Inserimento al nido: come superare al meglio il primo distacco

Inserimento al nido: come superare al meglio il primo distacco
05 settembre 2018

Mamma e Bambino

Indice


 

Come far sì che il distacco non sia traumatico?

Nello stretto rapporto tra madre e figlio, uno dei momenti più difficili è il primo distacco e normalmente ciò avviene durante il delicato periodo dell'inserimento al nido. Un'esperienza che molte volte si trasforma in un vero e proprio trauma, colpendo specialmente il bambino ma naturalmente anche la mamma. Come comportarsi in questi frangenti? Quali sono gli atteggiamenti più appropriati per gestire la situazione? Vediamo di dare una risposta a tutte queste domande e fornire qualche utile consiglio.
 

Il trauma del distacco

Bambini che scoppiano in un pianto a dirotto, altri che urlano a squarcia gola e altri ancora che si aggrappano alla mamma come se avessero il terrore di non poterla più rivedere. Questo sono scene di ordinaria amministrazione durante il giorno di inserimento al nido. Il bambino per la prima volta nella sua vita deve distaccarsi dalla madre per così tanto tempo.

Sindrome da abbandono, trauma da distacco, si può definire in qualunque modo, ma alla fine è un'emozione che colpisce tutti i bimbi. Se da una parte è raro vedere un bambino che di buon grado saluta la mamma senza fare troppe storie, dall'altra molto spesso dietro il pianto si nascondono semplici capricci. Tuttavia è una situazione da affrontare nel giusto modo per evitare spiacevoli conseguenze.
 

A che età portare un bambino al nido?

La decisione non è affatto da sottovalutare. Se si ha la necessità di portare il neonato al nido, è bene farlo molto precocemente. Secondo gli esperti 7/8 mesi sono un'età ideale e comunque è meglio che l'inserimento avvenga prima del compimento del nono mese. Questo per evitare che il piccolo sviluppi la così detta paura dell'estraneo che causerebbe un distacco molto più traumatico. Attorno al nono mese di età, nonostante il bimbo riconosca già chi lo accudisce, è molto più facile abituarlo a stare con estranei.

Compiuto il primo anno, per il piccolo risulta difficile il distacco proprio perché subentra una sorta di angoscia quando rimane solo con persone che non conosce. Se non si vuole mandare subito il bimbo al nido, è bene rinviare la sua esperienza dopo che ha compiuto almeno i due anni di età. In questa fase il bambino ha metabolizzato la figura materna, avendo la sua percezione nonostante il distacco. Oltretutto ha già raggiunto un certo livello di autosufficienza che lo aiuterà nell'inserimento al nido.
 

Consigli per affrontare al meglio l'inserimento al nido


1. Iniziare a preparare il bambino al cambiamento

Il primo aspetto da tenere in considerazione è che l'inserimento al nido sarà un vero e proprio sconvolgimento nelle abitudini del bambino. Visto che dal momento dell'iscrizione all'inizio della frequentazione passerà un certo lasso di tempo, è buona cosa iniziare ad abituare il piccolo ai nuovi orari. Più il bambino sarà pronto ai cambiamenti e più facilmente potrà adattarsi. In questa fase sarà utile adeguare i propri orari a quelli che il bambino avrà il nido. Un altro consiglio che viene dato dagli esperti è quello di parlare al proprio piccolo della nuova avventura che sta per iniziare, passare davanti al nido prima di iniziare e mostrare la struttura può essere ugualmente utile per abituare il bambino all’idea che presto passerà le sue giornate a giocare con altri bimbi.
 

2. Creare una routine

Sempre per abituare il bambino a ciò che avverrà è necessario creare delle abitudini, scandite da piccoli avvenimenti che passo dopo passo scandiscono i momenti antecedenti all'entrata al nido. Può essere qualsiasi cosa: dalla tazza “speciale” al salutare gli uccellini prima di entrare all’asilo. Grazie a questo schema giocoso il bambino acquisisce sicurezza e saprà perfettamente cosa accade prima della famigerata entrata all’asilo.

3. Aumentare la socializzazione

Anche aumentare il livello di socializzazione è fondamentale. Un bambino, passando dal trascorrere tutti i primi anni della sua vita solo con i genitori a trovarsi improvvisamente in una comunità molto più numerosa, potrebbe avvertire un grosso disagio. Portare il piccolo in un parco giochi e farlo socializzare con altri bambini, è un ottimo modo per prepararlo emotivamente ad affrontare l'esperienza del nido.
 

4. Non lasciar trasparire le proprie emozioni

Se per il bambino il distacco all'inizio è traumatico, anche la madre ne soffre. Vedere il proprio figlio piangere e doverlo lasciare solo in lacrime, dà quasi la sensazione di averlo abbandonato. Il miglior atteggiamento per aiutare il piccolo è mostrare entusiasmo, in modo da infondergli quella fiducia necessaria per affrontare la nuova avventura. Una madre con il viso triste e sconsolato non invoglierà il figlio al distacco, anzi gli comunicherà un'ulteriore sensazione di profondo disagio. Mostrarsi sorridenti è la maniera migliore per gestire la situazione, cercando di tenere lontano i sensi di colpa che inevitabilmente busseranno al cuore. Bisogna però tenere a mente di non esagerare, le vie di mezzo sono preferibili (anche in questo frangente): è necessario essere normali, non troppo entusiasti e né troppo freddi, lasciando il piccolo in modo brusco e sbrigativo. È comunque consigliabile ripetere, al momento del distacco, che la mamma e il papà ritorneranno a prenderlo.
 

5. Rispettare i tempi del proprio bambino

Non tutti i bambini sono uguali: ci sono quelli che si adattano nel giro di pochissimo tempo e altri invece che richiedono molta più pazienza. Nei casi più difficili, quando il bambino dà evidenti segni di disagio, passando intere ore a piangere, bisogna cercare di non demordere e proseguire sulla strada intrapresa. Certamente servirà concederli più tempo per l'ambientazione, ma non bisogna avere il cuore troppo tenero e cedere al primo pianto.
 

6. Rispettare le decisioni prese

Spesso la colpa di un difficile inserimento non è tanto del bambino quanto dei genitori. Quando si decide di iscrive il proprio figlio ad un asilo nido, è perché si è totalmente convinti che sia l'ambiente adatto e l'esperienza indispensabile per la sua crescita. Improvvisi dietrofront, sensi di colpa, ritiri del bambino e fulminei ritorni, sono tutti comportamenti controproducenti e assolutamente da evitare. Mostrare la giusta decisione e serenità verranno percepiti dal bimbo come segnali positivi che lo aiuteranno a ritagliarsi un suo spazio e un suo ruolo all'interno di una nuova e più numerosa comunità.
 

7. Avere fiducia nelle educatrici

Altro aspetto importante è la fiducia nei confronti delle educatrici. Il genitore deve comprendere che il suo ruolo non è messo in discussione e che il bambino deve imparare a fidarsi di altre persone. Quindi non serve essere troppo assillanti nei confronti del personale, ma lasciarlo libero di prendersi cura del piccolo anche se alcuni metodi educativi possono essere non completamente condivisi.
 

8. Lasciare al bimbo il suo alleato preferito

I bambini si sa hanno un orsacchiotto/macchinina/bambola dal quale non si separano mai, quelli che in psicologia vengono definiti come oggetti transizionali ovvero oggetti che tranquillizzano i bambini al di fuori del proprio ambiente abituale in quanto trasferiscono l’immagine della mamma sull’oggetto prescelto. Nell’incontro con le educatrici è davvero molto importante far presente che Teddy Bear farà compagnia al piccolo e, soprattutto, ricordatevi di non lasciarlo mai a casa! Inoltre, se il bimbo ne fa uso, anche il ciuccio deve essere portato al nido.
 

9. Non tornare mai indietro

Lasciare il proprio bambino nelle mani di qualcun altro può essere difficile, non lo mettiamo in dubbio ma è bene evitare di ritornare suoi propri passi perché il bambino vedendovi di nuovo potrebbe scoppiare a piangere, anche nascondersi per osservarlo è sconsigliato per lo stesso motivo.


10. Dedicare più tempo al bambino quando esce

Per rassicurare il bambino e infondergli sicurezza, facendogli capire che non è stato abbandonato, è utile giocare con il bambino passando del tempo esclusivamente con lui dopo il nido.
 

Inserimento al nido meglio la mamma o il papà?

Il cuore dice mamma ma la ragione invece papà. Come abbiamo visto per mettere il bambino nelle migliori condizioni è necessario trasmettergli un profondo senso di serenità. La maggior parte delle mamme, proprio per il loro innato istinto materno, finiscono con l'essere tremendamente ansiose ed emotivamente così coinvolte da non riuscire a donare la giusta tranquillità al figlio. Il papà non ha certo il cuore di pietra ma ha un modo differente di esternare le proprie emozioni. In questo particolare caso la sua maggiore calma, il senso di sicurezza e decisione, uniti ad un bel sorriso, sono tutti elementi che aiutano il bambino a meglio distaccarsi. Naturalmente questo è un discorso generale che non vale per tutti i genitori ma in linea di massima sono atteggiamenti facilmente riscontrabili in molti soggetti. La soluzione migliore potrebbe essere la presenza sia della mamma che del papà, in modo da compensare le relative debolezze e offrire un pieno sostegno al bambino.
 

Programma di inserimento al nido

Quando si sceglie un nido uno degli aspetti da valutare è il suo programma di inserimento. La maggior parte delle strutture mettono in atto una serie di comportamenti per aiutare genitori e figli ad affrontare al meglio la delicata situazione. Come si sa la fretta è cattiva consigliera e anche in questo caso un atteggiamento impaziente non porta a nulla di buono. Per rendere il distacco meno traumatico è necessario, specialmente all'inizio, farlo in maniera graduale. Il primo giorno la mamma o il papà potranno restare con il bambino nella struttura in modo da visitare insieme l'ambiente, fare la conoscenza delle educatrici e vedere come si svolgono le normali attività quotidiane. In questo modo il bambino potrà prendere contatto con la nuova realtà, interagire con altri bambini, il tutto con la sicurezza di sentire una figura conosciuta al proprio fianco. Il giorno seguente il tempo di permanenza del genitore verrà ridotto a 30/40 minuti, mentre per il resto della giornata si proverà a lasciare il bambino solo con l'educatrice. ù

A seconda di come il piccolo reagirà, i giorni successivi diminuirà sempre più la presenza del genitore aumentando di conseguenza il tempo trascorso in compagnia degli altri bambini e della maestra. Così facendo alla fine il bambino amerà trascorrere il suo tempo al nido, passerà delle ore felici e spensierate senza nessun tipo di angoscia per la mancanza della mamma.

Alla fine non serve essere degli esperti di psicologia infantile per riuscire ad inserire il proprio bimbo al nido. È sufficiente avere la giusta dose di pazienza, usare il buon senso e trasmettere grande serenità e fiducia. Tutto il resto sarà una naturale conseguenza.