L’intestino innesca il Parkinson?

L’intestino innesca il Parkinson?
01 febbraio 2017

Ricerca e Prevenzione

Negli Stati Uniti prende corpo l’ipotesi che il Morbo non dipenda dal cervello


Il morbo di Parkinson potrebbe essere una patologia neurodegenerativa che non ha origine nel cervello, come si presumeva, ma nell’intestino. La causerebbero, secondo i ricercatori del California Institute of Technology, dei batteri intestinali che influenzano l’accumulo di «proteine deformi». Queste innescherebbero la morte dei neuroni dopaminergici causando, nel tempo, disordini motori sempre più accentuati. Si sa da tempo che i batteri intestinali influenzano numerose patologie della sfera cognitiva, tra cui ansia e depressione, oltre a disturbi dello spettro autistico, ed è altrettanto noto che i disturbi gastrointestinali compaiono molti anni prima che il morbo di Parkinson si manifesti.

La ricerca si è svolta su topi geneticamente modificati e portatori di una malattia neurodegenerativa simile al Parkinson. Gli uni in ambiente sterile, gli altri in ambiente con normali batteri. I primi, rispetto ai secondi, mostravano ridotti deficit motori e un minore accumulo di aggregati proteici nel cervello, correlati ai disturbi del movimento. Trattati con antibiotici, i topi ammalati miglioravano nelle abilità motorie, mentre i topi cresciuti in ambiente sterile peggioravano se trattati con acidi grassi a catena corta (presenti in misura ridotta nei pazienti con Parkinson) o quando ricevevano un trapianto di feci provenienti da pazienti affetti da morbo di Parkinson.

Si aprono così nuove prospettive di cura contro la seconda malattia neurodegenerativa più diffusa al mondo, con la possibilità che probiotici e prebiotici possano alleviare i sintomi del Parkinson. Ora occorrerà identificare batteri «buoni» e «cattivi», e studiare i target terapeutici verso cui indirizzare le nuove cure.