Quando operarsi ai seni paranasali? L'intervista

Quando operarsi ai seni paranasali? L'intervista
22 gennaio 2018

Ricerca e Prevenzione

Intervista al dott. Paolo Castelnuovo

Responsabile del reparto di otorinolaringoiatria
dell’Ospedale di Circolo di Varese



Dove e Come Mi Curo ha pubblicato un comunicato stampa approfondendo quali sono le strutture sanitarie in Italia top per numero di interventi ai seni paranasali, orecchio medio e impianto cocleare. Per conoscere la lista delle strutture meritevoli vi rimandiamo al nostro comunicato stampa.

Al primo posto per numero di interventi ai seni paranasali c'è l'Ospedale di Circolo e Fondazione Macchi di Varese. A tal proposito abbiamo intervistato il responsabile del reparto di Otorinolaringoiatria, il Dott. Paolo Castelnuovo.


In quali casi sono necessari interventi chirurgici ai seni paranasali?

L'indicazione all'operazione ai seni paranasali può presentarsi in caso di patologia infiammatoria, malformativa o tumorale. Per quanto riguarda la malattia infiammatoria, occorre parlare essenzialmente di rinosinusiti: queste infezioni si riconoscono perché, anziché durare qualche giorno come un raffreddore, persistono per 3-4 settimane. Hanno un innesco virale e un'evoluzione batterica e vanno trattate necessariamente con i farmaci.

La giustificazione all'intervento c'è quando fallisce la terapia medica e la sinusite acuta si trasforma in complicanza (ad esempio orbitaria o meningea). Oppure, quando insorge una forma acuta ricorrente (un raffreddore che dura un mese e che si ripropone 3-4 volte all'anno). O ancora, quando si manifesta una rinosinusite cronica e il problema persiste nel tempo.

Il sistema naso e seni paranasali può essere paragonato a un corridoio con un'entrata e un'uscita. Lungo la parete laterale bisogna immaginare due anticamere: una anteriore, con 3 porte e 3 stanze, e una posteriore, con due porte e 2 stanze. Normalmente l'aria che noi espiriamo dai polmoni entra dall'apertura posteriore del corridoio (naso) e, prima di uscire dall'apertura anteriore (narice), si infila nelle due anticamere. Oltrepassa le porte ed ossigena “la tappezzeria” (mucosa). Quest’ultima è in grado di produrre fino a 1,5 litri di muco al giorno ed ha un'importante funzione difensiva: grazie a un sistema di ciglia, infatti, “cattura” batteri, virus e inquinanti e li trasporta nello stomaco. Affinché questo sistema sia in benessere, però, è fondamentale che il passaggio che consente l'ingresso dell'aria e l'uscita del muco sia libero. Se insorge il raffreddore, invece, la mucosa interna del naso e quella delle anticamere si gonfiano, le porte si chiudono e si crea ristagno nelle stanze. I farmaci risolvono la situazione sgonfiando la mucosa, ma non sempre funzionano: in alcune particolari situazioni anatomiche, anticamere e porte si restringono (come nel caso delle sinusiti acute ricorrenti) o addirittura si bloccano (come nella rinosinusite cronica). Allora, si rende necessario l'intervento del chirurgo che ha il compito di ristabilire una situazione di normalità così da favorire il successo del trattamento medico.


Quali sono le operazioni oggi in uso?

Per il trattamento delle patologie naso-sinusali, si ricorre alla chirurgia endoscopica dei seni paranasali, che ha una storia abbastanza recente. Nata verso la metà degli anni '60, grazie agli esperimenti effettuati da Messerklinger dell'Università di Graz (Austria), sugli animali da laboratorio, questa chirurgia è stata applicata sull'uomo per la prima volta solo alla fine degli anni '70. Si è poi diffusa a livello internazionale grazie al lavoro di Sammberger e Kennedy, riducendo notevolmente la sofferenza legata a questi interventi e migliorando la cura delle sinusiti. La tecnica tradizionale, però, è ormai utilizzata solo in rari casi selezionati perché piuttosto invasiva: prevede, infatti, l'abbattimento delle pareti dei seni paranasali e l'asportazione di tutta la mucosa dei seni. Inoltre, questi vengono raggiunti mediante un accesso esterno da sotto il labbro o da sopra il sopracciglio.

Negli ultimi decenni questa chirurgia è stata soppiantata da quella endoscopica mini-invasiva, comparsa in Europa nella metà degli anni '80 e giunta in Italia all'inizio degli anni '90. Questa si limita ad “aprire le porte” senza abbattere pareti né asportare la mucosa. Inoltre, non comporta accessi esterni perché i seni paranasali vengono raggiunti attraverso la narice grazie all’utilizzo delle fibre ottiche: piccole cannule capaci di portare la luce all’interno dei seni permettendo una visione interna magnificata. Nata per curare la patologia sinusale, è oggi considerata la tecnica di scelta anche in caso di tumori naso-sinusali benigni e maligni.

C'è anche un altro strumento poco invasivo disponibile per il trattamento di queste patologie, che consiste nel gonfiare un palloncino nella narice. All’Ospedale di Circolo di Varese lo abbiamo sperimentato per 10 anni ma lo abbiamo lentamente abbandonato perché, a fronte di costi più alti, non offre maggiori vantaggi rispetto alla chirurgia endoscopica mini-invasiva.


Come scegliere la struttura in cui operarsi più adatta alle proprie esigenze?

Il consiglio, quando si sceglie il centro in cui farsi operare, è di informarsi bene riguardo al tipo di tecniche utilizzate ed alla completezza delle attrezzature e delle specialità mediche coinvolte nel trattamento. Inoltre, è importante che la struttura sia organizzata per offrire al paziente un adeguato supporto post-operatorio. Questo vale soprattutto nei casi più complessi, quando, per fare un esempio, una sinusite cronica si associa ad asma grave. Allora, diventa fondamentale individuare una struttura in grado di gestire adeguatamente la malattia nel periodo post-operatorio a lungo termine. Allo stesso modo, è essenziale poter contare su una buona organizzazione del centro dopo un intervento per impianto cocleare (al riguardo, l'Ospedale di Circolo di Varese rappresenta un punto di riferimento soprattutto nel trattamento dei bambini). Affinché il paziente impari ad utilizzare il dispositivo, infatti, l'operazione dev’essere seguita da una attenta riabilitazione.
 

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In collaborazione con
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