Ipoacusia: sintomi e prevenzione

Ipoacusia: sintomi e prevenzione
08 marzo 2017

Ricerca e Prevenzione

Il 3 Marzo si è svolta la giornata mondiale dell’Udito. Quest’anno il focus è stato l’ipoacusia, e in particolare come questa possa impattare la vita delle persone che ne soffrono.

Le conseguenza di questo disturbo, se sottovalutato o curato male, possono infatti essere debilitanti. Come spiega Carlo Antonio Leone, direttore dell’U.O. complessa di otorinolaringoiatria e chirurgia cervico-facciale dell’Ospedale Monaldi di Napoli e presidente della Società Italiana di Otorinolaringologia e Chirurgia Cervico-Facciale, «la funzione uditiva svolge un ruolo centrale in tutto l’arco della vita delle persone e ignorare eventuali deficit può avere un grosso impatto a livello sociale. I problemi dell’udito rendono difficile comunicare e possono favorire l’isolamento e la depressione. Da non sottovalutare poi l’impatto che l’ipoacusia può avere a scuola e sul lavoro, influenzando negativamente le performance e determinando in alcuni casi il pensionamento anticipato. Inoltre i deficit uditivi possono accelerare, in particolare nei soggetti anziani, il decadimento cognitivo ed aumentare il rischio di cadute».

Se l’ipoacusia si manifesta in età scolare può creare problemi di attenzione, difficoltà di lettura e comprensione, perdita del linguaggio. Se un bambino manifesta questi sintomi, è meglio verificare le sue capacità uditive tramite un test audiologico. In generale ai bambini sarebbe meglio fare un test audiologica all’anno, per preservarne la salute da adulti. I controlli audiologici periodici sono fondamentali anche nella fascia di età 40-65 anni, oltre che tra gli anziani, perché permettono di trovare e intervenire sul problema prima che questo si aggravi.
Per di più le protesi moderne, ipertecnologiche e molto meno visibili di un paio di occhiali, sono capaci di migliorare sensibilmente la qualità di vita delle persone e in molti casi di risolvere il problema.

Per concludere, prevenire situazioni gravi di ipoacusia ha anche un impatto economico: si stima infatti che il peso economico di questi disturbi, legato all’uso di farmaci antidepressivi, cadute e prepensionamenti, superi i 21 miliardi di euro all’anno nella sola Italia.
In collaborazione con
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