NOTIZIE

Le ultime News e Approfondimenti dedicati al mondo della Salute e Sanità.

Italia, la BPCO lascia senza fiato 2,5 milioni di persone

Italia, la BPCO lascia senza fiato 2,5 milioni di persone
08 ottobre 2016

Ricerca e Prevenzione

Ecco i sintomi da riconoscere e come tenerli sotto controllo


Gli italiani sono un popolo senza respiro. A svelarlo è l'indagine 'Gli ostacoli del fiato', realizzata da GfK e promossa da AstraZeneca, secondo cui la mancanza di fiato è un'esperienza vissuta da più di 3 italiani su 4, e quasi 1 italiano su 5 non riesce a camminare velocemente e a salire una rampa di scale. La quota di persone in difficoltà sale tra chi vive nelle grandi città (1 su 4) e tra gli over 64 (più di 1 su 3). Spesso la causa è ricercata nello smog e nell'inquinamento atmosferico, nel caldo, nella mancanza di spazi verdi e nella sedentarietà, ma alla base del problema può esserci anche una malattia che togliendo letteralmente il fiato ostacola lo svolgimento delle attività più semplici, impattando pesantemente sulla qualità di vita: la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO).

Secondo la stessa indagine, quasi 1 paziente con BPCO su 2 è in difficoltà a fare le scale e a svolgere qualsiasi tipo di attività fisica. A causa della patologia può diventare impossibile dedicarsi ai propri hobby o andare a ballare, e in quasi 1 caso su 5 è necessario cambiare professione; nel 9% dei casi si finisce addirittura per rinunciare a lavorare. Ma di cosa si tratta? E come può essere gestita?
 

Identikit di una malattia

La BPCO è una malattia cronica e progressiva che comprende diverse patologie respiratorie, come l’enfisema e la bronchite cronica. A soffrirne sono 2,5 milioni di italiani, che si ritrovano alle prese con mancanza di fiato, accumulo di catarro, tosse cronica e infezioni respiratorie ricorrenti. I primi segnali compaiono intorno ai 40 anni, progredendo poi nel tempo.

“La BPCO è una malattia che evolve progressivamente verso l’insufficienza respiratoria e può portare alla morte per cause respiratorie o di altro tipo, come quelle cardiache – spiega Nicola Scichilone, docente di Malattie dell'Apparato Respiratorio all'Università degli Studi di Palermo – Interessa circa il 10% della popolazione generale, ma può raggiungere picchi del 50% nelle persone sopra i 60 anni. Si tratta di una malattia in costante crescita sia nei Paesi sviluppati, sia in quelli in via di sviluppo a causa dell’esposizione al fumo di sigaretta, dell’inquinamento ambientale e dell’esposizione professionale ad agenti inalanti irritanti".

Come spiega Paola Rogliani, direttore dell'Unità di Malattie dell'Apparato Respiratorio del Dipartimento di Medicina dei Sistemi dell’Università degli Studi di Roma 'Tor Vergata', “la BPCO incide sulle abitudini quotidiane dei pazienti perché può ostacolare lo svolgimento di azioni semplici, come quelle legate all’attività fisica in tutte le sue accezioni, con inevitabili risvolti nell'ambito della sfera sociale e di conseguenze sulla qualità di vita". In particolare, la dispnea tipica delle fasi iniziali della malattia porta chi ne soffre ad autolimitarsi per non avvertire la fastidiosa sensazione di mancanza di respiro. “Si crea quindi un vero e proprio circolo vizioso – spiega Rogliani – Non potendo più compiere le attività di prima gli individui affetti da BPCO tendono a chiudersi in se stessi". Non a caso la depressione è uno dei problemi più spesso associati a questa patologia.
 

Come gestire la BPCO


“Pur essendo cronica e progressiva la BPCO può essere prevenuta e trattata grazie alla conoscenza dei fattori di rischio, ad una diagnosi precoce che viene effettuata con l’esame spirometrico e ai progressi terapeutici – spiega Scichilone – L’identificazione precoce dei possibili segnali della malattia è quindi fondamentale: non vanno sottovalutati, ad esempio, la tosse mattutina e la mancanza di aria dopo uno sforzo fisico, soprattutto nei fumatori. Diventa fondamentale il dialogo tra medico di base e paziente, non solo per riconoscere ed agire tempestivamente su questi primi sintomi, ma anche per indirizzare il prima possibile il paziente verso un appropriato percorso diagnostico e di gestione della malattia nel tempo".

Smettere di fumare rimane senza dubbio il primo passo per la gestione della BPCO. Per quanto riguarda, invece, i farmaci, gli sforzi si sono fino ad oggi concentrati sulla riduzione dei sintomi e sul ritardare l’evoluzione della malattia. Purtroppo, però, il 90% circa dei pazienti in cura continua ad avere a che fare con i sintomi della malattia almeno una volta al giorno e più di 1 su 2 li manifesta durante tutto l’arco della giornata nonostante una terapia regolare.

L’ultima novità in ambito terapeutico sembra però aprire prospettive diverse. “E' la combinazione a dose fissa di aclidinio e formoterolo", spiega Pierachille Santus, docente di Malattie Respiratorie all'Università degli Studi di Milano. Studi clinici hanno dimostrato che questa nuova terapia agisce rapidamente, donando un sollievo immediato dai sintomi e consentendo una broncodilatazione superiore rispetto a quella ottenibile utilizzando i singoli principi attivi. “La nuova combinazione – spiega Rogliani – interviene proprio sul sintomo della dispnea: l'obiettivo è ridurre la fastidiosa sensazione di mancanza di respiro in modo tale che il soggetto affetto da BPCO possa essere invogliato a riprendere le sue attività quotidiane".