. In quei casi il decorso è violento e letale nel 50% dei pazienti.

La malattia da NIV è difficilmente distinguibile da altre forme virali quali polmoniti o stai influenzali, almeno nella prima fase. In caso di sospetto la diagnosi avviene tramite la ricerca sierologica degli anticorpi specifici tramite il metodo enzimatico (ELISA) oppure attraverso anticorpi fluorescenti (IFA); non esiste un vaccino e la terapia è limitata al supporto vitale. Nei casi più gravi di insufficienza respiratoria (come anche per le infezioni da coronavirus, SARS), una polmonite atipica che evolve in distress polmonare, si è rivelato utile il bypass cardiopolmonare e la respirazione attraverso l'ossigenazione del sangue col metodo utilizzato in cardiochirurgia, durante gli interventi a cuore aperto.

Il Nipah è resistente a tutti gli antibiotici antivirali ad oggi disponibili, tuttavia attualmente si sta sperimentando la risposta alla somministrazione di ribavirina, i cui risultati saranno a breve divulgati.

La percentuale di sopravvivenza nei casi acuti dipende molto dalle condizioni generali del soggetto colpito, oltre che dall'età (particolarmente vulnerabili neonati, bambini e anziani), da malattie metaboliche preesistenti come il diabete e dalla struttura ricettiva che tiene in cura il soggetto. Spesso è necessario il ricovero in terapia intensiva.
 

Il vaccino

Non essendo una malattia frequente e soprattutto circoscritta ad un territorio specifico, la ricerca non è supportata dalla spinta commerciale nella ricerca di medicinali o vaccini. Nonostante l'allarme lanciato dall'OMS e da alcune decine di milioni di dollari con i quali la ricerca è stata incentivata, le leve commerciali che muovono i colossi dello sviluppo farmaceutico, sembrano ancora troppo deboli in confronto a patologie ben più diffuse e remunerative.

Il NIV si lega alle proteine di membrana chiamate Ephrin2 ed Ephrin3 delle cellule nervose ed endoteliali (la parete interna dei vasi sanguigni) secondo un meccanismo tipico della famiglia dei Paramyxovirus, alla quale appartiene anche il virus del morbillo e quello delle sindromi para-influenzali. Ciò significa che se esiste un vaccino per il morbillo e per l'influenza (nonostante la mutabilità), un analogo prodotto immunizzante verso il Nipah è possibile; è solo una questione di investimenti in ricerca.

Inoltre, esiste un altro virus molto simile verso il quale si sono mossi alcuni interessi locali. Uno dei componenti della famiglia alla quale appartiene il Nipah è il virus Hendra, un ulteriore esempio di zoonosi che colpisce i cavalli. Si manifesta molto raramente in Australia ed è anche conosciuto come morbillo equino. A differenza del NIV non ha superato la barriera di specie, cioè non è in grado di infettare l'uomo nè altri mammiferi, anche se pure questo è risultato essere presente nella saliva delle volpi volanti. A differenza del virus Niph, però, in seguito alle consistenti perdite di bestiame avvenute in Australia, un consorzio di allevatori ha sponsorizzato la ricerca di un siero specifico per la cura dell'Hendra.

Di conseguenza la Zoetis Australia PTY ha lanciato in commercio il vaccino per l'Hendra e gli allevamenti lo hanno prontamente somministrato su circa 500.000 cavalli. Purtroppo però le conseguenze si sono rivelate disastrose e la morte di 1.500 capi di bestiame ha alimentato una class action contro l'azienda farmaceutica.

A prescindere dagli effetti collaterali e data l'assoluta somiglianza dei due virus, uno studio sul meccanismo d'azione del siero australiano potrebbe fungere da apripista per un adattamento al NIV.

Il virus Nipah alla pari dell'Ebola, il West Nile, lo Zika e altri rappresenta un rischio latente a livello globale; una bomba innescata dal potenziale devastante. I nuovi virus in generale, quelli che con il mutare delle condizioni climatiche operano salti di specie, arrivando ad infettare organismi verso i quali precedentemente non erano attivi, essendo in fase evolutiva possono anche programmarsi per la diffusione tra umani. A quel punto la breve incubazione, la virulenza e i viaggi intercontinentali sono in grado di esportare il morbo ovunque nel mondo.

Nella fattispecie il Nipah che prevede un'incubazione minima di 4 giorni, potrebbe consentire la partenza di un individuo ancora sano verso una destinazione lontanissima, che raggiungerebbe giusto in tempo per ammalarsi e colonizzare un'altra porzione del globo. La trasmissione tramite una microparticella di saliva, di quelle prodotte a migliaia da uno starnuto, potrebbe avere conseguenze di vasta scala: mettiamo il caso di un viaggiatore su un aereo che starnutisce le cui microparticelle infatte potrebbero potenzialmente colpire anche tutti i viaggiatori sullo stesso veivolo. Una parte di questi magari una volta infettati, tramite uno scalo intermedio raggiungono una destinazione ulteriore, ovvero un'altra regione potenzialmente colonizzabile.

I meccanismi che regolano la virulenza di un agente patogeno sono molteplici e solo in minima parte noti. L'evoluzione di un virus può essere molto rapida e sulla scorta di quanto già successo negli anni 80 con l'HIV, ogni focolaio virale viene attentamente monitorato dall'OMS.

Per il NIV è allarme rosso e, attualmente, gli unici strumenti di prevenzione sono la prevenzione e l'informazione, strumenti sui quali l'OMS sta puntando molto grazie alle campagne di sensibilizzazione sul tema.
 
 
In collaborazione con
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