Infarto, il bis è in agguato

Infarto, il bis è in agguato
18 ottobre 2016

Ricerca e Prevenzione

Chi è sopravvissuto a un infarto rischia, in un caso su cinque, di subirne un secondo entro un anno dal primo insulto cardiaco. Lo afferma la Società Europea di Cardiologia (ESC) che ha deciso di richiamare i medici del continente affinché ricordino ai loro assistiti le buone pratiche per prevenirlo e soprattutto inducano chi è uscito da un infarto a modificare i comportamenti, decisamente irresponsabili, di non pochi di loro.

Lo certificano i risultati dell’ultimo studio EUROASPIRE: dopo un infarto, il 16% dei pazienti continua a fumare, il 38% rientra nella fascia dell’obesità e il 60% non fa attività fisica. E dire che questi pazienti dovrebbero essere ben informati sull’argomento, avendo toccato con mano che cosa comporti un infarto. Ma quel che è peggio, addirittura uno su due post-infartuati non assume le medicine prescritte, non si cura.

Vediamo a quali semplici regole dovrebbero uniformarsi i post-infartuati: smettere di fumare, fare regolare attività fisica, consumare cibi sani, assumere i farmaci prescritti per la cardiopatia ischemica e per tenere sotto controllo i principali fattori di rischio, il colesterolo e l’ipertensione. Di mezzo anche servizi inadeguati del sistema sanitario italiano: la prevenzione di un secondo infarto dovrebbe iniziare già durante il ricovero in ospedale e i pazienti andrebbero indirizzati a un ambulatorio di riabilitazione cardiaca per i messaggi di un corretto stile di vita e per incoraggiare la compliance, la massima aderenza alle terapie. E questo spesso non si verifica.

Nel mondo ogni anno si registrano 7 milioni di infarti, con tassi di mortalità ad un anno in un caso su dieci. Tra i sopravvissuti, il 20% presenta un secondo evento cardiovascolare entro il primo anno. Il 50% circa degli eventi coronarici maggiori si verificano in pazienti dimessi con una diagnosi di cardiopatia ischemica.

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