Influenza 2019-2020: attenzione a neonati e donne in gravidanza

Influenza 2019-2020: attenzione a neonati e donne in gravidanza

Mamma e Bambino

Ultimo aggiornamento: 03 novembre 2019
L’OMS CONSIGLIA LA VACCINAZIONE PREVENTIVA A TUTTE LE DONNE INCINTE
INFLUENZA AGGRESSIVA: GRAVIDANZA E PRIMI MESI DI VITA LE FASI A RISCHIO

Mentre cominciano ad affluire i numeri e le informazioni relative alla stagione influenzale 2019-20, l’OMS (Organizzazione mondiale della Sanità) lancia un monito, che è prima di tutto un consiglio: vaccinarsi non è un optional, ma un dovere per le donne in gravidanza anche nel primo trimestre. La questione vaccini permane, nonostante l’Italia sia una delle nazioni al mondo più attive e all’avanguardia nel settore della prevenzione per immunizzazione, sempre un po’ controversa. Per questa ragione è bene ragionare sulle cifre e sui dati certi, esattamente quello che sta facendo WAidid (Associazione Mondiale per le Malattie infettive e i disordini immunologici, società scientifica internazionale fondata a Milano nel 2014) per generare una sensibilizzazione intelligente e lungimirante sul tema. Afferma la sua presidente e fondatrice, la prof.ssa Giovanna Esposito dell’Università di Parma: “La gravidanza comporta un adattamento del sistema immunitario e dell’apparato cardio-respiratorio della futura mamma che la rende maggiormente esposta al rischio di andare incontro a complicanze in corso di influenza e di altre infezioni. Per questo motivo, il vaccino influenzale diventa l’unico strumento di prevenzione. Se fino allo scorso anno nel nostro Paese questo era raccomandato solo nel secondo e nel terzo trimestre, oggi la somministrazione è prevista in Italia e nel resto del mondo anche nei primi tre mesi di gravidanza. Si tratta di una svolta importante nella prevenzione di questo serio problema di Sanità Pubblica che ha l’obiettivo di garantire la massima protezione possibile alla mamma e al bambino fino ai sei mesi di età”.

Il messaggio è forte e chiaro e si rivolge alle future mamme che affrontino la gravidanza proprio nei mesi in cui si attende il picco influenzale. Sappiamo infatti che questa comune malattia infettiva di origine virale è estremamente contagiosa, che la trasmissione avviene facilmente per via aerea o per contatto, e che il ceppo virale 2019-20 appare particolarmente “aggressivo”. 

Bambina - Vaccinazione Antinfluenzale Le complicanze, dunque, sono dietro l’angolo anche per le gestanti in buona salute e senza patologie croniche pregresse. Quali sono le più comuni (e pericolose)? Il rischio maggiore è che il focolaio infettivo si estenda alle vie respiratorie basse (bronchi e ancor più polmoni) e che si sovrapponga una infezione batterica, ben più seria e difficile da debellare. In gravidanza, per ragioni fisiologiche, il sistema immunitario femminile si indebolisce, allo scopo di non interferire con lo sviluppo fetale, ed è questa la ragione per cui ammalarsi diventa più facile, e guarire meno scontato. 

Secondo i dati divulgati da WAidid, infatti, una donna incinta che si ammala di influenza ha un rischio triplicato – rispetto ad una donna non gravida - di andare incontro a complicanze respiratorie. Pericolo che si decuplica nelle future mamme asmatiche. In questi casi è prevista l’ospedalizzazione, a sua volta situazione a rischio di sovra-infezioni. Insomma, un quadro che se non possiamo definire in alcun modo allarmante, nondimeno va considerato. La prudenza, quando si parla di salute materno-fetale, non è davvero mai troppa. 

A tal riguardo, se spostiamo il focus dell’attenzione dalla madre alla sua creatura non ancora nata, i dati forniti da WAidid ci informano che i rischi che il nascituro/a corre in caso di influenza materna  è quello di avere un basso peso alla nascita, ma soprattutto quello di nascere pretermine o di non nascere vivo. Parto prematuro (con tutte le conseguenze ben note sulla salute futura e sulle possibilità di sopravvivenza del neonato/a) e morte fetale sono infatti da 2 a 4 volte più probabili quando la gestante si ammali di influenza. Leggi anche: Quali esami fare in gravidanza?

Anche i bambini e le bambine appena nati/e – specialmente se vengono al mondo tra fine autunno e fine inverno (ovvero in piena stagione influenzale), rischiano di ammalarsi immediatamente senza avere ancora un sistema immunitario sufficientemente preparato a difenderli dall’attacco virale. Non a caso ogni anno si registrano 270mila ricoveri ospedalieri di neonati da 0 a sei mesi colpiti da influenza. 

Vaccinazione antinfluenzale ad un anzianoPrevenire tutto ciò è possibile tramite la vaccinazione, come consiglia l’OMS, perché immunizzando la madre, si immunizzano anche i neonati/e fino ai primi mesi. A proposito di vaccini antinfluenzali e di presunti rischi in gravidanza entro il primo trimestre, che è considerato quello più delicato per il feto, precisa la prof.ssa Esposito: “È opportuno sottolineare che i dati relativi all’utilizzo dei vaccini influenzali inattivati dimostrano l’assoluta assenza di eventi avversi sul feto e sulla mamma attribuibili al vaccino. In questo contesto, la corretta informazione assume un ruolo di primaria importanza perché in grado di abbattere quelle false credenze e convinzioni non fondate che comportano inutili ed erronei allarmismi, mettendo seriamente a rischio la salute delle persone”.

Se, quindi, le donne incinte devono avere la priorità assoluta nella somministrazione del vaccino antinfluenzale, proprio perché in tal modo si assicura la protezione anche al feto fini ai suoi primi mesi di vita, altre categorie per le quali l’immunizzazione è necessaria, sono i professionisti della sanità, le persone con malattie croniche, i soggetti anziani (over 65), e di nuovo i bambini/e dai 6 mesi ai 5 anni (età prescolare). 

Per quanto riguarda la campagna di vaccinazione per la stagione 2019-20, essa è già iniziata e i vaccini sono disponibili sia in farmacia che negli ambulatori di medici di base e pediatri da metà ottobre circa. L’obiettivo è quello di aumentare l’immunizzazione complessiva dei soggetti a rischio passando dal 75% dell’anno scorso al 95% considerata la percentuale ottimale attesa (o per lo meno, auspicata) per l’anno in corso. Allo scopo di monitorare l’andamento vaccinale e la diffusione dell’influenza sul territorio, è partita il 14 ottobre scorso la sorveglianza nazionale InfluNet, a sua volta diretta e organizzata dall’ISS, che avrà termine nel marzo 2020.



Sempre a proposito di vaccini antinfluenzali, è opportuno ricordare (o meglio, ce lo ricorda il nostro SSN) che questo importantissimo mezzo di protezione della salute pubblica, sarà disponibile fino a fine dicembre 2019, gratuitamente, per i seguenti soggetti:
  • Uomini e donne over 65
  • Bambini/e in età prescolare
  • Adulti entro i 65 anni con patologie che possano aggravare i sintomi dell’influenza a causare complicanze
  • Bambini/e adolescenti in trattamento con farmaci a base di acido acetilsalicilico che pertanto, in caso di influenza, sarebbero a rischio di sindrome di Reye (una grave infiammazione acuta dell’età infantile che colpisce diversi organi interni tra cui fegato e cervello e che può avere esiti letali)
  • Tutti i soggetti ricoverati in lungodegenza
  • Medici e personale sanitario
  • Familiari di soggetti immunodepressi o a rischio di complicanze
  • Professionisti/e che lavorano a contatto con animali (potenziali veicoli di infezioni)
  • Donatori/trici di sangue
Ma in primo luogo, come abbiamo visto, le donne incinte in qualunque fase della gravidanza. È utile anche ricordare che: l’immunizzazione vaccinale, che quindi ci protegge dalla trasmissione del virus, non inizia nel momento in cui ci viene iniettato il preparato, ma solo due settimane dopo, e si protrae per un massimo di otto mesi. Per tale ragione è cruciale farsi vaccinare prima che la malattia si diffonda, ovvero ben prima del suo picco epidemico, altrimenti rischiamo di ammalarci senza che l’immunizzazione sia diventata effettiva. Da ricordare anche che la vaccinazione antinfluenzale non è permanente, perché i virus mutano, e che è quindi necessario rinnovarla ogni anno. 

 
In collaborazione con
Paola Perria

Paola Perria

Giornalista pubblicista da luglio 2009, ho conseguito con il massimo dei voti un Master in Gender Equality-Strategie per l’Equità di Genere con tesi sulla Medicina di Genere. Copywriter originale e creativa, nasco negli anni Settanta in un assolato angolo di Sardegna, imparando tutto ciò che posso dai libri e dalla vita, dopo la maturità classica mi sono laureata in Lingue e Comunicazione. Scrivo di salute e benessere dal 2010, collaborando con diverse testate giornalistiche on-line e web magazine. Nel cassetto nascondo racconti, un diploma da fumettista e aspirazioni da storyteller, a cominciare dalla Medicina Narrativa. Collaboro con Doveecomemicuro dal luglio 2017. E questo è solo l’inizio.
Data di pubblicazione: 03 novembre 2019