Una leucemia meglio arginabile

Una leucemia meglio arginabile
20 gennaio 2017

Ricerca e Prevenzione

Il tumore mieloide acuto vedrà prossimamente in azione un nuovo farmaco, meno tossico e più efficace


Può cogliere chiunque a qualsiasi età, ma la leucemia mieloide acuta, un tumore del sangue molto aggressivo, affligge soprattutto gli adulti e gli anziani, con 3.500 nuovi casi l’anno in Italia, e con prognosi infausta: solo un malato su cinque sopravvive dopo cinque anni. Nelle persone di oltre 65 anni, più frequentemente colpite, un problema ulteriore è rappresentato dalla loro scarsa tolleranza ai farmaci impiegati per contrastare la leucemia.

Ora uno spiraglio viene da uno studio presentato durante il congresso della Società Americana di Ematologia (Ash) che ha valutato come un nuovo farmaco possa migliorare la sopravvivenza dei soggetti over 65, per la sua efficacia doppia rispetto ai trattamenti in atto. La cura standard si basa, nei malati al di sotto dei 65 anni, su una miscela di chemioterapici che gli ematologi chiamano 3 + 7, vale a dire un farmaco (daunorubicina) per tre giorni e un secondo (citarabina) per altri sette.
Nei pazienti più giovani può essere determinante il trapianto di cellule staminali autologhe (con cellule dello stesso paziente) o, soprattutto, allogeniche (con cellule di un familiare o di un estraneo).

Per i pazienti più anziani e in condizioni che non consentono un trattamento intensivo c'era sin qui la possibilità di una terapia soft con agenti ipomentilanti (azacitidina e decitabina) oppure con trasfusioni associate a una blanda chemioterapia orale. Ora si prospetta un nuovo farmaco, il CPX-351, che contiene entrambi i chemioterapici utilizzati nel trattamento 3 + 7, ma in proporzione fissa e ottimale, capace di potenziarne l’attività; un farmaco di minore tossicità che consente una maggiore efficacia contro le cellule leucemiche. Questo nonostante i 309 pazienti inseriti nella sperimentazione siano poco rappresentativi della maggioranza dei soggetti affetti da questo tipo di tumore.

I risultati ottenuti in soggetti a prognosi particolarmente infausta potrebbero aprire nuovi scenari per una malattia per la quale da molto tempo non si hanno significativi passi in avanti.