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La dieta anti-diabete

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23 settembre 2017

Benessere

Il diabete mellito è una malattia in continua diffusione: si stima, infatti, che nel mondo circa 400 milioni di persone siano affette dalla patologia che nel 2035 arriverà a colpire 600 milioni di individui. Viene, perciò, considerato una delle grandi emergenze sanitarie dall'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) e dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Il diabete mellito

Il diabete mellito è una patologia cronica contraddistinta dall'aumento della concentrazione del glucosio nel sangue (iperglicemia). Ciò si verifica a causa di una deficienza nella secrezione o nella funzionalità dell'insulina, l'ormone prodotto dal pancreas fondamentale per il metabolismo degli zuccheri. Questi dopo essere stati ingeriti vengono trasformati in glucosio, la principale fonte energetica dell'organismo, che fa il suo ingresso nelle cellule grazie all'insulina. Se la quantità di ormone secreto non è sufficiente o "le cellule del corpo non rispondono alla sua presenza", il livello del glucosio nel sangue aumenta causando l'insorgenza del diabete. Esistono tre diverse forme di questa malattia: il diabete di tipo 1, il diabete di tipo 2 e il diabete gestazionale.

Il diabete di tipo 1, noto anche come diabete giovanile, compare nel corso dell'infanzia e dell'adolescenza. Alla sua origine vi è la distruzione, da parte del sistema immunitario, delle cellule pancreatiche adibite alla produzione di insulina: per questo motivo è classificato come "malattia autoimmune". Tra i sintomi più ricorrenti vi sono: minzione abbondante e frequente, forte appetito, sete e perdita di peso.

Il diabete di tipo 2 insorge soprattutto nei soggetti obesi ed in sovrappeso a partire dai 40 anni. In questo caso il pancreas produce l'insulina, ma le cellule non riescono ad usarla determinando così l'innalzamento dei livelli di glucosio nel sangue. I sintomi più frequenti sono: necessità di urinare anche durante le ore notturne, sete, stanchezza, dimagrimento, problemi alla vista e lenta guarigione delle ferite.

Il diabete gestazionale fa la sua comparsa nel corso della gravidanza e scompare al termine di essa. Le donne che ne hanno sofferto sono maggiormente esposte al rischio di sviluppare, in futuro, il diabete di tipo 2.

Il ruolo dell'alimentazione nei soggetti diabetici

Un'alimentazione corretta è fondamentale per fronteggiare il diabete: è, infatti, necessario che il soggetto segua una dieta sana e controllata che mantenga l'organismo in salute, ma nello stesso tempo monitori i livelli di glucosio nel sangue. Il fabbisogno calorico giornaliero dei soggetti diabetici viene calcolato in funzione di sesso, età, corporatura, statura e stile di vita, al fine di raggiungere e mantenere il peso forma ideale. Le persone diabetiche devono prestare molta attenzione all'assunzione di zuccheri semplici a "rapido assorbimento" (glucosio e saccarosio) privilegiando, invece, gli zuccheri complessi (amido) che vengono metabolizzati più lentamente. Gli alimenti assunti giornalmente devono comprendere: carboidrati, proteine, fibre, grassi, vitamine e sali minerali. I carboidrati devono costituire il "50-55% delle calorie totali giornaliere": l'80% di questa percentuale è costituita da amido mentre la restante parte comprende "zuccheri non insulinodipendenti e fibre". L'assunzione di fibre è fondamentale per "rallentare l'assorbimento intestinale dei carboidrati e del colesterolo". Il 15-20% dell'apporto calorico deve essere formato da proteine, soprattutto animali, mentre la restante percentuale è data dai grassi prevalentemente di origine vegetale.

L'alimentazione dei soggetti affetti da diabete giovanile

La dieta seguita, unitamente alla somministrazione di insulina sintetica, costituisce il fulcro per raggiungere e mantenere, nei soggetti affetti da diabete giovanile, il "corretto compenso metabolico". L'apporto calorico giornaliero deve essere distribuito in questo modo: 55% di carboidrati preferibilmente complessi quali pane, pasta, riso e patate; 15% di proteine di origine animale e/o vegetale; 30% di grassi prettamente vegetali e fibre. Non dimentichiamo che adolescenti e bambini amano molto i dolci e gli hamburger e lasciamo, perciò, che essi consumino torte e gelati a patto che questi siano inseriti in un pasto ricco di fibre e verdure. Le visite ai fast food devono, invece, essere limitate a rare occasioni in cui è bene che il soggetto assuma verdura ed eviti ketchup e senape. Il bambino diabetico, in generale, deve fare i due pasti principali (pranzo e cena) a cui si aggiungono la colazione, due spuntini nel corso della giornata ed eventualmente un terzo prima di andare a dormire.

L'alimentazione dei soggetti affetti da diabete di tipo 2

Il 50% dei soggetti affetti da questa forma di diabete è in sovrappeso o obeso. La dieta ed una costante attività fisica costituiscono, perciò, due elementi fondamentali per tenere sotto controllo la malattia. La dieta da seguire è, nella maggior parte dei casi, ipocalorica e prevede l'assunzione di cibi ricchi di fibre ed antiossidanti; l'abolizione di dolci, succhi di frutta, bevande gassate e la riduzione della frutta particolarmente zuccherina.

L'alimentazione in caso di diabete gestazionale

In caso di diabete gestazionale è necessario monitorare costantemente la glicemia che può essere mantenuta su livelli ottimali grazie all'attività fisica e alla corretta dieta seguita. Le calorie giornaliere devono fornire "il giusto apporto nutritivo alla madre e al bambino" e perciò "non devono essere inferiori alle 1800-2000 Kcal". Bisogna limitare il consumo di carboidrati e di alimenti contenenti zucchero. Si consiglia, perciò, di assumere carboidrati integrali, verdura, carni bianche, pesce, formaggi magri e frutta poco zuccherina.

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Terapie: ultime notizie dal mondo della scienza

In questa sezione riportiamo alcune novità in tema di diabete.
 
  • In fase avanzata gli studi per la somministrazione di insulina in capsule per cui si intravvede la concreta possibilità di pensionare, in un futuro abbastanza prossimo, le iniezioni di insulina. La notizia, di assoluto conforto per i diabetici di tipo 1, quello giovanile, viene dal congresso dell’American Chemical Society tenutosi a Philadelphia.  Al momento l’unica via che consente la somministrazione di insulina è la siringa attraverso iniezioni sottocutanee. Soprattutto la via orale è preclusa perché il passaggio di capsule nello stomaco, in ambiente acido, porterebbe all’annullamento dell’ormone. Il problema sembra ovviabile grazie a una tecnologia avanzatissima sviluppata da un gruppo di ricercatori della Niagara University che hanno elaborato un particolare rivestimento a protezione dell’insulina. Una capsula foderata di colestosomi, particelle di grasso che gli acidi dello stomaco non possono aggredire. I farmaci caricati all’interno delle capsule non finirebbero così vanificati nella loro efficacia. Inoltre all’arrivo dei colestosomi nell’intestino l’organismo li riconosce come un’entità da assorbire, così che le vescicole possono rilasciare l’insulina. Al momento siamo alla fase sperimentale sull’animale ma se gli esiti continueranno a essere positivi si potrà passare alla sperimentazione sugli umani.
 
  • Per quanto riguarda il diabete di tipo 2, una tecnica chirurgica innovativa – il rimodellamento della mucosa duodenale – potrebbe consentire di contrastare la malattia usando il calore. Siamo ancora ai primi passi della sperimentazione, in corso al Policlinico Gemelli di Roma (sette pazienti sin qui trattati) e negli ospedali belgi di Bruxelles e Lovanio, oltre ai nosocomi di Londra e Amsterdam. Il trattamento necessita ancora di un paio di anni per arrivare a conferme che ne stabiliscano la validità. Attualmente sono stati coinvolti 50 pazienti nei centri europei cui se ne aggiungeranno, nei prossimi mesi, altri 400 in Europa e negli Stati Uniti. Se i risultati saranno positivi, l’intervento sarà utile per i diabetici che non riescono a tenere sotto controllo la malattia con i farmaci. Niente più insulina per loro. Il trattamento agisce dove si origina il diabete di tipo 2, ovvero nella mucosa del primo tratto dell’intestino, il duodeno, che produce gli ormoni che regolano la glicemia, cioè la concentrazione di glucosio nel sangue. Un’alimentazione ipercalorica influisce sulla mucosa, gli ormoni prodotti fanno impennare il tasso glicemico. Si sviiuppa così la resistenza all’insulina, l’ormone prodotto dal pancreas che regola la quantità di glucosio ed evita i picchi di glicemia, con conseguente malfunzionamento delle cellule pancreatiche e insorgenza del diabete di tipo 2. Per quanto riguarda l'intervento, questo si svolge per via endoscopica. Si introduce (dalla bocca) un catetere a palloncino che arriva al duodeno, il catetere rilascia energia termica che elimina una parte della mucosa di superficie, normalizzando così in modo duraturo gli ormoni coinvolti nella resistenza all’insulina. Per controllare a distanza e con precisione la temperatura applicata, i chirurghi si avvalgono del sistema Revita, un’apposita consolle sviluppata da un’azienda statunitense. L’intervento dura circa un’ora in anestesia generale. Se la sperimentazione andrà a buon fine, come tutti si augurano, si prospetta una svolta decisiva nel trattamento del diabete di tipo 2.