Medicina di Genere: come funziona? Cosa sta cambiando?

Medicina di Genere: come funziona?  Cosa sta cambiando?
08 marzo 2019

Ricerca e Prevenzione

Indice


 

Introduzione

Uomini e donne sono diversi in salute e in malattia. Proprio di queste differenze si occupa la medicina di genere, una recente branca della medicina a cui la prestigiosa rivista scientifica The Lancet ha dedicato, a febbraio 2019, un intero numero. Come si ricava dalla lettura dei vari articoli, l'equità di genere nella scienza non è solo una questione di giustizia e diritti. I due generi, maschile e femminile, proprio per le differenze anatomiche e fisiologiche, pur soffrendo delle stesse malattie, si ammalano in modo differente e rispondono in modo diverso ai farmaci. Un esempio lampante riguarda i disturbi cardiovascolari. Infarto e ictus hanno ucciso, nel 2012, in Italia, 13.000 donne in più rispetto agli uomini (37.000 contro 24.000 maschi).

Immagine che mostra un dottore uomo parlare con il paziente, e in secondo piano una dottoressaI dati, dell'Istituto Nazionale di Statistica (Istat) sono simili a quelli osservati per la prima volta, quasi trent’anni fa, dalla cardiologa Bernardine Healy, fondatrice della Medicina di genere. Nell'articolo "The Yentl Syndrome", pubblicato nel 1991 nella rivista medica “New England Journal of Medicine”, la Healy, allora a capo dell'agenzia americana per la salute (NIH, National institute of Health), denunciava la disparità di trattamento tra i sessi.

In base a due importanti studi clinici, osservava che le donne erano meno sottoposte a esami rispetto agli uomini, subivano più errori diagnostici e venivano ricoverate e curate in modo minore per le malattie cardiache.

Provocatoriamente, la Healy intitolò quell’articolo The Yentl Syndrome, dal nome dell’eroina di un racconto di Isaac B. Singer, costretta a travestirsi da uomo per accedere allo studio del Talmud. “Come Yentl”, scriveva Healy, “anche le donne sono state costrette a trasformarsi in piccoli uomini per rientrare nei canoni della medicina classica. Dopo quasi tre decenni, oggi su The Lancet, si legge che la finalità di questa innovativa disciplina è arrivare a garantire a ciascuno, uomo o donna, il miglior trattamento possibile sulla base delle evidenze scientifiche, ma purtroppo ancora poco è cambiato. Del resto, da quel primo articolo, ci sono voluti dieci anni per l’istituzione, alla Columbia University di New York, del primo corso Medicina di genere che, solo nel 2000 è stata riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

In Europa sono cinque le Università che hanno istituito questo percorso formativo nel corso di laurea in medicina. In Italia, l'Università di Padova ha una delle cinque cattedre europee. Le altre sono a Vienna, Helsinki, Berlino e Parigi. Lo scorso dicembre anche l’Università di Firenze ha attivato, in materia, un master di II livello. Come fa notare la professoressa Giovannella Baggio, fondatrice del primo corso di Medicina di genere italiano, “le donne hanno paura di ammalarsi di cancro al seno, ma le malattie cardiovascolari uccidono molto di più di quelle oncologiche”, come rivelano i dati della Società Europea di Cardiologia (ESC) nell'articolo "Cardiovascular disease kills 51% of women in Europe and breast cancer kills 3%". Le patologie del sistema cardiocircolatorio sono ancora ampiamente considerate un problema degli uomini mentre il cancro della mammella è ritenuto come la più grande minaccia per le donne. In realtà, il 51% delle donne muore per cause cardiovascolari mentre solo il 3% sono vittime del cancro della mammella.

 

Uomini e donne si ammalano in modo diverso

I due sessi, come è noto, hanno differenze anotomico-funzionali che però la medicina ha sempre considerato solo a livello di organi sessuali. In realtà, il cervello maschile ha più cellule, quello femminile ha invece più connessioni intracellulari. Le donne hanno più problemi ai piccoli vasi delle coronarie del cuore, mentre gli uomini hanno disturbi soprattutto ad arterie e vene di calibro maggiore.
Immagine di du signori malati seduti su un letto
I disturbi cardiovascolari causano più del 50 % delle morti nei Paesi occidentali, ma mentre queste patologie, negli ultimi decenni, sono diminuite nell'uomo, nella donna sono aumentate. Secondo gli esperti, una ragione per cui le malattie cardiovascolari sono sottodiagnosticate e sottotrattate nelle donne é dovuta alla diversità dei sintomi con cui si manifestano le malattie.

L’infarto, ad esempio, nelle donne può esordire con sintomi quali nausea, vomito, difficoltà di respiro, dolore alla mascella, stanchezza, palpitazioni, senso di svenimento (lipotimia) piuttosto che con il tipico dolore toracico costrittivo retro sternale che si irradia all’interno del braccio sinistro, con cui si manifesta nell’uomo.

Secondo i dati del Ministero della Salute, l’ictus è la terza causa di morte nel genere maschile e la seconda in quello femminile. Spesso l’ictus lascia danni più gravi nelle donne nonostante la terapia trombolitica, utile a sciogliere il coagulo che blocca il flusso di sangue in un’area del cervello, sia più efficace in loro. Probabilmente, anche in questo caso, i sintomi iniziali come la confusione mentale, difficoltà ad articolare le parole, vengono sottovalutati e le donne giungono più tardi in ospedale. Sono molte le differenze anatomiche ed elettrofisiologiche individuate nei due sessi da studi recenti.

Il gentil sesso è più colpito da malattie neurologiche (cefalea, depressione) e del sistema immunitario (sclerosi multipla, artrite reumatoide). Per un approfondimento si veda anche: "Malattie neurologiche: cosa sapere sul Parkinson, Alzheimer, Ictus e cefalee".

L'uomo soffre soprattutto di patologie oncologiche (32,1% delle morti contro il 23,8% delle donne). Le donne dopo i 65 anni hanno un rischio che è due volte più grande degli uomini di ammalarsi di Alzheimer o demenza. Sul versante respiratorio, la brocopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), sempre considerata tipica del sesso maschile, colpisce quasi il doppio delle donne che, a parità di sviluppo, in base al volume di respiro, presentano sintomi più debilitanti degli uomini. L’artrosi colpisce l’uomo soprattutto prima dei 45 anni, mentre nella donna si manifesta dopo i 55. Per informazioni più specifiche sulle malattie reumatiche si veda anche: "Malattie reumatiche: come si curano? Sinotmi e rimedi".

Sul fronte del sistema immunitario, le malattie autoimmuni della tiroide e la sclerodermia, presentano una frequenza 7-10 volte più elevata nelle donne rispetto agli uomini.
Meno significativa, anche se sempre a svantaggio delle donne, è la prevalenza di malattie quali l’artrite reumatoide, la sclerosi multipla e la miastenia grave, che sono 2-3 volte più frequenti nelle donne rispetto agli uomini.

immagine che mostra i quaderni del ministero della sanità
Fonte: Quaderni del ministero della Salute. Il genere come determinante di salute. Lo sviluppo della medicina di genere per garantire equità e appropriatezza della cura. 2016 (pag. 49).


 

Le medicine si studiano sui maschi

Immagine che mostra medico e paziente mentre parlanoGli studi epidemiologici sull'incidenza dei problemi cardiocircolatori interessano, nel 70-80% dei casi, il genere maschile. La sperimentazione di nuovi farmaci inizia su cavie maschili e si conclude, quasi sempre, su uomini. Le motivazioni di questa scelta sono almeno due: semplicità e costi più bassi. I ciclici cambiamenti ormonali femminili rendono più complessa la realizzazione degli studi clinici, che diventano più lunghi e più costosi. Le donne, inoltre, nel caso dovessero iniziare una gravidanza durante la sperimentazione, si troverebbero a dover gestire anche una questione etica per le possibili conseguenze sulla salute del nascituro.

 

Le differenze che pesano

La risposta alle medicine cambia nei due sessi. La dimensione degli organi e la diversa concentrazione di sostanze (enzimi) in grado di interagire con i farmaci cambiano l'efficacia delle cure.
Immagine di un uomo e una donna in piedi a contrastoL'aspirinetta, ad esempio, caposaldo della prevenzione dell'infarto, nella donna non ha la stessa efficacia che ha nell'uomo. Le dosi terapeutiche di un farmaco, del resto, si ricavano quasi esclusivamente da studi su uomini caucasici di trent'anni e 70 chili di peso. La donna quindi finisce per assumere la stessa quantità di farmaco testata nel giovane uomo senza considerare che lei, in media, pesa circa 10 chili in meno e, in base all'età, ha una massa grassa superiore del 25-40 per cento. In realtà anche l'uomo, l'anziano, la persona sovrappeso o sottopeso rischiano di assumere troppo o troppo poco farmaco, esponendosi così al rischio di reazioni avverse, nel primo caso, e di inefficacia terapeutica, nel secondo.

In campo oncologico sono state descritte differenze di genere in molti tipi di tumori. Sulla diversa reazione alle terapie antitumorali tra maschi e femmine, e sul loro impatto nella gestione clinica della malattia, si sa ancora poco. In generale però si può dire che alcuni chemio-terapici determinano una risposta migliore nelle donne che negli uomini. In altri casi, però, le donne risentono di una maggiore tossicità della terapia.

Il fegato che, come si sa, ha un ruolo importante nel metabolismo dei farmaci, presenta differenze fisiologiche tra maschio e femmina. Le donne sono particolarmente sensibili al danno epatico provocato dai farmaci e sono più suscettibili alle reazioni avverse da terapie antitumorali. In più lo smaltimento del farmaco nelle donne è influenzato da fattori come la menopausa, la gravidanza e le mestruazioni. La relazione tra tossicità dei farmaci anti cancro e influenze ormonali meriterebbe per questo di essere approfondita.

Sull’efficacia delle terapie antitumorali più innovative, sono importanti i risultati di uno studio italiano, recentemente pubblicato su The Lancet, "Cancer immunotherapy efficacy and patients' sex: a systematic review and meta-analysis". Gli immunoterapici, antitumorali che agiscono come inibitori del checkpoint immunitario (ipilimumab, tremelimumab, nivolumab o pembrolizumab), impiegati in forme avanzate o metastatiche di melanoma e carcinoma polmonare non a piccole cellule, ma anche nel carcinoma renale, nel tumore uroteliale e nei tumori del distretto testa-colo, sono risultati più efficaci negli uomini. La riduzione del rischio di morte, nei pazienti maschi, è risultato il doppio di quella delle pazienti.

Per approfondire si veda anche: "Immunoterapia oncologica: che cos'è? Quali rischi si corrono?".

 

Perché la medicina di genere fa risparmiare?

Complessivamente, i dati dell’Agenzia del Farmaco (Aifa) mostrano che 2017, le donne hanno consumato più farmaci degli uomini: 70,2% contro 61,8%. Il gentil sesso ha il rischio di sviluppare una reazione avversa da farmaco che è quasi doppia rispetto all'altra metà del cielo. Il 60 % dei ricoveri femminili in ospedale è imputabile agli effetti avversi delle medicine, rivela la quarta edizione del “Libro Bianco” curato dall'Osservatorio nazionale sulla salute della donna (Onda). I ricoveri e il consumo di farmaci sono costi che incidono non solo sulla salute e qualità della vita delle persone, ma anche sul bilancio del Sistema Sanitario Nazionale (Ssn). L'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e altre agenzie regolatorie come l'americana “Food and Drug Administration” (Fda) stanno mettendo a punto sistemi per chiedere alle aziende farmaceutiche di includere il sesso femminile negli studi clinici.

 

Qualcosa sta cambiando

Una migliore comprensione delle differenze biologiche tra maschi e femmine è il primo passo per ridurre il livello di errore medico, promuovere l’appropriatezza terapeutica, migliorare e personalizzare le terapie. Anche se lentamente, qualcosa sta cambiando. Dal 2016, il Ministero della Salute ha attivato una pagina dedicata a "Ricerca e Medicina di genere". Anche l’Istituto Superiore di Sanità, dal 2017, ha un Centro di riferimento per la medicina di genere. Nel numero dedicato alla medicina di genere, non a caso la prestigiosa rivista The Lancet lancia la sfida ad allargare l’orizzonte per superare le forme di pregiudizio e favorire una ricerca non solo a livello medico scientifico, ma sociosanitario, tenendo conto anche del fatto che non solo la donna non è una copia dell’uomo, ma il bambino non è un piccolo adulto e l’anziano ha caratteristiche mediche ancora più peculiari.
In collaborazione con
Maddalena Guiotto

Maddalena Guiotto

Giornalista con laurea in farmacia e master in bioetica, ho sempre scritto di salute, sanità e farmaceutica. Ho maturato esperienze professionali a livello di agenzie stampa internazionali, Tv, carta stampata e siti web. Nel collaborare con testate come "Le Scienze", "Corriere Salute", "Aboutpharma" e "iFarma", ho potuto affinare le mie competenze in vari aspetti del giornalismo su web. Oggi scrivo anche di benessere e digital health, sempre partendo da dati scientifici certi e documentati.