LATE, la nuova forma di demenza diversa dall'Alzheimer

LATE, la nuova forma di demenza diversa dall'Alzheimer

Ricerca e Prevenzione

Ultimo aggiornamento: 16 giugno 2019

Indice

 

Introduzione

Sembra Alzheimer, invece è una nuova forma di demenza. Si chiama Late (Limbic-predominant Age-related TDP-43 Encephalopathy) e si differenzia dalla più nota malattia di Alzheimer per il tipo di proteina che, accumulandosi nei neuroni di alcune aree del cervello, causa il disordine cognitivo il cui segno principale è la perdita della memoria. Lo ha rivelato un recente studio pubblicato sulla rivista Brain e coordinato dall'Università del Kentucky.
 
Immagine che mostra le diverse parti di un cervelloI ricercatori hanno analizzato campioni autoptici di persone che avevano i sintomi riconducibili alla malattia di Alzheimer, ma che, all’analisi dei tessuti cerebrali, hanno segnalato situazioni anatomiche diverse. Anche se il quadro clinico di molti di questi soggetti morti a oltre 80 anni era compatibile con il declino cognitivo ritenuto tipico della malattia di Alzheimer (con prevalente compromissione della memoria), a livello anatomico si è rilevata una importante differenza. In circa un quarto dei pazienti è stato dimostrato chiaramente l’accumulo della proteina TDP-43, e non della proteina beta amiloide, che è tipica del quadro patologico della malattia di Alzheimer.
 
Come è noto, nella malattia di Alzheimer i neuroni vengono “intossicati” per l’accumulo di beta amiloide e dai ripiegamenti scorretti della proteina Tau che tende a formare aggregati (tautopatie). Nella demenza Late è invece la proteina TDP-43 ad ammassarsi a livello dei neuroni. I ricercatori hanno verificato che nella forma iniziale la proteina è soprattutto a livello di amigdala, quindi si estende all’ippocampo per interessare, nella fase più avanzata, la parte mediale del lobo temporale e frontale della corteccia. In una buona percentuale dei casi, poi, come rivela lo studio, i pazienti avevano anche placche di beta amiloide, quindi compatibile con la presenza, in contemporanea, della malattia di Alzheimer. A fronte di questi risultati, la Late si inserisce quindi nel capitolo delle demenze non Alzheimer, ma che si possono sommare all’Alzheimer: i sintomi delle due patologie sono quasi sovrapponibili ma le cause di tali disturbi sono biologicamente diverse.
 
 

Ultraottantenni più a rischio Late

Il primo risultato importante di questo studio rivoluzionario è la dimostrazione che nella popolazione ultra ottantenne esiste una particolare forma di demenza in cui i problemi di memoria sono  associati alla presenza massiccia, a livello intra-neuronale, della proteina TDP-43. Questa proteina svolge un ruolo importante in molte delle complesse funzioni che regolano l’espressione genica e la sintesi proteica, cioè l’attività delle cellule nervose.
 
Immagine di una donna che si tocca la testaLa proteina TDP-43, infatti, è una vecchia conoscenza dei neurologi perché una presenza assolutamente superiore rispetto al normale si ritrova anche all’interno delle cellule neuronali di persone che soffrono di alcune malattie neuro-degenerative, come la sclerosi laterale amiotrofica (Sla) e la demenza fronto-temporale, che però si manifestano anche prima dei quarant’anni, quindi in età giovanile, dando anche disturbi del comportamento.
 
Questa proteina quindi, negli ultraottantenni, innesca una forma di demenza con sintomi che possono far pensare alla malattia di Alzheimer, ma dovrebbe essere trattata diversamente. Il problema è che al momento non è ancora possibile fare una diagnosi corretta, anche se un dato clinico può essere d’aiuto. A differenza della forma più nota, la perdita di memoria, nella patologia di Late, progredisce più lentamente che nell'Alzheimer e si manifesta solo negli adulti sopra gli 80 anni. Secondo le ricerche del team, descritte nella rivista Brain, le stime degli studi autoptici suggeriscono che la Late può verificarsi in più del 25% degli adulti di età superiore ai 80 anni e associarsi anche alla malattia di Alzheimer.
 
 

Non solo Alzheimer

I dati dello studio americano confermano che la realtà delle demenze, soprattutto nei soggetti anziani, è molto complessa. Come osservano gli autori, la demenza può essere dovuta a più condizioni cliniche concomitanti. Nel campione osservato, anche se la progressione della forma Late sembra essere relativamente lenta, quando tale patologia si associa all’Alzheimer, si ha un deterioramento molto più veloce. "Le due patologie si sommano", ha spiegato Peter Nelson, neuropatologo presso l'Università del Kentucky e autore principale dell'articolo.
 
Late è quindi l’ultimo di una serie di altre forme di deterioramento del sistema nervoso che causano la demenza. Come è noto infatti, la demenza è una condizione che altera le funzioni cognitive di una persona - memoria, comportamento, processo decisionale - al punto da compromettere la capacità di svolgere la vita di tutti i giorni.
 
Immagine di due anzianiNel corso degli anni, la ricerca ha evidenziato che esistono diverse cause di demenza, la maggior parte delle quali sono il risultato di un accumulo anomalo di proteine ​​deformate. Sebbene la demenza sintomatica possa sembrare simile tra i pazienti, potrebbero, all’origine, esserci cause radicalmente diverse che richiedono interventi clinico-terapeutici differenti. Per complicare ulteriormente il quadro, si deve considerare che le persone spesso soffrono di molteplici condizioni compatibili con la demenza. Nel 2018, i ricercatori della Rush University in Illinois hanno pubblicato lavoro che rivela come, in una coorte di oltre 1.000 soggetti morti per demenza, il 78% ne aveva almeno due tipi diversi, il 58% tre tipi e circa il 30% ne aveva quattro o più. Anche se la malattia di Alzheimer si è verificata in circa due terzi dei partecipanti, solo il 9% di loro aveva solo le placche amiloidi e i grovigli tau associati a tale condizione.
 
“Lo studio”, ha affermato Gianluigi Mancardi, presidente della Società italiana di neurologia (Sin), “è di grande rilevanza e avrà sicure ricadute su tutte le problematiche, diagnostiche, cliniche e terapeutiche delle demenze degenerative”. Il lavoro dei ricercatori americani, infatti, chiariscono senza ombra di dubbio che la demenza è “composta da differenti malattie”, continua Mancardi, “e non solo dalla malattia di Alzheimer”. Alla luce di questi risultati, è necessario lavorare allo sviluppo di criteri diagnostici clinici e di laboratorio che permettano la diagnosi corretta in vivo: una precisa diagnosi è un pre-requisito per potere sviluppare una terapia mirata. Concretamente, diventeranno fondamentali esami come la Risonanza Magnetica, la PET, in attesa di poter individuare marcatori specifici per poter quindi, con un’analisi del liquor spinale o, più semplicemente, con un prelievo di sangue, dosare la concentrazione della proteina TDP-43, cosa che attualmente non è possibile fare.
 
Indirettamente lo studio può spiegare anche il motivo per cui i sono registrati tanti insuccessi negli studi che hanno testato terapie anti-amiloide. “In molti casi”, ha commentato Carlo Ferrarese, presidente dell’associazione autonoma aderente alla Sin per le Demenze (SINdem), “soprattutto nei soggetti anziani, la demenza è spesso associata all’accumulo della TDP-43 e non solo dell’amiloide. Per questo, rimuovere la sola amiloide può non risultare efficace”. Purtroppo, non sono ancora disponibili test da utilizzare nei pazienti per dimostrare l’accumulo di TDP-43 nel cervello nelle prime fasi di malattia, come invece avviene per la proteina beta-amiloide, ma la ricerca in tale campo è molto attiva e potrà portare a nuove possibilità terapeutiche.
 
 

Cosa sappiamo?

Attualmente non ci sono cure per l'Alzheimer e per le altre forme di demenza, ma solo alcuni approcci terapeutici in grado di alleviare temporaneamente i sintomi. Poter fare una diagnosi corretta permetterebbe di trattare in modo più efficace le varie forme di demenza. Ci sono infatti alcuni farmaci usati soprattutto da persone anziane che possono peggiorare una forma di demenza che si caratterizza per un accumulo di proteine note come corpi di Lewy, per esempio. Sapendo l’origine di una demenza, si possono pianificare le cure per rallentarne il decorso, nel caso evolva velocemente. Questo spiega perché testare un trattamento mirato, ad esempio, ai grovigli tau o alle placche amiloidi dell'Alzheimer non avrà alcuna possibilità di risolvere la demenza nei pazienti che hanno solo TDP-43.
 
 

I prossimi passi

Sapere che la maggior parte delle demenze è causata da proteine diverse dalle già note amiloide e la Tau, dà un nuovo impulso alla ricerca. Il prossimo passo, osservano gli autori americani, è trovare modi migliori per misurare la concentrazione della TDP-43 in modo semplice, poco invasivo, per diagnosticare la Late. Di pari passo però servono studi per lo sviluppo di trattamenti che abbiano come bersaglio questa proteina, trovando risposte anche per quel 25% dei pazienti che ora sono trattati per l’Alzheimer, ma che in realtà hanno altre forme di demenza.
 

Centri specializzati in Alzheimer

Di seguito il link per consultare l'elenco delle strutture sanitarie che ci hanno dichiarato di essere specializzate in Alzheimer. L'elenco non è esaustivo di tutte le strutture che si occupano di Alzhaimer in Italia.
 

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In collaborazione con
Maddalena Guiotto

Maddalena Guiotto

Giornalista con laurea in farmacia e master in bioetica, ho sempre scritto di salute, sanità e farmaceutica. Ho maturato esperienze professionali a livello di agenzie stampa internazionali, Tv, carta stampata e siti web. Nel collaborare con testate come "Le Scienze", "Corriere Salute", "Aboutpharma" e "iFarma", ho potuto affinare le mie competenze in vari aspetti del giornalismo su web. Oggi scrivo anche di benessere e digital health, sempre partendo da dati scientifici certi e documentati.
Data di pubblicazione: 16 giugno 2019