EuroPCR2019 - Infarto e patologie cardiache: il futuro degli stent

 EuroPCR2019 - Infarto e patologie cardiache: il futuro degli stent
01 giugno 2019

Ricerca e Prevenzione

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Euro PCR 2019La rivoluzione nella cura delle principali patologie cardiache (infarto e patologie valvolari) vola sulle ali di tecnologie biocompatibili e tecniche di intervento sempre meno invasive, al Congresso Internazionale di Cardiologia Interventistica EuroPCR2019. Oltre 11000 professionisti da 120 Paesi si sono incontrati a Parigi per l’evento - corso più importante del settore della cardiologia interventistica, che trent’anni fa ha rivoluzionato la cardiologia, permettendo di trattare problemi cardiaci, dalle patologie valvolari all’infarto, accedendo al cuore attraverso un vaso della gamba o del braccio, evitando l’apertura del torace.
 
La cardiologia interventistica spazia dalle coronarie alle valvole cardiache, allo scompenso”, ha dichiarato Giuseppe Tarantini, presidente di Gise (Società italiana di cardiologia interventistica). “Difficile elencare le novità, ma possiamo certamente dire che tutte vertono sull’utilizzo di tecniche e tecnologie per migliorare gli outcome (risultati) clinici nella cura di varie tipologie di malattie”. Questi progressi tecnologici “permettono di curare sempre più ampie tipologie di pazienti, che una volta venivano esclusi dalle cure per le loro condizioni fisiche complesse”.
 
L’Italia fa la parte del leone”, ha detto Tarantini
Al congresso EuroPCR “è lo Stato più rappresentato sia in termini di numero di studi che di nuove tecniche di intervento con impiego di dispositivi innovativi”. Il riferimento è a una importante rivoluzione nella cura dell’infarto, per la quale l’Italia è al primo posto in Europa per numero di interventi trattati con successo. Non a caso, proprio in occasione del convegno è stato annunciato l’avvio di uno studio chiamato It-Masters che la società scientifica Gise porterà avanti nel nostro paese su un nuovo dispositivo (stent) a base di magnesio che si riassorbe in un anno, impiegato per l’infarto.
 

Come funziona il cuore e il sistema vascolare?

 

TAVI anche in pazienti a basso rischio e settantenni come Mick Jagger

Immagine che mostra uno stent inserito in una venaLa sostituzione della valvola aortica via trans catetere TAVI (Transcatheter aortic valve implantation), con accesso dalla gamba, è stata introdotta nel 2002, anche grazie agli studi di Alain Cribier. Si tratta di un intervento che interessa soprattutto persone anziane,  infatti, la perdita di funzionalità è dovuta alla degenerazione della valvola legata al processo di invecchiamento, pertanto inizialmente la TAVI era indicata per soggetti oltre gli 80 anni, per i quali l’intervento chirurgico tradizionale è troppo rischioso. Se non trattata nei tempi dovuti, la stenosi aortica grave comporta una prognosi pessima, con mortalità̀ media del 75% a 3 anni.

Gli studi hanno però confermato l’efficacia della TAVI, rispetto all’intervento a torace aperto, tanto che è stata via via ampliata la possibilità di offrire questo intervento ad altre categorie di pazienti. Al congresso EuroPCR  è arrivata una nuova conferma sull’impiego anche in pazienti a medio e basso rischio grazie allo studio che ha considerato oltre 8.000 pazienti seguiti in sette studi che comprendono sia pazienti ad alto rischio (PARTNER 3) che a basso (Evolut TAVR). La Tavi sembra quindi candidarsi a essere l‘intervento di elezione anche in soggetti più giovani (settantenni) a medio e basso rischio.
 
La tecnologia della TAVI è sottoutilizzata in Italia.
Di 50.000 pazienti a medio e alto rischio candidabili alla sostituzione della valvola per via transcatetere, solo 7.000 sono quelli trattati”, ha spiegato il Presidente Gise.Dagli ultimi dati raccolti è emerso che gli impianti TAVI, nel 2018 sono arrivati a 6888, con un incremento del 24%”. Anche se il rapporto TAVI per milione di abitanti è cresciuto, toccando nel 2018 quota 114 (dal 91,2 nel 2017), il dato, ricorda Tarantini, “è nettamente inferiore rispetto alla Germania (220) e alla Francia (154)”. Il motivo è organizzativo e burocratico, ma la tendenza è destinata a cambiare, soprattutto in vista dell’arrivo, a breve, dell’autorizzazione europea di intervenire con la TAVI anche nei pazienti più giovani, i settantenni, per i quali attualmente, la valutazione del tipo di intervento da fare viene discussa congiuntamente dal cardiologo, l’emodinamista e il cardiochirurgo. Un prestigioso rappresentante di questo nuovo gruppo di candidati all’intervento di TAVI è Mick Jagger. Il frontman dei Rolling Stones, 76 anni il prossimo luglio, ha scelto di evitare l’operazione per la stenosi aortica a torace aperto, preferendo la tecnica mini-invasiva TAVI e dopo qualche settimana ha fatto il giro del mondo il suo video in cui balla scatenato come a vent’anni.
 

Infarto. Italia, prima in Europa per casi trattati

II grande risultato dell’Italia, prima in Europa nel trattamento dell’infarto, è nei dati  resi noti nel corso dell’evento EuroPCR. Con più di 37.700 pazienti trattati con angioplastica nel 2018, l’Italia è il primo paese in Europa per il trattamento efficace dell’infarto miocardico, che resta la prima causa di morte nel  mondo e  nel nostro Paese (36% dei decessi). Se circa 30 anni fa, per questa patologia, morivano in ospedale il 30% dei pazienti, oggi la percentuale è del 4%.

Immagine di un uomo accasciato a terra in un parco in preda a un infartoLa riduzione della mortalità intraospedaliera”, ha spiegato Giuseppe Musumeci, past President Gise,”è stata legata soprattutto al trattamento dell’infarto con l’angioplastica coronarica. Nel 2018 sono stati eseguiti 614 interventi di angioplastica primaria su milione di abitanti, valore al di sopra di quello definito ideale di 600, che in Europa raggiungeva solo la Germania. Oggi, su 750 pazienti per milione di abitanti colpiti da infarto la stragrande maggioranza viene trattata con angioplastica primaria con stent coronarici sempre più moderni, sicuri ed efficaci."

Nell’infarto accade che un’arteria del cuore (coronaria) viene occlusa per colpa di un coagulo di sangue (trombo). Il tessuto a valle non viene più irrorato e muore, compromettendo, in modo variabile la funzionalità del cuore. Per rimuovere l’ostacolo al flusso sanguigno, prima si interveniva con un farmaco per farlo sciogliere, poi è arrivato il palloncino che gonfiandosi ripristinava il  lume, ma poi le pareti del vaso tendevano a collassare. È arrivato quindi lo stent, un cilindro di rete metallica, da posizionare con un intervento di angioplastica nella sala di emodinamica. La tecnica permette di rimuovere il coagulo e mantenere la pervietà del vaso grazie a una struttura metallica che resta in loco. In Italia, che ha partecipato al progetto europeo Stent for life, grazie a una rete di 272 centri, l’intervento è garantito su tutto il territorio nazionale 24 ore su 24.

Non si ricorderà mai abbastanza che la tempestività è fondamentale in caso di infarto”, ha detto Musumeci. “Se si interviene entro le 6 ore dall’inizio dei sintomi si possono anche ridurre del tutto le complicanze dell’infarto”. Quando si hanno i sintomi di un possibile infarto, la tipica forte costrizione al petto, “invece di recarsi al pronto soccorso”, ha ricordato il past president di Gise, “bisogna chiamare il 118 perché si entra in un percorso veloce che riduce i tempi con cui si accede all’emodinamica”.
 

La nuova generazione di stent: ultrasottili e riassorbibili

Proprio nella struttura di questi stent si stanno registrando all’EuroPcr 2019 importanti novità tecnologiche per rendere il dispositivo riassorbibile e utilizzabile con successo anche nelle coronarie più delicate e sottili (meno di 2 millimetri, contro i 2-4 di media), tipiche delle donne, e più difficili da trattare.
Attualmente il 98% dei pazienti con angioplastica ha uno stent medicato, dove il farmaco serve ad evitare processi infiammatori della parete del vaso. Questo può avere maglie di spessore variabile: 91, 74 e 60 microm. Nello studio BIO-RESORT sono stati messi a confronto i migliori tre della classe nell’impiego in coronarie con diametro inferiore ai 2 millimetri. L’ultrasottile, più innovativo, (60 micron), a tre anni dall’impianto, ha registrato la migliore performance, dato che la necessità di un re-intervento è stata pari al 2,1% dei casi, meno della metà degli altri (5,3% per i 91 e 4% per 74 microm).
 
Immagine che mostra l'evoluzione dello stent nella arteria ostruitaA questa tecnologia ultrasottile, si è affiancata la nuova generazione di stent totalmente riassorbibili che si pone l’obiettivo di superare i limiti legati alla presenza di una struttura metallica permanente dello stent tradizionale che, per quanto efficace, è sempre un corpo estraneo a contatto con un vaso coronarico. A base di una lega di magnesio, questo stent, oltre a rilasciare il farmaco, evita l’aggregazione piastinica (proprietà del magnesio), quindi la formazione di un trombo, e viene riassorbito completamente entro un anno dall'impianto. In questo modo si ripara la parete vascolare che nei mesi successivi recupera totalmente la sua funzionalità e la sua motilità fisiologica.

Novità del congresso EuroPCR 2019 sono i dati dei primi 800 pazienti dello studio BIOSOLVE-IV, trattati con stent in lega di magnesio che hanno confermato un’eccellente performace di efficacia e sicurezza in una corte di pazienti più ampia e clinicamente più complessa. I risultati hanno mostrato infatti un’incidenza di TLF (target lesion failure, complicanze) del 4.7% a 12 mesi e un tasso dello 0.1% di trombosi dello stent, in linea con i risultati clinici degli stent metallici medicati di ultima generazione. Questi dati si aggiungono ai risultati dei precedenti studi con follow up pluriennali e aprono nuovi scenari di trattamento delle lesioni cardiovascolari.  Per confermare questi risultati la società  italiana di cardiologia interventistica (Gise) ha dato il via a uno studio con il registro italiano It-Masters.
 

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In Italia il Gise studia gli stent al magnesio totalmente riassorbibili

La società italiana di cardiologia interventistica (Gise) ha annunciato, nel corso di EuroPCR2019, l’avvio del registro italiano It-Masters, studio clinico, multicentrico, prospettico, a singolo braccio, osservazionale, che ha l’obiettivo di confermare i risultati di efficacia e sicurezza della nuova generazione dello stent totalmente riassorbibile al magnesio.
 
Lo sviluppo di questa tecnologia nasce dalla necessità di superare i limiti legati alla presenza di una struttura metallica permanente, dello stent tradizionale e ripristinare la situazione fisiologica delle coronarie. A base di una lega di magnesio, che evita l’aggregazione piastrinica e quindi la formazione di trombi, questo stent viene riassorbito completamente entro un anno dall'impianto. In questo modo si ripara la parete vascolare che nei mesi successivi recupera totalmente la sua funzionalità e la sua motilità fisiologica.
 
Lo studio italiano It-Masters, presentato dal Gise, prevede l’arruolamento di 350 pazienti e coinvolgerà 30 centri omogeneamente distribuiti sul territorio italiano.  Si prevede un periodo di arruolamento di 12 mesi e un follow-up a 2 anni dopo l’ultimo paziente nel registro.
Ogni qualvolta Gise si fa promotore di un’iniziativa di ricerca e di studio sulle nuove prospettive di trattamento”, ha spiegato Tarantini, Presidente Gise, “assolve il suo ruolo di portatore di cultura e innovazione nell’affermazione ed espansione del settore della cardiologia interventistica in Italia.
 
Come evidenziato allo EuroPCR2019 il futuro della cura delle patologie cardiache è con tecniche sempre meno invasive e tecnologie, quindi anche dispositivi, in grado di risolvere il problema in acuto (rimozione del coagulo nel caso di un infarto) ma in materiale riassorbibile, in modo che si possano ripristinare le condizioni anatomo-fisiologiche normali dei tessuti. La sfida è sempre la stessa: rispondere in modo più mirato ed efficace ai bisogni di cura del numero più ampio di pazienti, soprattutto quelli molto anziani o con quadri clinici complessi, spesso esclusi dalle terapie perché troppo fragili per sopportare il peso degli interventi tradizionali. Uno sforzo di cui potrebbero beneficiare, come si è visto, anche pazienti a basso rischio.
 

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In collaborazione con
Maddalena Guiotto

Maddalena Guiotto

Giornalista con laurea in farmacia e master in bioetica, ho sempre scritto di salute, sanità e farmaceutica. Ho maturato esperienze professionali a livello di agenzie stampa internazionali, Tv, carta stampata e siti web. Nel collaborare con testate come "Le Scienze", "Corriere Salute", "Aboutpharma" e "iFarma", ho potuto affinare le mie competenze in vari aspetti del giornalismo su web. Oggi scrivo anche di benessere e digital health, sempre partendo da dati scientifici certi e documentati.